Morto a Milano Emilio "Uahlim" Révil, ingegnere all'Università e libero pensatore molto attivo sulla Rete, originario di Brusson
Emilio Révil ha concluso il suo viaggio terreno sotto un treno, alla stazione di Lambrate a Milano, città in cui lavorava come ingegnere ma che nel fine settimana lasciava per tornare nella sua Brusson e nella sua Valle d'Aosta tanto amata da dedicarle molto spazio su Internet.
Il corpo straziato è rimasto senza nome, segnalato nel pomeriggio di domenica 22 febbraio da un nigeriano, che l'ha notato sulle rotaie, vicino ad una baraccopoli abusiva. Privo di documenti di identità, senza un messaggio di addio, in un primo tempo la Polizia ferroviaria ha pensato ad «uno straniero originario dell'Est europeo».
Invece di messaggi, negli ultimi anni, Revil ne ha lasciati molti, disseminati nei suoi interventi in forum e blog, o nei siti che aveva realizzato: Emilio Révil aveva 37 anni, compiuti dieci giorni prima, ed era ingegnere al "Politecnico di Milano", dove lavorava come responsabile del centro di calcolo. Il suo grande tormento, raccontato nel suo sito personale, era la morte del padre Franco che, sulla soglia della pensione, a sessant'anni, di cui 35 di insegnamento, nel novembre 2001 si era suicidato dopo la sospensione per una denuncia per «abuso di mezzi di correzione».
Su Internet la sua firma più frequente era "Uahlim", nome con cui siglava i molti interventi prolissi che, negli ultimi tempi, erano sempre più spesso a difesa della sua regione e del particolarismo, turistico, culturale o politico: si proclamava «autonomista e non secessionista», «un tradizionalista contrario a tutti i cambiamenti inutili» ed a molti amici aveva dedicato i suoi ormai celebri ambigrammi.
La sua pagina su "Wikipedia" è una sintesi di quanto la sua mente colta, romantica e tecnica allo stesso tempo, abbia prodotto e diffuso in Rete: «voglio utilizzare questo spazio per esporre il mio pensiero sulla felicità e sulla libertà - scriveva - io credo che per essere felici occorra essere liberi. Quindi per me il valore fondamentale è la libertà di tutte le persone». La preoccupazione per la fruibilità delle pagine online anche per ciechi e sordomuti l'aveva portato a diverse sperimentazioni e ogni suo lavoro era accessibile: «preferisco mettere i miei contributi nel progetto "commons" - si legge ancora la sua scheda su Wikipedia - così sono direttamente utilizzabili da qualunque wikipedia, ed in pubblico dominio perché se regalo, regalo, senza se e senza ma».
Capace di grandi sfuriate, che cadevano nel turpiloquio, così come di equilibrate riflessioni che richiamavano la sua recente adesione alla filosofia buddista, Révil sperimentava e macinava pensieri in modo incessante, spesso raccontando il proprio "male di vivere" anche a chi sembrava più interessato a polemizzare su ogni frase pubblicata: «io ho avuto la fortuna di uscire da un incubo anche grazie a Luciano - scriveva il 12 febbraio sul sito del consigliere regionale Luciano Caveri - oggi ogni giorno che vivo per me è tutto grasso che cola, vivo in un paese bellissimo, adesso ho tanti amici e tante cose da condividere che in questi anni ho costruito in solitudine, e sono la persona complessa e credo raffinata anche grazie alla mia valdostanità. Mi fate pena a leggere i vostri interventi sempre incazzati su tutto. E' così, ok, ma non sono questi i problemi della vita. Io che ne sono uscito adesso mi godo cose che voi date per scontate e non vi sapete godere. Ecco la cultura del turismo, il buon umore innanzitutto. Cazzo, in Valle è pieno di depressioni e suicidi, invece. C'è tanto di quel veleno che circola... per migliorare le cose».
Poi, però, poco più avanti rivelava una depressione non risolta: «ma lo so per esperienza che le parole non servono, e che ognuno ha la sua strada, ed il suo destino. Io ora mi guardo indietro e non piango per la mia vita, penso sia stata interessante, molto, anche se priva di amici fino ad ora, è stato per me come risolvere un puzzle, superare i miei problemi psicologici. Tutto il resto per me ora è un gioco molto più semplice, quasi banale - conclude - perché qualunque cosa mi accada sto sempre bene, non ho paura di nulla, anche se amo la vita da morire».
I funerali si sono tenuti nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, quando la cittadinanza di Brusson, insieme agli amici di Emilio, reali e virtuali, si è stretta al dolore della madre, Marisa Pirra. Nonostante Révil si professasse buddista, il funerale è stato officiato secondo il rito cattolico.
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