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Concluso il progetto "Se mi ami proteggimi": sterilizzati 851 gatti. Federico Molino: «puntiamo ad un "118" veterinario»

Elena Meynet

Gattini Gli 89mila euro, provenienti da fondi europei e per meno del dieci per cento da Regione ed Enti locali, sono stati sufficienti per  per 851 interventi di sterilizzazione di felini randagi, rispetto ai mille indicati dall'Avapa come necessari.
Il progetto "Se mi ami proteggimi" è però servito a creare sinergie e sensibilizzare al problema dei gatti senza padrone.
Fino all'ottobre 2011, la sterilizzazione dei componenti delle colonie feline era gratuita e veniva effettuata presso il canile - gattile regionale, permettendo di limitare in modo significativo non solo le nascite, ma anche la diffusione di malattie.
Con il nuovo servizio, che non si appoggia più ad una sola struttura in Aosta, la portata diventa maggiore, coinvolgendo dieci delle tredici strutture veterinarie presenti sul territorio valdostano. Il messaggio è strato trasmesso attraverso incontri pubblici in alta, media e bassa Valle, dove sono state censite rispettivamente 125, 202 e 214 colonie , per un totale di 542 colonie in 68 comuni, coinvolgendo quattordici veterinari, a partire dalle più sensibili Enrica Veysendaz ed Enrica Muraro. Il progetto è stato portato avanti dal "Consorzio Enti locali della Valle d'Aosta - Celva" assieme all'Azienza Usl ed all'Ordine dei medici veterinari: «non è stato semplice sensibilizzare strutture tanto diverse - spiega il presidente Federico Molino - anche perché in Italia non esiste uno standard di azione o un tariffario comune. Siamo grati ai veterinari per aver aderito anche a questa richiesta di uniformità. Oltre all'anagrafe canina e felina ora puntiamo all'istituzione di un "118" veterinario».
L'intervento, anche economico, ha una portata simbolica, per il valore etico sottolineato dalla presidente "Avapa" Laura Verdura, e preventiva di nuove malattie trasmissibili dall'animale all'uomo: «oggi si parla, in generale, di zoonosi - spiega il veterinario Sergio Gal - riuscire ad intervenire anche in tempo di crisi significa riuscire a fare in modo che i gatti si ammalino di meno e trasmettano meno malattie».
«Ce ne sono di nuove, come quella cosiddetta "del graffio del gatto" -
aggiunge Mauro Ruffier, dirigente del servizio Igiene e sanità pubblica e veterinaria dell'Assessorato regionale alla sanità - che possono riguardare in particolare persone immuno depresse o bambini. Possiamo fare l'esempio della già nota toxoplasmosi, che soprattutto se contratta da donne in gravidanza può provocare danni al feto: ma abbiamo anche malattie parassitarie, rogne, micosi, che spesso sono causate da situazioni sanitarie dovute al sovrappopolamento nelle colonie».
«Siamo riusciti a trovare un giusto compromesso tra necessità e spesa -
conclude il direttore del "Celva", Patrick Thérisod - resta importante il valore della diffusione dell'iniziativa sul territorio».

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