E' stato inaugurato. martedì 6 aprile, all'ospedale "Umberto Parini" di Aosta, il nuovo servizio di radioterapia dotato di apparecchiatura di tomoterapia, la decima in Italia e la trecentesima a livello mondiale, che entrerà a regime entro il mese di maggio.
La tomoterapia, sviluppata agli inizi degli anni novanta dal fisico americano Thomas Rockwell Mackie presso l'Università americana di Madison, nel Wisconsin, negli Stati Uniti, si è rapidamente evoluta fino a diventare una sofisticata unità di trattamento installata e in uso clinico nei principali centri di radioterapia a livello internazionale: «nell'ambito di questo servizio di radioterapia - spiega Albert Lanièce, assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali - noi potevamo scegliere quale macchinario utilizzare, se gli acceleratori lineari classici di cui è dotato anche l'ospedale di Ivrea oppure dotarci dell'ultima generazione di macchine di questo tipo. Abbiamo attentamente valutato tutte le possibilità, siamo anche andati in ospedali che sono già dotati di tomoterapia, l'ospedale di Monza, quello di Modena ed il "San Raffaele" di Milano ed abbiamo potuto appurare che questo nuovo macchinario rappresenta davvero un sistema all'avanguardia sotto tanti punti di vista».
«Primo fra tutti una precisione di trattamento molto più importante rispetto agli acceleratori lineari classici - prosegue l'assessore - questa macchina permette di irradiare e di trattare il tessuto neoplasico in modo preciso e di risparmiare il tessuto sano molto di più rispetto a prima. In questo modo agiamo su uno degli effetti collaterali della radioterapia, quello di creare danni anche ai tessuti sani circostanti e quindi è possibile immaginare anche una maggiore qualità per il paziente. L'altro aspetto importante è che è sarà sufficiente un numero minore di sedute per il paziente oncologico: se prima si necessitavano trenta sedute, adesso, in alcuni casi, ne sono sufficienti dodici o quindici. Il numero di esposizioni alle radiazioni è minore, io stesso ho potuto vedere, quando sono andato a Modena, trattare un linfoma addominale in otto minuti rispetto ai quaranta minuti che si impiegano con gli acceleratori classici. Tutto questo porterà ad avere dei vantaggi importanti e faremo un grande salto di qualità per la cura delle malattie oncologiche per la popolazione valdostana».
La macchina installata al "Parini" è la versione più recente ed aggiornata presente sul mercato, completa di moduli ed accessori funzionali al sistema stesso ed alle esigenze dei radioterapisti. In particolare si potrà utilizzare la modalità "TomoDirect" che consentirà il trattamento di lesioni multiple, disposte lungo l'asse cranio caudale, in modo sequenziale, per lesioni lunghe fino a 160 centimetri, senza la necessità di riposizionare il paziente.
La formazione del personale che dovrà utilizzare il macchinario è già iniziata un anno fa e, dopo l'inaugurazione si effettueranno, per circa un mese, dei test di funzionamento ed a maggio si inizieranno le cure con alcune tipologie di pazienti. La manutenzione del sistema sarà gestita con un apposito contratto pluriennale, secondo la formula del "tutto incluso", direttamente con il costruttore: «dal punto di vista economico abbiamo fatto uno sforzo importante - aggiunge Lanièce - perché è una macchina che supera i sei milioni e mezzo di euro, acquistata direttamente dagli Stati Uniti e c'è un solo concessionario in Italia di queste macchine. Da questo punto di vista c'è stato uno sforzo importante dell'Amministrazione regionale che però riteniamo rappresenti un tale vantaggio per la popolazione valdostana e comunque abbiamo deciso che ne valesse la pena. Teniamo conto che ci può essere e ci sarà anche un richiamo, quindi una mobilità sanitaria verso la nostra Regione, per poter trattare e per poter usufruire di questo macchinario».
«Tenendo conto che il Piemonte non è dotato di questa macchina - conclude Albert Lanièce - tutto il servizio di radioterapia sarà gestito dall'attuale responsabile della servizio di Ivrea, la dottoressa Franca Ozzello, la quale sarà anche responsabile di tutto il servizio di radioterapia. Bisogna pensare che questo tipo di cure verrà sviluppato nell'ambito del polo oncologico "Piemonte - Valle d'Aosta", in un bacino più ampio che non è solo la nostra regione ma tutto il Canavese, la provincia di Verbania Cusio Ossola e quella di Novara, anche perché, per 120mila persone una macchina di questo tipo sarebbe stata insostenibile dal punto di vista economico e non avrebbe avuto senso».
All'inaugurazione, oltre al presidente della Regione, Augusto Rollandin, al direttore generale dell'Unità sanitaria locale della Valle d'Aosta, Stefania Riccardi ed all'assessore regionale alle opere pubbliche, Marco Viérin, erano presenti diversi consiglieri regionali, numerosi dirigenti dell'ospedale regionale ed il personale del reparto: «questo il traguardo di un progetto iniziato oltre dieci anni fa - ha evidenziato la Riccardi - siamo molto soddisfatti di esserci riusciti, spiace solo che Pietro Bosso ed Umberto Parini, che avevano iniziato questo percorso con noi non siamo qui a vederlo».
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