Ritrovamenti sorprendenti nel cantiere archeologico dell'ospedale: «è necessario approfondire con cura» evidenzia Roberto Domaine

Angelo Musumarra
Il capo celtico ritrovato nel cantiere archeologico dell'ospedale

«E' stata una visita didattica, molto suggestiva, più si scava, più vengono fuori ere da studiare». Valerio Lancerotto, capogruppo in Consiglio comunale ad Aosta commenta così il sopralluogo, avvenuto nella mattinata di giovedì 12 marzo, di dodici consiglieri comunali appartenenti alla prima ed alla seconda Commissione, insieme ai cinque capigruppo, nel cantiere dove sorgerà l'ampliamento dell'ospedale regionale, dove sono in corso gli scavi archeologici, la cui prima fase si concluderà il 18 maggio prossimo.
Diversi sono stati i ritrovamenti sotto l'ex parcheggio di via Guédoz: quelli più recenti, ovviamente, sono relativi al cimitero utilizzato tra la fine dell'800 e il 1937, venuti alla luce nel maggio 2014, tra cui la cappella di Saint-Jean-de-Rumeyran, già nota nei documenti antichi. Un mese dopo, nell'area che era occupata dalla palestra "Coni", sono poi emersi una serie di piani di frequentazione riferibili ad attività agricole, con impresse una serie di impronte di almeno due individui adulti e di un bambino, oltre che una serie di orme animali, risalenti alla seconda "età del Ferro", tra il quinto ed il primo secolo avanti Cristo, attribuibili agli antichi abitanti della "piana di Aosta", i Salassi.

Tra luglio ed agosto, lungo il margine occidentale del cantiere, a lato di viale Ginevra, sono state individuate alcune sepolture di epoca romana all'interno di un recinto murario, da mettere in relazione con una grande fossa ricca di resti lignei combusti, posta più a sud, oltre ad altre sepolture di epoca tardo-antica, mentre circa a metà dell'area centrale, sotto una frana, sono state trovate parti di un "muro" variamente conservato. Tra dicembre e gennaio, dopo aver smontato un altro "muro" curvilineo che attraversava la zona da est ad ovest, si è scoperto un cerchio di pietre di ampie dimensioni, che sembrerebbe risalire alla prima "età del Ferro", formato da venticinque massi fissati verticalmente nel terreno, la cui altezza è compresa tra gli ottanta centimetri ed un metro e mezzo, una sorta di "cromlech", anche se il termine non è corretto in quanto non è di origine neolitica.

L'ultima scoperta in ordine di tempo, avvenuta lo scorso 14 febbraio, è stata quella di un tumulo, una tomba, nella parte sud-est del cantiere, dal diametro di circa diciotto metri: «è un monumento funerario della prima età del ferro, siamo nel settimo secolo avanti Cristo - racconta a 12vda Gaetano De Gattis, responsabile della Direzione regionale di restauro e valorizzazione - ed all'interno abbiamo trovato una camera funeraria con un tumulato che rappresenta uno dei capi della comunità locale, che riteniamo sia di origine celtica. C'era uno scheletro con una spada, probabilmente di tipo "Gündlingen", ed una fibula in ferro ed in bronzo ed un altro elemento, sempre in bronzo, che si chiama "bouterolle", praticamente un dispositivo per fissare la punta del fodero della spada in modo da poter estrarre la spada senza tirarsi dietro il fodero stesso, che si trova spesso nei tumuli. Ovviamente il tumulo verrà conservato "in situ", mentre i corredi ed i resti ossei li abbiamo imballati con le dovute maniere e trasferiti, in modo da poterli studiare in laboratorio».

La grande quantità di reperti dell'area non stupisce gli archeologi ed i ricercatori, dato che proprio quella zona era stata perimetrata e tutelata sulla base della legge regionale numero 56 del 1983, che dispone le "Misure urgenti per la tutela dei beni culturali", anche se c'era mai stata l'occasione per verificare con precisione tutto quello che c'è: «in passato noi avevamo fatto dei sondaggi ed avevamo già notato che ci sono diversi piani di frequentazione antichi - continua De Gattis - però ovviamente non avevamo potuto farli come e dove volevamo perché lì sopra c'era il parcheggio. Adesso proseguiremo gli scavi archeologici, c'è ancora una parte da analizzare e vedremo lì sotto che cosa c'è ancora».

L'interesse per i ritrovamenti aostani sta facendo discutere l'intera comunità archeologica alpina, con esperti di Francia e Svizzera che collaborano con la Soprintendenza valdostana ai beni culturali per confrontare i vari ritrovamenti, visto che proprio lo scorso giovedì 5 marzo, in Francia, a Lavau, nella regione di Champagne, a cento chilometri da Parigi è stata portata alla luce un'altra tomba di un capo celtico, dal diametro di quaranta metri e probabilmente contemporanea a quella aostana: «il nostro interesse è di svolgere bene questi scavi archeologici - conferma il soprintendente, Roberto Domaine - ed alla fine, dopo gli approfondimenti del caso, verrà consegnata una relazione scientifica. E' comunque normale trovare reperti ed architetture del genere, dato che stiamo operando in una zona di passaggio, da sempre luogo di commercio e quindi presidiato, dove era necessario far ricordare i capi, tanto che i tumuli avevano quella funzione».

Il cantiere, che è di proprietà della società regionale di scopo "Coup" ed è stato appaltato alla società romana "Akhet", che per l'occasione ha aperto una sede valdostana a Roisan, proseguirà quindi fino a maggio ed è probabile che sarà necessario un nuovo appalto per concludere i rilevamenti: «gli scavi archeologici vanno assolutamente approfonditi e completati - ribadisce il soprintendente - non sappiamo quanto tempo ci vorrà, sia a causa delle condizioni climatiche, sia per i vincoli contrattuali dell'impresa. Se sarà necessario proseguire gli scavi, andrà fatto un nuovo appalto con un nuovo soggetto, dato che non è possibile estendere il contratto in essere. Noi ci occupiamo della Direzione scientifica, vigilando che gli scavi archeologici vengano svolti correttamente, mentre i lavori e la gestione del cantiere dipendono dalla "Coup", che a sua volta ha appaltato i lavori all'impresa».

L'interrogativo che si pongono in molti è legato all'effettiva possibilità che possano iniziare i lavori di ampliamento dell'ospedale regionale, visti i numerosi ritrovamenti archeologici: «molto probabilmente bisognerà pensare a delle modifiche progettuali - conclude Domaine - ma prima di arrivare a quel punto si dovranno concludere gli scavi archeologici per ragionare su dati definitivi».

Qui la gallery fotografica del cantiere archeologico dell'ospedale "Parini".

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