Aperta l'ennesima crisi in Regione: Chantal Certan si è dimessa, seguita da tutto l'Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle

redazione 12vda.it
Chantal Certan all'uscita della sua ultima riunione di Giunta

Dopo oltre un mese di discussioni alla luce del sole e febbrili trattative sotterranee, è stata ufficialmente aperta, dopo 134 giorni, una nuova, ennesima, crisi del Governo regionale. Come prevedibile, a lasciare il posto in Giunta è stata Chantal Certan di Alpe, assessore alla sanità, salute e politiche sociali ed alla formazione, seguita dall'intero Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle, con il presidente Antonio Fosson di "Stella Alpina - PNV", i vice Emily Rini del Gruppo Misto e Luca Bianchi dell'Union Valdôtaine, ed i segretari Patrizia Morelli di Alpe e Laurent Viérin dell'Union Valdôtaine Progressiste: «l'evidente crisi politica attuale, la difficoltà di procedere ad un corretto lavoro amministrativo - ha ricordato in aula Fosson, che dovrebbe essere rieletto nel ruolo - la mancanza del numero minimo di diciotto consiglieri, le evidenti difficoltà emerse in questi giorni hanno fatto sì che siano giunte queste le dimissioni».




«Non vogliamo essere complici di decisioni che non ci appartengono». «Per quanto ci riguarda, come "Alpe" sono state tante le proposte che abbiamo fatto in campagna elettorale - ha evidenziato in aula il capogruppo Albert Chatrian, che, a sua volta, si è dimesso dall'incarico di presidente della quinta Commissione consiliare - proposte che ritenevamo serie, sostenibili anche se difficili da mantenere. Abbiamo creduto, quando abbiamo firmato l'accordo di governo, di poter cambiare questa Valle, che ha sì delle difficoltà, ma anche tante potenzialità. Pensavamo di poter contribuire al cambiamento del "sistema Valle d'Aosta", ma una delle principali criticità che abbiamo rilevato sin da subito è stato il metodo: sono, infatti, mancati il confronto, la pari dignità e la volontà di trovare le soluzioni migliori per il modello Valle d'Aosta. In questi mesi abbiamo fatto autocritica in seno alla maggioranza, in seno al Consiglio regionale, cercando di trovare delle mediazioni, risultate vane. Il nostro movimento ora invoca chiarezza: oggi, la collega Certan, rassegnando le proprie dimissioni, l'ha fatta, sia dal punto di vista politico che da quello amministrativo. Dal momento in cui mancano fiducia, condivisione e trasparenza, non vogliamo essere complici di decisioni che non ci appartengono, peggio ancora quando all'ultimo momento ti trovi degli atti fondamentali, delle delibere di Giunta già confezionate e pericolose per il "sistema Valle d'Aosta"».
«Innanzitutto, l'accordo Stato-Regione, un accordo al ribasso che non dà dignità alla Valle d'Aosta e che è tombale
- ha proseguito Chatrian - così come non possiamo essere complici delle decisioni in merito alla Casa da gioco: è stato disatteso quanto approvato da questo Consiglio, si poteva evitare di arrivare alla situazione attuale, ma non si è voluto pensare al bene del Casinò e della Valle d'Aosta, forse il percorso era già stato segnato quattro mesi e mezzo fa. Quando non c'è più una maggioranza che condivide le scelte, qualcuno ci sguazza: spuntano allora nomine che premiamo non la competenza ma solo l'appartenenza partitica, anche di fuori Valle. La chiarezza oggi deve farla da padrona: la collettività si aspetta delle risposte serie, coraggiose, sostenibili, da valutare con le dovute cautele. La bocciatura all'unanimità di ieri pomeriggio del "Cpel" sulla variazione di bilancio è epocale e rappresentativa del fatto che non c'è stato confronto con il "Consiglio degli Enti locali", che è la Camera che fa da contrappeso al Consiglio regionale. Ad un certo punto la chiarezza deve fare da padrona, la collettività si aspetta delle risposte da questo Consiglio Valle, grazie alla collega Certan per il lavoro fatto in Giunta nonostante le tante difficoltà che ha avuto nel suo lavoro, noi usciamo definitivamente da questa maggioranza che non ha portato risultati».

