Leonardo La Torre ed i suoi "fedelissimi" lasciano la Fédération Autonomiste per «un nuovo percorso politico»

redazione 12vda.it
Claudio Lavoyer e Leonardo La Torre in Consiglio Valle

«Nessuna polemica, era una cosa che si sapeva già, noi stiamo lavorando per i due prossimi appuntamenti elettorali, con un progetto autonomista per i valdostani». Claudio Lavoyer, consigliere regionale e coordinatore della Fédération Autonomiste, commenta così la decisione, da parte di Leonardo La Torre, assessore regionale al bilancio e finanze, di lasciare il movimento autonomista con il quale era stato riconfermato, nel 2008, in Consiglio Valle con il 6,17 per cento delle preferenze, e che aveva guidato fino al mese di luglio del 2012 prima di entrare nel Governo regionale.
C'è già chi, come il collega Luciano Caveri, l'ha definita «socialistizzazione dell'Union Valdôtaine», ricordando il passaggio al "mouvement" di Bruno Milanesio prima e del sindaco di Aosta, Bruno Giordano poi, per il quale sarebbe stata anche organizzata anche una nuova sezione UV nel capoluogo regionale, quella del "Ponte di pietra".
La Torre si è portato con sé i suoi "fedelissimi", a partire da Salvatore Luberto, consigliere comunale ad Aosta, a cui si aggiungono, tra gli altri, l'ex sindaco di Saint-Denis, Guido Théodule, l'ex assessore comunale di Châtillon Roberto Vegetti, entrambi membri della segreteria regionale, ed il vice segretario Walter Musso.
L'uscita della componente socialista dalla Fédération era stata comunicata qualche giorno fa durante una riunione ristretta: La Torre, che parla di «un percorso politico nuovo che parta dalla società civile» organizzerà così un nuovo gruppo che, si ipotizza, appoggerà l'UV ed il presidente della Regione Augusto Rollandin, che non ritirerà l'incarico di Governo che, ufficialmente, secondo gli accordi elettorali del 2008, apparterrebbe comunque alla Fédération: «ma a noi questo non interessa - aggiunge Lavoyer - questa decisione è stata condivisa, rispettiamo le decisioni degli altri, ci mancherebbe. Le cose si fanno e si disfano e, nella ricostruzione, si può anche fare meglio di prima».

 

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