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economia Ad Aosta ripercorsa la storia del "Banco alimentare" con il suo fondatore, una realtà molto attiva anche in Valle

Marco Lucchini e Paolo Bonino Come si faceva a parlare di poveri, nell'Italia della fine degli anni '80? Com'era possibile spiegare il fenomeno della scarsità nell'abbondanza, ammettere che comunque esistevano famiglie indigenti in una società ricca in cui lo spreco era segno di vitalità aziendale e personale?
C’è voluto l’incontro tra due personalità luminose, quella di un imprenditore come è stato Danilo Fossati, patron della "Star" e di un teologo come monsignor Luigi Giussani, fondatore di "Comunione e liberazione".
Quell'amicizia fece nascere l'architrave del sociale italiano, il "Banco Alimentare", la cui fondazione è una "onlus" a carattere nazionale, una vera e propria "food bank", capace di recuperare le eccedenze alimentari da Enti pubblici e privati e della loro distribuzione agli Enti caritativi sparsi sul territorio che svolgono un'attività assistenziale verso le persone più indigenti.
Sottoposta a rigorosi controlli in termini di sicurezza alimentare come la legge "Hccp", l'opera del "Banco Alimentare" si avvale prettamente dell'attività di volontariato. In Italia, a far parte di questa scommessa è stato Marco Lucchini, che guida la "Fondazione Banco alimentare", in veste di direttore generale dal 1991 ed attuale vice presidente della "Fédération Européenne des Banques Alimentaires".
Un momento della scorsa Colletta alimentare Sabato 4 febbraio anche la Valle d'Aosta ha avuto il piacere e l'onore di conoscere ed apprezzare l'opera di Marco Lucchini grazie all'incontro, tenutosi presso la biblioteca di Viale Europa, organizzato dall'associazione "Banco Alimentare della Valle d'Aosta" dal tema "La crisi economica alla luce dell'esperienza del "Banco Alimentare" (colletta, ma non solo): qual è la vera sfida per ognuno": «non sempre una situazione di crisi porta solo negatività, ovvero una mannaia che taglia la testa - esordisce Lucchini - ma in ogni situazione bisogna trovare qualcosa di positivo ovvero una scintilla capace di generare una svolta. La storia dei banchi alimentari ha iniziato a fine anni sessanta quando a Phoenix, Arizona, si incontrarono una mamma di dieci figli povera e con il marito in carcere ed un playboy che dopo una vita di agi era caduto in disgrazia e scappato dalla propria città era stato costretto a chiedere ospitalità ad una comunità di frati francescani. Due attori principali che si ritrovano a chiedere il cibo in esubero per i proprio figli e per i frati ospiti».
Da una situazione di crisi nasce così la "St. Mary's Food Bank": a fondarla è John Van Hengel, filantropo, il quale inizia a distribuire ai bisognosi il cibo non venduto e destinato alla distruzione da parte di negozi e ristoranti. Da allora negli Stati Uniti sono sorte più di duecento "Food Bank".
Il modello statunitense è stato poi adottato anche in Europa, dove i banchi alimentari esistenti sono oltre centocinquanta, suddivisi in dodici Paesi, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Polonia, Lettonia, Ucraina, e riuniti nella "Fédération Européenne des Banques Alimentaires". In Italia il primo magazzino del "Banco Alimentare", aperto nel 1989, era situato a Meda, in provincia di Milano. Ora tutte le regioni italiane hanno un proprio "Banco alimentare". Per alimentare le scorte dei vari "banchi", dal 1997 nell'ultimo sabato del mese di novembre si tiene la "Giornata nazionale della colletta alimentare". In questo giorno in molti supermercati di tutta Italia è possibile fare la spesa per i più bisognosi acquistando prodotti e consegnandoli alle squadre di volontari in un grande spettacolo di carità: «la prima "Giornata nazionale della colletta alimentare" nasce nel 1987 in Francia, per poi propagarsi negli altri Paesi europei attraverso le organizzazioni "Banco Alimentare" nazionali" - ricorda Marco Lucchini - in Italia, la "Giornata nazionale della colletta alimentare" è nata nel 1997 in una trattoria di Meda, in Brianza. A tavola c'erano Marco, Emilio e Mario, tre persone che da anni si conoscevano e insieme lavoravano per la "Fondazione Banco Alimentare". Un quarto, Vitaliano, era arrivato da poco ma proprio dall'incontro con lui è nata la forza propulsiva per dare alla luce la prima edizione di quello che adesso è diventato un gesto popolare a cui danno il loro contributo ogni anno più di cinque milioni di italiani».
Marco Lucchini«La storia del Banco Alimentare - continua Lucchini - rappresenta lo stupore di qualcuno che vede altri fare qualcosa di bello ed inizia quindi anche lui ad attivarsi.  Significa che l'uomo non deve abbattersi od essere rinunciatario di fronte alle difficoltà ma è un grande messaggio di speranza per cui ognuno di noi può ricominciare in ogni istante della vita. La colletta alimentare è quindi un eccezionale strumento per incontrare la gente perché solo uscendo dalla solitudine e dall'individualismo vi può essere il rigenerarsi di un popolo attraverso gli incontri di collaborazione di più persone che si uniscono per portare aiuto agli altri. Constatare che la "Colletta alimentare" compie oggi quindici anni significa che non è più un gesto compiuto solo sull'onda dell'emotività, ma che è davvero diventato "educativo", ovvero aspetto di una gratuità e di una generosità che non è sentimentale, ma che viene compiuto da persone che hanno le ragioni per muoversi e per donare il proprio tempo e la propria fatica. E' fondamentale sottolineare l'importanza del dono quale elemento inesauribile, e alla portata di ciascuno di noi, per aiutare chi soffre. Può darsi che l'economia di mercato non regga e che l'euro crolli, che gli stati vadano in bancarotta ma il dono, l'atto gratuito che è il motore della vita, non smetterà mai di funzionare. Tra l'altro sia la vita sia il cibo sono un dono del Creatore ed offrire del cibo a chi ne ha bisogno è un gesto per ricordare che la vita è bella e racchiude il dono più bello che il Signore ci ha regalato. Il dono è quindi un'educazione alla fede ed un ringraziamento al Signore per la vita donata. La "Colletta" non è un gesto riservato ai cristiani, perché ogni anno fra i volontari  ci sono atei, musulmani, evangelici, ma un gesto di unità ecclesiale, dove la fede è il modo in cui ci è dato di vivere ed il Banco alimentare è lo strumento profetico di cui ringrazieremo sempre don Giussani per cui condividere i bisogni è il senso della vita».
Tuttavia, il "Banco Alimentare" pesca le sue ragioni più profonde nella tradizione cristiana del nostro popolo, quella tradizione per cui il volontariato non è solo l'espressione di una buona volontà, ma, come ha detto di recente Papa Benedetto XVI, «la naturale scelta di chi vive l`appartenenza a Cristo, che fu il primo a donare tutto per noi».