«Nessun accordo di Palazzo dietro l'ipotetica nuova maggioranza». «La nostra legge elettorale non ha dato a nessuno il patentino di governare - ha constatato ancora il capogruppo di Alpe - ci deve essere veramente la voglia di affrontare le numerose questioni sul tavolo in maniera franca e trasparente, più serena, senza giochetti, senza che qualcuno utilizzi qualche manina per cancellare qualche passaggio, senza che qualcuno dalla Lombardia, dal Piemonte o da Roma venga a decidere le nostre sorti, abbiamo una dignità e conosciamo le potenzialità del nostro sistema».
«Oggi si apre ufficialmente la crisi politica, si sancisce che non c'è più una maggioranza
- ha aggiunto Luca Bianchi - tutti e cinque i componenti dell'Ufficio di Presidenza hanno rassegnato le dimissioni: lo abbiamo fatto proprio per denotare che la maggioranza non c'è più e per valorizzare quello che ha fatto l'assessore Certan. Ora la palla torna ai movimenti, che dovranno portare avanti questa ipotetica nuova maggioranza, che si incontreranno su dei programmi e non su un accordo di palazzo».

«Dimissioni dovute, ne prendiamo atto con piacere». «Prendiamo atto con quasi piacere delle dimissioni dei colleghi di Alpe e della Certan - ha ribattuto Andrea Manfrin, capogruppo della Lega - sono un atto tanto coraggioso quanto dovuto, ho trovato comico, per non dire ridicolo, che dei membri di questa Giunta votassero dei provvedimenti per poi smentirli qualche minuto dopo con dei comunicati stampa. Siamo stati noi a non voler essere complici, abbiamo ribadito con forza che le nostre scelte sono state in linea con quello che ci eravamo posti, sul Casinò abbiamo fatto delle verifiche, le possibilità non c'erano e si sono percorse strade diverse, non abbiamo accettato di fare qualcosa in barba alle regole ed alla volontà dei valdostani, che peraltro ce lo hanno manifestato a più riprese. Molto divertente anche il discorso sulle nomine partitiche: stupisce che questa critica arrivi da chi ha proposto per una Commissione molto delicata per la Valle d'Aosta membri di una segreteria politica. Si accusa la maggioranza di essere rimasta ferma: non è vero, ed è con orgoglio che cito il dossier del Casinò, la "scuola polmone", la chiusura di un accordo vantaggioso con lo Stato per il contenzioso fiscale del quale ormai, purtroppo, non possiamo parlare in questa sede. In quattro mesi abbiamo portato dei risultati molto precisi e dubito che altre maggioranze siano riuscite a produrre risultati tanto significativi. Ci volete far credere che le varie riunioni tenute nelle sospensioni di Consiglio non siano state manovre di Palazzo? Sono certo che i valdostani capiranno il disegno che ha supportato le dimissioni di oggi. Ringrazio chi si è impegnato in questi mesi, spero che si potrà trovare una soluzione per tornare al lavoro per la nostra regione, al riparo di chi ha fatto scelte diverse».

