Sarà "emozionale" l'approccio all'area megalitica di Saint-Martin de Corléans, che aprirà in primavera: non si passerà in mezzo ai preziosi reperti

Elena Meynet
Il cantiere nord dell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans

Se il destino dell'area di Saint-Martin de Corléans è quello di essere sacra, continuerà a non essere calpestata nemmeno dopo l'apertura del sito archeologico: nella primavera del 2016, infatti, si avrà un'apertura parziale della parte nord, come aveva già anticipato Jean-Pierre Guichardaz, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Valle, che dovrà comunque essere suggestiva: «il visitatore - spiega l'archeologo Gianfranco Zidda, dell'ufficio tutela, ricerca e attività amministrative della Soprintendenza ai beni culturali - percorrerà la passerella ed avrà un primo affaccio, vedrà emergenze archeologiche che raccontano tutta la storia del sito».
Non si potrà quindi passeggiare fra i reperti, cosa che in realtà nelle nuove museizzazioni non accade così spesso, ma ci si troverà su un piano sopraelevato, così come si era ipotizzato, e reso pubblico, in occasione del "Cantiere evento" del 2009: «il sito non è una città ma un santuario che poi è stato trasformato in necropoli - precisa Zidda - per cui la storia di "Cordela" (e non "Cordelia") non c'entra niente: è una tradizione che prende vita nel XIII secolo per poi affermarsi con i Mochet nel XVII e stravolge un po' l'idea del sito. E' giusto cercare un insediamento abitativo nella zona ma non è qua, piuttosto poteva trovarsi nella collina».

I lavori hanno visto un'accelerazione, negli ultimi tempi. I primi reperti erano stati trovati nel 1969, durante alcuni scavi edilizi. Si era poi proceduto all'esproprio dei terreni ed ora si arriverà a presentare un'intera area megalitica, divisa dalla strada nelle sue parti nord e sud, e della quale non si sa mai abbastanza: «quella della prossima primavera sarà già un'apertura suggestiva - conferma Roberto Domaine, soprintendente ai beni culturali - il progetto è condotto grazie a fondi dell'Unione europea, per cui terminato il lavoro deve essere messo a sistema, è un passaggio obbligato. Stiamo parlando di un'area di diecimila metri quadri e di cinque stratificazioni».
Già da lunedì 12 ottobre arriveranno le forniture degli arredi: «vedrete il risultato di una serie incredibile di ricerche - aggiunge Gaetano De Gattis, che all'interno della Soprintendenza cura il patrimonio archeologico - è importante sottolineare la complessità di un intervento così impegnativo, che ha richiesto la costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare e complesso: partiamo dalla fine quarto millennio avanti Cristo, secondo le ultime datazioni, con una stratificazione senza soluzione di continuità fino al primo secolo».

I ritrovamenti più antichi risalgono alla fine del Neolitico, in un punto strategico anche per la viabilità preistorica, che richiama il "cromlech" del Piccolo San Bernardo, con un importante apporto dell'Età del Rame che lascia ancora il dubbio se le strutture megalitiche appartengano alla cultura di tipo "Chassey", legata ai territori transalpini occidentali, oppure se rientri nel contesto mediterraneo. Risalgono al periodo fra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo i ritrovamenti ormai celebri: buchi per pali lignei, forse "totem", e le stele antropomorfe, in questi anni visibili al "Museo archeologico regionale", che hanno fatto pensare ad un santuario all'aperto. E' successivo l'uso funerario dell'area, con l'innalzamento di importanti monumenti fra cui il "dolmen" che il visitatore si troverà quasi all'ingresso del percorso di visita. Sepolture "a cista", "dolmen" con piattaforma semicircolare, "dolmen" a corridoio, una grande fossa delimitata da un muro circolare segnano un uso ormai consolidato nelle Età del Bronzo e del Ferro, tanto che alcuni elementi venivano riutilizzati. Le stele sono ricche di dettagli: testa, abbigliamento, mani, cintura, disegni simbolici ne fanno uno dei ritrovamenti più alti della statuaria che ritrae la figura umana.

Quindi si scenderà, in un ideale viaggio immersivo nel passato, e si attraverseranno sei sezioni, ciascuna caratterizzata da un colore. Portati alla stessa altezza del piano di calpestio, si seguirà un percorso che vuole essere scientifico ma anche emozionale: «il pubblico si troverà una serie di cartelli che spiegheranno cosa vedrà - conclude Zidda - troverà subito il "dolmen" ma anche una balconata di affaccio per vedere più da vicino il dolmen. Ci sarà sempre un rimando fra la parte didattica e la realtà del sito».

Nel video, la parte nord dell'area megalitica di Saint-Martin de Corléans:

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