"Visioni sommerse" è la mostra pittorica di Dario Ballantini in esposizione, dopo Bologna, San Pietroburgo e Parigi, nel Castello di Saint-Rhémy en Bosses, sul confine tra Valle d'Aosta e Svizzera: a cura di Alessandro Parrella e Massimo Licinio, l'esposizione si può visitare fino al 5 settembre.
Si esprime così, con una nuova personale ricca di citazioni e sorprese, il lato artistico del popolare comico, divenuto celebre con le sue imitazioni di personaggi noti all'interno del telegiornale satirico "Striscia la notizia" di Antonio Ricci: «io volo volentieri in alto - racconta, facendo riferimento ai 1.500 metri di altitudine di Saint-Rhémy - si tratta di volare in ogni caso perché l’arte deve essere emozione». Per il castello valdostano Ballantini ha realizzato appositamente alcune opere, che si integrano perfettamente nell'architettura quattrocentesca: «non è per fare piaggerie - continua il pittore - ma questa struttura è veramente molto bella, si presta di più di alcune gallerie. Quella di Parigi era stupenda, moderna però questa struttura la paragono anche al Castel dell’Ovo di Napoli (dove ha Ballantini ha esposto nel febbraio del 2008, n.d.r.). Le opere precise per ogni nicchia non sono un caso, perché abbiamo avuto il tempo per pensarci in anticipo: sono venuto a novembre a vedere il castello e con gli organizzatori si è deciso che ci volevano delle tele grandi e che comunque avrei avuto il tempo e il modo di realizzarle».
Colori molto accesi, linee definite e prospettive del tutto personali sono la caratteristica del trasformista della televisione: «mi definisco un pittore legato all’espressionismo senza dubbio, esplosivo - prosegue Dario Ballantini - il cambiamento è il "leit motiv" della mia vita: se da un lato mi trasformo in tante persone, e quindi perdo l’identità, nello stesso tempo dimostro anche che è possibile essere tutto e il contrario di tutto. Questo dà forza da un lato e angoscia dall’altro. In questi quadri ci può essere anche quel tipo di smarrimento. La mia visione della vita pittorica è naturalmente confusa, energica, posso affermare che sia come l'essere umano che si sforza di capire qualcosa, che vuole esserci a tutti i costi ma non ha ben chiaro cosa si stia facendo».
Il paragone con lo stile caldo e poco figurativo di autori moderni sudamericani non è per Ballantini un commento nuovo: «questo mi è già stato detto - ricorda - forse perché c’è una forte sensibilità, una certa nostalgia dell'armonia: ci vedo questo nel Sud America e anche se non lo conosco, però avverto, specialmente in certi "arancione", in certe forme a volte più addolcite che ci sia questa ricerca del "volemose bene"».
Trasformazione significa anche grandi spostamenti e soluzioni per far convivere le sue diverse personalità artistiche: «io devo conciliare le mie due vite artistiche e le tre città in cui sono dislocate - aggiunge il pittore e comico di origini livornesi - perché Roma e Milano sono i centri principali però io a Livorno ho tre figli, quindi, devo riuscire a combinare la mia vita privata, di tutti i giorni, con quella artistica. Diciamo che si può fare, la mia vita da artista che sto presenta delle lacune o delle diversità nel privato. Tutto ha un prezzo».
E il prossimo sogno? «Più che un sogno, ci sarà la "Triennale Bovisa" a Milano l'8 ottobre - conclude Dario Ballantini - si inaugura una mostra che durerà un mese, dove Davide Rampello ha voluto unire le due attività: il trasformismo televisivo da una parte e la pittura da un'altra, unite in una mostra che è anche video, quindi, pittura e interventi di altri artisti, performance mie, ecco la prossima tappa».
Nel video, l'intervista a Dario Ballantini durante l'inaugurazione della mostra:
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