«Dobbiamo dare stabilità ad un nuovo governo». Oltre a Chatrian, anche Roberto Cognetta di Mouv' si è dimesso da presidente della seconda Commissione consiliare, così come Pierluigi Marquis, capogruppo di "Stella Alpina - PNV" ha lasciato la Presidenza della quinta Commissione: «dobbiamo capire, in questo panorama frastagliato, se ci sia la capacità di portare avanti un percorso serio - si è chiesto Renzo Testolin, capogruppo dell'Union Valdôtaine - ognuno di noi in quest'Aula vorrebbe dimostrare la propria serietà, con una programmazione e un'affidabilità che vanno al di là dei numeri, che evidentemente non ci consentono di raggiungere gli obiettivi voluti. Oggi possiamo affermare che la serietà fa di nuovo parte della dialettica politica: il dibattito vuole essere improntato al dialogo, piuttosto che alla litigiosità. Non abbiamo certezze, il progetto è nato zoppo e le debolezze sono subito emerse. Dispiace che si siano perse opportunità, si siano fatti passi non condivisi. La rotta deve cambiare, e deve essere sostenuta dalle forze politiche che qui rappresentiamo. Dobbiamo dare stabilità ad un nuovo Governo, e per questo occorre condivisione. Anche da qualcosa di negativo può scaturire un'occasione di miglioramento, e penso in particolare all'intenzione di formare una coalizione che si ponga obiettivi precisi e condivisi, prima ancora della scelta delle persone cui affidare ruoli strategici. E questo, per garantire un futuro alla nostra Regione».
«A parte la poca chiarezza di votare delle delibere in Giunta per poi sottrarsi alle proprie responsabilità - ha criticato Alberto Bertin, capogruppo di Impegno Civico - oggi non si aggiunge nulla di nuovo se non la formalizzazione di una situazione di fatto. È l'eterno problema di stabilità della nostra Regione, anche se non possiamo più permetterci queste crisi senza soluzione di continuità. Bisogna intervenire, perché la situazione non è più sostenibile. Si apre una crisi extra-assembleare e lo dimostra che non è stata presentata una mozione di sfiducia. Resta un fatto di fondo, che è quello di dare stabilità alla nostra regione dandoci regole che lo favoriscano».

«Il discrimine è la voglia di entrare in Giunta per lo stipendio o lavorare per i valdostani». «E' in atto un golpe bianco, senza spargimento di sangue ma che ha fatto emergere una crisi latente da almeno tre mesi - ha spiegato Roberto Cognetta - questa accelerazione può chiarire in tempi brevi e permetterci di compire correttamente il nostro lavoro, finalmente in maniera costruttiva. Questo Governo ha fatto ciò che poteva, nelle condizioni in cui si è trovato ad operare, con una parte di maggioranza che remava contro. In quest'Aula ci sono persone che sanno fare politica e altre che non lo sanno fare, il discrimine è la voglia di salire sugli scranni della Giunta solo per il potere e lo stipendio, oppure la voglia di lavorare per i valdostani. Per precisione, sottolineo che il disegno di legge di assestamento di bilancio è stato trasmesso il 23 ottobre al "Cpel", che si è riunito il 29 ottobre, senza inserirlo all'ordine del giorno. Come Mouv', abbiamo una certa visione della Valle d'Aosta, valuteremo le varie situazioni, restando aperti al dialogo. Nel caso, faremo opposizione coerente alle nostre idee, altrimenti, saremo in maggioranza per lavorare ai progetti cui teniamo e che vanno incontro ai valdostani».
«Abbiamo assistito alla creazione di questa squadra di lavoro di maggioranza che non ci ha mai convinti - ha aggiunto Daria Pulz, consigliera regionale di Impegno Civico - nemmeno per un secondo, di fronte della sicurezza e dell'arroganza dimostrate nel voler governare senza aver condiviso valori di fondo e strategie poltiiche su tematiche davvero importanti, con un supposto e retorico senso di responsabilità nei confronti dei valdostani sin troppo sbandierato. Da anni la nostra regione non ha un governo con prospettive chiare, e oggi raccoglie i frutti del vuoto che circola nei cieli della Valle d'Aosta. Un vuoto palpabile anche in quest'Aula, con discorsi strumentali ad invitarci ad abbandonare questa nave che sta affondando. Ma è questa la nave che ci è stata affidata dagli elettori, che ora fanno a fatica a capire perché presto saranno chiamati a nuove elezioni: elezioni che non temiamo, se non per l'astensionismo e l'ulteriore allontanamento da questa politica asfittica e inconcludente. Quanto costano questi mesi buttati al vento? Se i cittadini verranno a protestare non potremo stupirci. Ma non saremo noi a vergognarci: noi, anche oggi, siamo pronti a lavorare seriamente».



