cultura L'Università della Valle d'Aosta si conferma piccola ma competitiva. Un terzo degli iscritti arriva da fuori Valle

Il rettore Pietro Passerin d'Entrèves, il professor Michele Vellano ed il presidente Augusto RollandinDa cento a 1.250: è la crescita di iscritti che l'Università della Valle d'Aosta ha registrato nei suoi dieci anni di vita. Fondata nel 2000 per volontà della Regione, il cui presidente guida anche il Consiglio d'amministrazione dell'ateneo, l'UniVdA è presente all'interno di uno studio del "Sole-24Ore", che nel 2009 la pone per qualità al sesto posto (uno in più rispetto al 2008) tra le università libere con 577 punti. I parametri dello studio del quotidiano economico, resi noti mercoledì 17 febbraio, durante l'inaugurazione dell'anno accademico, sono ricavati dalla valutazione del successo occupazionale dei laureati oltre a talenti, attrattività, dispersione, inattività, laurea nei tempi, affollamento, ricerca - personale, ricerca - fondi, ricerca - fondi esterni. Sempre tra le università non statali, quella di Aosta si pone al primo posto per affollamento, al quinto (con Bari) per numero di occupati entro i tre anni dalla laurea, al secondo (dopo Bolzano) per ricerca personale. Soprattutto, però, l'UniVdA raggiunge la percentuale massima nella capacità di reperimento fondi esterni: con il 96 per cento è non solo prima delle università non statali, superando "Milano Bocconi" (91,3 per cento), ma anche rispetto alle statali, dove il primo posto spetta a Camerino con l'84 per cento.
Il rettore dell'UniVdA Pietro Passerin d'Entrèves«Non è semplice neppure gestire un "micro ateneo" come il nostro - ha commentato il rettore, Pietro Passerin d'Entrèves - soprattutto con i finanziamenti statali che tendono a diminuire. Per fortuna riceviamo un grosso sostegno dalla Regione, ma soprattutto siamo aperti a progetti di ricerca nazionali e internazionali che ci fanno confidare in una sempre maggiore qualità della nostra offerta».
L'interesse fuori Valle per l'offerta dell'UniVdA si percepisce anche dal fatto che la rappresentante degli studenti sia una ragazza di Bolzano, trasferitasi per studiare lingue con maggiori opportunità di soggiorno all'estero, un anno in Francia e magari un secondo in Inghilterra: «l'università di Aosta è di piccole dimensioni - ha spiegato Katharina Telfser, motivando la propria scelta - che rende possibile un rapporto meno formale, più confidenziale con i professori».
Gli studenti chiedono miglioramenti per gli orari della biblioteca, ancora piccola e dagli orari discontinui, e per il collegamento a Internet, magari con accesso wireless per non dover aspettare i pochi momenti in cui le aule di informatica non sono occupate per le lezioni: «molti studenti trovano anche che Aosta sia tranquilla, fin troppo - ha aggiunto Passerin d'Entrèves - e amerebbero più opportunità di divertimento serale: ma anche questo verrà da sé».
Il pubblico presente all'inaugurazione dell'anno accademicoIntanto si aggiungono all'offerta universitaria maggiori opportunità per viaggi di studio all'estero grazie ai programmi "Erasmus", oltre al potenziamento dei servizi agli studenti con l'Infopoint e programmi di ricerca di interesse nazionale "Prin": a gennaio 2010 il Ministero dell'istruzione, università e ricerca ha deciso di cofinanziare due progetti di ricerca che fanno capo ai docenti dell'UniVdA Carlo Maria Bajetta, preside della facoltà di lingue e comunicazione, e Alessandro Zennaro, della facoltà di psicologia: «nel corso del 2009 - ha annunciato il presidente Augusto Rollandin - il Consiglio universitario ha lavorato molto alla definizione delle linee guida generali, degli obiettivi strategici e del piano di sviluppo per il periodo 2010-2013. L'offerta formativa globale dovrà raggiungere una dimensione internazionale significativa, in particolare nell'area linguistica francofona, mentre l'attività di ricerca dovrà essere orientata soprattutto allo sviluppo del sistema "regione" nella sua globalità».
«Una scelta importante è stata quella di non aumentare tasse e contributi, mantenendo anche le didattiche serali
- ha concluso Rollandin - è una scelta compiuta nell'ottica di effettuare scelte oculate, in certi casi dolorose, ma orientate ad assicurare il mantenimento dell'Università su livelli di elevata qualità delle attività realizzate e dei servizi erogati, cercando il più possibile di non penalizzare gli studenti».

Aggiungi commento

Se lo desiderate, potete commentare pubblicamente la notizia: evitate temi che non riguardano l'articolo, linguaggio non consono, turpiloquio e di offendere o diffamare chiunque.
Ci riserviamo di cancellare i commenti e di inibire l'accesso a coloro i quali non rispetteranno queste regole.


Codice di sicurezza
Aggiorna