Iniziate le esplosioni "vere" alla diga del "Beauregard" a Valgrisenche: una alla settimana fino al 2015 per abbassarla di 22 metri

Roberto Guscelli
L'esplosione alla diga del Beauregard

«Un'esplosione perfettamente riuscita» commenta Lorenzo Artaz, ingegnere civile della "Compagnia valdostana delle acque - Cva", un attimo dopo che la nube di polvere e detriti si è diradata sopra la diga del "Beauregard", a Valgrisenche: alle ore 12.55 di venerdì 24 maggio una carica di 640 chilogrammi di esplosivo è stata fatta brillare sul coronamento dell'enorme muraglia, portandosi via dodici metri in lunghezza di cemento armato per una profondità di sei.
Presenti a questa prima «esplosione importante» dopo le numerose «di prova» e a basso potere distruttivo, le più alte cariche amministrative di "CvA", oltre al sindaco di Valgrisenche Riccardo Moret. Si lavora alacremente sulla cima del manufatto, incuranti della neve che cade furiosa e con un freddo che gela le dita, mentre il colosso di cemento mostra già i primi effetti di questo smantellamento: «certamente il primo in Europa - conferma il presidente di "Cva", Riccardo Trisoldi  - e forse, non avendo riscontri, nel mondo».
Dall'inizio dei lavori di abbattimento partiti nell'autunno dello scorso anno, già oltre una settantina di metri, compresi quelli di stamani, sono spariti dal coronamento, formando uno scalino alto sei metri rispetto al livello originale e che praticamente parte da metà diga. Le varie esplosioni infatti hanno prodotto circa 1.500 metri cubi di materiale inerte che assieme a quello che si produrrà in seguito, servirà per riempire l'enorme cavità a valle dei piedi della diga e che, in seguito, verrà ricoperto con vegetazione: «a tutti noi piange il cuore operare su un manufatto così importante - aggiunge Trisoldi - ma questa messa in sicurezza, da anni sollecitata dall'Amministrazione regionale, ci è stata infine imposta dal "Registro italiano delle dighe", che dopo aver preso in esame la deformazione gravitativa di versante, ha portato alla conclusione di mantenere la struttura attiva operando però su di essa una riduzione altimetrica. Noi quindi operiamo in base a quanto ci è stato indicato, poiché eliminando la parte alta si miglioreranno le condizioni della parte rimanente».
I lavori andranno avanti a ritmo intenso con una esplosione a cadenza settimanale, in modo da portare la diga dagli attuali 72 metri "visivi" ai 50 e dopodiché si passerà alla sistemazione del materiale di risulta. L'ultimo intervento, previsto nel 2015, sarà la sistemazione ambientale delle sponde e dei depositi di materiale, oltre alla rimozione della tura e alla sistemazione degli accessi.

Qui la fotogallery dell'evento.

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