«Vediamo se troviamo in tempi rapidi una sintesi, altrimenti la parola torna agli elettori». «Le dimissioni di un assessore non comportano la decadenza della Giunta, mentre per l'Ufficio di Presidenza è diverso, visto che si sono dimessi tutti - ha quindi analizzato Luigi Vesan, vice capogruppo del "Movimento Cinque Stelle" - fin dall'insediamento della Legislatura, avevamo detto che il cambiamento era zoppo, visto che all'interno dell'Ufficio di Presidenza erano stati eletti consiglieri della vecchia guardia e tutti di provenienza Union Valdôtaine. Oggi, il primo passo per la grande réunion dell'UV arriva, non con la presentazione della mozione di sfiducia, ma con delle dimissioni. Siamo preoccupati perché non crediamo che sarà questo che risolverà i problemi della Valle d'Aosta».
«Oggi appare evidente che il progetto nato a giugno non era politico, ma era solo la sommatoria di sensibilità di singoli e movimenti per comporre il numero "18" - ha stigmatizzato l'ex presidente della Regione Laurent Viérin - ponendo la bandierina sulla nostra regione. E' stata una mossa supponente, azzardata ed anche un po' arrogante. Vedere frantumata immediatamente, alla prima difficoltà, questa maggioranza è stato un segnale molto negativo. Oggi si esce anche dall'ambiguità: conclamata l'implosione della maggioranza, l'Ufficio di Presidenza si è subito dimesso, per rispetto nei confronti di quest'Aula in cui sono cambiati gli equilibri. Ci aspettiamo un'assunzione di responsabilità anche da parte della Giunta. Quando non si hanno più i numeri si va a casa, facendo aprire una nuova fase politica. Noi pensiamo che ora si possa aprire un momento propositivo, tra consiglieri, movimenti e partiti, per verificare se ci siano gli estremi per trovare in tempi rapidi una sintesi definitiva, solida e duratura. Altrimenti, si tornerà a dare la parola agli elettori».

«Non rinunciamo al cambiamento, ma senza soluzioni pasticciate». «La necessità di portare a compimento un progetto di cambiamento è stata decretata dal voto dei valdostani - ha ribadito Andrea Manfrin - che hanno dato un segnale molto forte alle elezioni regionali. Il progetto che noi abbiamo presentato era molto chiaro e preciso e non era teso a dare delle poltrone, ma a dare delle risposte, attraverso la mediazione tra diverse forze politiche. La situazione attuale è il frutto del tradimento dei punti contenuti nel programma, con alcune forze che hanno deciso di non onorare l'accordo di governo. Se avessimo voluto una maggioranza solo per sederci sulle poltrone, non avremmo eliminato un Assessorato, così come ci saremmo piegati a tutte le pressioni che ci sono state fatte in questo periodo: non lo abbiamo fatto, perché noi volevamo davvero portare a compimento il cambiamento. Un cambiamento che deve essere aperto a tutte quelle forze che lo vogliono davvero per riportare la nostra Valle a quella situazione di benessere che oggi non abbiamo più».
«Dopo le elezioni abbiamo creduto in un cambiamento - gli ha risposto Pierluigi Marquis, capogruppo della "Stella Alpina - PNV" - che però non si è concretizzato, in primis per una scarsa attitudine al confronto su tutti i temi affrontati, anche sulle decisioni più delicate. Gli impegni vanno onorati, e mi riferisco in particolare alla mozione approvata sulla Casa da gioco: è la mortificazione del lavoro dell'Aula, del ruolo del consigliere. Abbiamo peccato a livello organizzativo, che rappresenta la base per ottenere risultati: la macchina amministrativa ne ha risentito, ad esempio per il fatto che la Giunta si è riunita sempre in tutti i giorni della settimana. Ma noi non rinunciamo al cambiamento, ad una visione di lungo periodo, basata sulle esigenze della collettività e volta a salvaguardare le nostre prerogative. In Giunta va ricercata il più possibile l'unità di vedute: dati i problemi emersi, si sarebbe dovuto subito avviare riflessioni. La necessità oggi, più che mai, è trovare una soluzione non pasticciata, ma in grado di affrontare e risolvere i problemi dei valdostani. Se questo non sarà possibile, la parola torna agli elettori».

