politica Edi Pasquettaz, comandante del Corpo forestale, spiega l'accorpamento: «polemiche create dall'abitudine»

Edi Pasquettaz, comandante del Corpo forestale della Valle d'Aosta «La razionalizzazione delle stazioni è stata realizzata secondo un quadro generale e basandosi su una serie di parametri di tipo tecnico e logistico».
Edi Pasquettaz, comandante del "Corpo forestale della Valle d'Aosta" spiega così a 12vda.it le motivazioni che hanno portato all'accorpamento delle stazioni di Morgex con quella di Pré-Saint-Didier e di quella di Pontboset con Pont-Saint-Martin. Quest'ultima decisione, in particolare, ha creato molte discussioni nella bassa Valle, con tanto di petizione sottoscritta da 654 persone che ne chiedeva il mantenimento. La richiesta è stata analizzata in Consiglio Valle nella giornata di venerdì 27 gennaio, con ampie discussioni tra maggioranza e minoranza: «abbiamo sentito i diversi soggetti interessati - ha spiegato Dario Comé, di Stella Alpina, presidente della seconda commissione consiliare, che analizzato la petizione - ed appare ovvio e scontato come sia necessario intervenire, come d'altronde avviene in tutti i settori, nella riorganizzazione dei servizi svolti dal Corpo forestale, con l'obiettivo fondamentale che è quello di presidiare con sempre maggior attenzione il territorio, grazie anche all'ausilio di innovazioni strumentali e tecnologiche. In tale direzione, le motivazioni che hanno spinto il comandante del Corpo forestale a formulare le proposte di accorpamento della stazione di Pontboset con Pont-Saint-Martin e di Pré-Saint-Didier con Morgex paiono essere giustificabili».
La stazione forestale di PontbosetDa parte di Alberto Bertin, di Vallée d'Aoste Vive - Renouveau «l'accorpamento è una scelta insensata», mentre per Enrico Tibaldi del Popolo della Libertà è «l'inizio di un qualcosa di cui non conosciamo i dettagli. La riorganizzazione del servizio forestale deve essere realizzata secondo uno schema diverso da quello che si è scelto» e per Raimondo Donzel del Partito Democratico «viene letto come il sintomo di un abbandono. L'auspicio è quello di fermarsi e ragionare bene sulla situazione».
Durante la discussione sono state anche presentate due risoluzioni per evitare l'accorpamento, entrambe respinte dalla maggioranza: «attualmente, per ogni stazione, c'è un organico che deve compiere le attività d'istituto del Corpo - precisa Pasquettaz - all'inizio del 2009 è stato realizzato un quadro da presentare alla Giunta regionale in cui sono state analizzate, stazione per stazione, le diverse competenze sulla base delle attività svolte per capire effettivamente come si può razionalizzare il lavoro. Ogni forestale ha diritto ad un appartamento in cui vive gratuitamente e ad una serie di vantaggi tipici del Corpo, per cui si è fatta un'analisi generale di tutti i dati tecnici dalla superficie alla popolazione, alle attività svolte negli ultimi anni, e naturalmente si è tenuto conto della logistica perché in questi anni è andata avanti una programmazione di lavoro nelle stazioni e si è constatato che in certe stazioni sono venute meno alcune attività principali per cui erano nate. Da questa situazione si è poi presentata una proposta all'Amministrazione regionale di razionalizzazione del Corpo tenendo conto che nel 2009 è nata la "Centrale unica di soccorso" in cui il Corpo forestale risponde al numero 1515: bisogna capire che in questa centrale lavorano sei forestali che rientrano nell'organico generale, c’è un Comando in cui ci sono diversi uffici con personale forestale e c'è un'organizzazione centrale che dà le disposizoni alle sedici stazioni. Sulla base di tutte le analisi si è proposto alla Giunta, anche di rivedere anche l'assetto delle stazioni partendo sempre dalle 57 persone che attualmente operano».
