Caveri ha denunciato Gabetti e Mostarda per la falsa notizia pubblicata sul 'Corsivo'
Si prospettano seri guai giudiziari per Patrizio Gabetti di Aosta, Roberto Mostarda di Roma ed indirettamente anche per Riccardo Piffari di Aosta, amministratore delegato della 'Editrice Ecopress' di Quart, rispettivamente giornalista, direttore responsabile ed editore del settimanale 'Il Corsivo' che nel numero uscito in edicola lunedì 7 novembre ha pubblicato in prima pagina un falso 'scoop' dove Luciano Caveri, presidente della Giunta regionale e Giuseppe Cuppari, dirigente regionale, erano accusati 'di aver indebitamente concesso contributi regionali a enti che non ne avevano in diritto' con tanto di perquisizione degli uffici e sequestri di documenti da parte degli agenti della Guardia di Finanza.
«Non c' è stato nessun sequestro - ha dichiarato Luciano Caveri sulla questione - so bene che, stando sulla poltrona della presidenza della Regione fatti del genere potrebbero anche succedere, ma non è stato molto piacevole ed è inutile fare nuovamente appello all'etica professionale».
Durante il consueto incontro del lunedì con i giornalisti, il presidente della Giunta regionale, anch'egli giornalista aveva anticipato una poca propensione al 'perdono' per la 'leggerezza' con la quale il settimanale l'ha sbattuto in prima pagina con una forte accusa che poteva gettare fango su tutta l'attività del Governo regionale: «mi rivarrò in tutte le sedi - aveva dichiarato - domenica sera, verso le 21.30 mi aveva telefonato un giornalista e gli ho rilasciato una dichiarazione in base a quanto mi aveva dettagliatamente informato».
Detto fatto: nel pomeriggio di martedì 8 Luciano Caveri si è recato negli uffici della Procura della Repubblica di Aosta, dove, davanti al procuratore capo Maria Del Savio Bonaudo, ha presentato una prima denuncia nei confronti delle 'fonti confindenziali' di Patrizio Gabetti. Dopodichè è partito alla volta di Biella, dove ha presentato una querela nei confronti del giornalista e del direttore responsabile del settimanale, visto che 'Il Corsivo' viene stampato a Cavaglià e quindi la competenza territoriale è quella della Procura di Biella. Contamporaneamente è partito anche un esposto all'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta nei confronti di Gabetti, così come un azione legale in sede civile per un rimborso danni: «sono quasi trentasei anni che lavoro in Regione e una cosa del genere non mi era mai successa- spiega uno sbigottito Giuseppe Cuppari, che ricopre il ruolo di istruttore amministrativo nella direzione promozione e sviluppo attività turistiche e sportive dell'Assessorato regionale al turismo, sport, commercio e trasporti, dove è noto per la sua grande umanità - la notizia pubblicata sul 'Corsivo' ha lasciato tutti stupefatti a partire dal sottoscritto fino ai colleghi d'ufficio che non potevano credere che potessi aver commesso una leggerezza del genere dopo tutti questi anni di servizio. Non è una cosa piacevole vedersi sbattuti così in prima pagina con un'accusa come quella che mortifica la mia onestà e professionalità: non capisco come certa gente si prende il diritto di trattare così le persone oneste. Sto valutando anch'io l'opportunità di intraprendere un'azione giudiziaria, fatti del genere non devono succedere».
«Questo è un episodio grave e inquietante che non avrei mai potuto minimamente immaginare - si è giustificato Patrizio Gabetti - ribadisco la mia totale collaborazione alla procura per fare piena luce sulla provenienza e sui motivi di un simile depistaggio. Rivolgo a Caveri ed a Cuppari le mie più dolenti scuse, pur considerandomi vittima come loro di un atto di grave irresponsabilità, compiuto da chi dovrebbe essere garante della legalità e del rispetto dei diritti dei cittadini, nonché delle prerogative di quanti svolgono una professione per la quale è richiesta l'iscrizione all'Ordine professionale, Ordine al quale chiederò di tutelarmi in ogni sede».
La smentita della notizia pubblicata dal 'Corsivo' era stata resa nota qualche ora dopo l'uscita del settimanale, prima da parte del sostituto procuratore della Repubblica Pasquale Longarini, a cui era stato 'assegnato' il presunto coordinamento delle false indagini e poi anche da Maria Del Savio Bonaudo: «la notizia è destituita di ogni fondamento - ha spiegato il capo della Procura di Aosta - non solo non ci sono indagati, ma un'inchiesta del genere non è mai stata aperta. Ora stiamo accertando che cosa sia accaduto perché il giornalista ci ha detto di aver basato l'articolo sulla rivelazioni di una 'fonte' per lui attendibile. Ce l'ha indicata e stiamo verificando».
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