L'età della prima sigaretta, e della prima "canna", si è abbassata ad otto-nove anni: la sanità valdostana risponde inserendo fra i suoi programmi un intervento antifumo giocoso ma formativo nelle scuole materne.
La battaglia contro il fumo, soprattutto le situazioni di fumo passivo e lo studio delle conseguenze sulla salute sono già tema di interesse per la Valle d'Aosta: ora, con il "Piano regionale di prevenzione, cura e controllo del tabagismo", l'assessorato regionale alla sanità, salute e politiche sociali avvia un progetto organico fino al 2014.
«Lavoriamo in rete con l'Ausl, l'ospedale e le scuole - spiega l'assessore Albert Lanièce - oltre a continuare ad appoggiarci ad associazioni come la "Lega italiana lotta contro i tumori - Lilt" ed a strutture come quella del "Sert - Servizio tossicodipendenze" per una migliore presenza sul territorio».
In Valle d'Aosta, dall'ultimo sondaggio rilevato quattro anni fa emerge che tra le persone con più di quindici anni il 45,2 per cento degli uomini e il 65,8 per cento delle donne dichiarano di non fumare, mentre la quota dei grandi fumatori, con più di venti sigarette al giorno, è del 4,2 e dell'1,3 per cento rispettivamente per uomini e donne, rispetto al totale del 28,6 per cento di fumatori (26 per cento di ex fumatori) e 18,6 per cento di fumatrici (15,6 per cento di ex fumatrici).
«Entro qualche mese avremo anche i risultati dei questionari raccolti entro il 31 dicembre 2009 - aggiunge Gabriella Furfaro, dirigente del servizio dipendenze patologiche, salute mentale e promozione della salute - così da poter lavorare su dati il più aggiornati possibile. Stiamo anche valutando l'incidenza del fumo, soprattutto quello passivo, sulle malattie».
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, per quanto riguarda gli uomini fra i 35 ed i 69 anni, il fumo e fattore di rischio di venticinque diverse malattie e, in particolare, è causa del 44 per cento dei tumori, del 40 per cento delle malattie respiratorie e del 20 per cento delle malattie vascolari. Per le donne, l'incidenza dei tumori polmonari è salito al 53 per cento, di pari passo con l'aumento del numero delle fumatrici: «finora abbiamo aderito a tutti i progetti - aggiunge la Furfaro - ora si tratta di organizzare meglio, trasferire nella pratica gli obiettivi strategici».
Il Piano è suddiviso in "programmi" con l'aggiunta di una definizione annuale degli obiettivi sui dodici mesi. Dalla prevenzione tra i giovani, al già attivo "Centro antifumo" presso il "Sert", dal programma dedicato a medici generali e operatori sanitari a quello sui luoghi di lavoro, fino all'intervento in ospedale e presso i servizi sanitari o nelle scuole, il Piano cercherà di attuare un'azione a largo raggio, coordinata da una commissione regionale: «non possiamo certo obbligare a smettere chi ama il fumo - sottolinea l'assessore Lanièce - ma possiamo mettere in campo tutte le forze necessarie ad aiutare chi vuole smettere».
Un appoggio arriverà anche dall'associazione "Lilt": «rimaniamo disponibili a collaborare - commenta il presidente, Salvatore Luberto - nel 2009 abbiamo preso contatto con tremila studenti, considerando che i ragazzi possono essere veicoli di messaggi anche per le famiglie. Abbiamo toccato con mano che il nostro fondamento è la comunicazione, ma la fatica sarà accettare la risposta: non possiamo permetterci di non essere tempestivi e lasciare che si creino liste di attesa, rischiando di vanificare una sensibilizzazione maturata nel corso di anni».
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