La stazione forestale di MorgexSe per Morgex e Pre-Saint-Didier non c'è stata alcuna rimostranza, per l'accorpamento di Pontboset con Pont-Saint-Martin la presentazione della petizione e le successive proteste hanno scatenato diverse polemiche: «è evidente la decisione assunta a priori dall'Amministrazione regionale - racconta Loredana Farfarello, rappresentante dei firmatari - che ignora, pur essendone in possesso, qualsiasi parere istituzionale o popolare, espresso a livello locale. La petizione è nata spontaneamente per difendere i nostri diritti, ci abbiamo creduto fino in fondo e quando abbiamo sentito gli interventi in Consiglio, alcuni dei quali grandiosi, siamo rimasti senza parole e abbiamo creduto che forse le nostre ragioni avevano colpito nel segno. Qualcuno in Consiglio ha usato la parola "strumentalizzazione": noi non siamo stati usati e non abbiamo usato nessuno. Non ci sono schieramenti politici o legami ad alcun partito: la petizione è della popolazione. Abbiamo sostenuto la nostra tesi fino alla fine e le nostre opinioni iniziali non sono cambiate neanche adesso nonostante l'esito negativo».
La forza e la determinazione con cui è stata combattuta la scelta dell'accorpamento della stazione forestale di Pontboset lascerebbe però intendere qualche problematica più personale che operativa sulla questione: «si tratta di una questione abitudinaria - prosegue il comandante Pasquettaz - visto che ci si stabilisce in una stazione composta da un comandante, da un vice e poi da cinque o sei persone, a seconda delle stazioni stesse, per cui si crea una situazione familiare. Ad esempio, alcuni si sono sposati nei luoghi dove svolgevano il loro servizio e molti abitano oggi fuori dalle stazioni per cui è evidente che c’è un collegamento non soltanto affettivo ma legato alla contingenza. Io capisco che ci sia la necessità di tener conto di situazioni particolari: però è evidente che un Corpo forestale, proprio per la funzione che ha di polizia e di pubblica sicurezza debba anche ruotare sul territorio. Non riesco e vedere un Corpo forestale immobile che non abbia questa possiblità anche di verificare la situazione in altre stazioni».
«La ragione di questa scelta non nasce certo da ieri
- aggiunge il presidente della Regione, Augusto Rollandin - è da anni che si discute. L'attività della caserma forestale di Pontboset è ridotta a qualche ora di ufficio per lo più per un servizio telefonico. Vogliamo unificare le strutture non solo per una questione di soldi, ma perché a Pontboset, di fatto, non c'è neanche più alcun forestale che ci vive. Non c'è alcun motivo valido per tenere aperta la stazione forestale. Ammetto un errore nella comunicazione di questa scelta, anche perché non si riteneva che ci sarebbe stata una reazione di questo tipo. Siamo sempre stati disponibili al confronto ma, per il problema dell'organico dei forestali, non si vuole diminuire il numero perché razionalizzare vuol dire utilizzare meglio le risorse. La situazione non cambierà di nulla ma non si può accettare di dilazionare i tempi».
Uno dei mezzi in servizio al Corpo forestale«Le nostre stazioni sono molto piccole per cui queste polemiche non mi convincono molto
- conclude Edi Pasquettaz - Pont-Saint-Martin ha il controllo di novanta chilometri quadrati contro altre che hanno una media di oltre duecento chilometri. Si rischia di lavorare in un ambiente così limitato che perde un po' la ragione, tant'è che ci sono stazioni che svolgono attività di un certo tipo, completamente diverse nell'ambito delle competenze originarie. Questo mi ha imposto di uniformare queste attività, tenendo conto naturalmente delle situazioni che ci sono in ogni stazione: in certi posti l'attività principale è la prevenzione degli incendi, in altre ci si occupa di selvicoltura ed in altre ancora c’è invece un'attività minore per la povertà dei soprasuoli. In questi anni c’è stata anche un'eccessiva autonomia delle stazioni: è importante che svolgano attività di front-office nei confronti della popolazione ma è assolutamente necessario che il Corpo forestale debba attenersi alle disposizioni dell'Amministrazione regionale, dopotutto i forestali sono dei funzionari della Regione».

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