«Qui mancano i contenuti, forse dal Governo, ma anche dall'opposizione». Luciano Mossa, capogruppo del "Movimento Cinque Stelle", si è rammaricato del fatto che «tutti i punti all'ordine del giorno sono stati rimandati alla prossima adunanza. Oggi, avremmo dovuto parlare di turismo, di trasporti, di artigianato, di scuola, di Pubblica amministrazione, di regione "carbon free". E invece di cosa stiamo discutendo? Ma vi chiedo: ai cittadini importa veramente chi è l'assessore alla sanità o il presidente del Consiglio? Ai cittadini interessa che siano risolti i loro problemi. Con questo atto, non fate altro che allontanare ulteriormente i cittadini dalla politica. Se questo era il vostro obiettivo siete sulla strada giusta, se invece l'obiettivo è il bene della popolazione vi consiglio di cambiare strada».
«Il ruolo dei consiglieri non è solo di controllo dell'operato della Giunta, ma anche di proposta attraverso le iniziative legislative - ha evidanziato Claudio Restano, della "Stella Alpina - PNV" che non si dimesso dal suo ruolo di assessore al turismo - se questo Governo ha presentato delle lacune, c'è da dire che molti Consiglieri non sono stati propositivi. Non è rinunciando ad una spilla che si esercita il proprio dovere. Qui, sono mancati i contenuti, forse dal Governo, ma anche dall'opposizione. Quando si presentano interpellanze già proposte che sono dei "copia-incolla" di altre, è pura e semplice strumentalizzazione politica degli argomenti».
«Se questa Regione ci sta a cuore, dobbiamo, in tempi brevi, trovare delle convergenze sui temi - ha auspicato Emily Rini - aprire un dialogare diverso, senza tutte queste caciare e scambi di accuse reciproci, perché questo modo di fare non rende onore né alla nostra Regione, né ai cittadini che qui rappresentiamo. Spero che queste dimissioni siano un segnale positivo volto ad avviare un confronto tra persone e forze politiche e che possano portare alla governabilità della Valle d'Aosta».



«Nave affidata ad un timoniere che non conosceva nessuna funzione di comando». «Oggi abbiamo preso coscienza della sottile, ma sostanziale, differenza tra il cambiamento e la cultura del cambiamento - ha voluto spiegare in Aula Chantal Certan, aspettando il rientro della presidente della Regione Nicoletta Spelgatti - Alpe ha cercato di cogliere il segnale degli elettori, che auspicavano forze politiche diverse al Governo, ma per cambiare non è sufficiente mettere persone diverse con le stesse modalità: ci vuole una cultura del cambiamento che si costruisce sulla volontà comune di lavorare insieme. Bisogna essere coerenti e leali coi cittadini: queste condizioni di lavorare in modo le, con trasparenza e trasparenza, oggi non ci sono e per questo ho rassegnato le mie dimissioni. L'attuale sistema elettorale ci porta ad avere numeri troppo risicati, in effetti questa non è una crisi al buio, arriva da lontano e non troverà soluzioni senza una modifica normativa. Non è vero che non si è fatto nulla, sicuramente in un clima diverso si sarebbe potuto fare di più e meglio. L'attività della Giunta a mio avviso può divedersi in due fasi: fino a luglio, sono state prese le misure ed è stata fatta una ricognizione delle problematiche principali; un'altra fase si è aperta da agosto in poi. L'inadeguatezza amministrativa è emersa ben presto: ci siamo impantanati sul riordino delle strutture, procedendo con un ritardo inammissibile. Io credo di aver lavorato in modo leale, ho riportato in maggioranza le prese di posizione concordate col gruppo consiliare e col movimento. Non avrei pensato di trovarmi di fronte ad un gruppo che non condivideva alcune scelta diversa dalla sua, che segue solo ordini di scuderia, che non ha mai aperto dibattiti con gli altri gruppi politici. Oggi bisognava lanciare un segnale di chiarezza ai cittadini. Il gruppo Alpe non si è sottratto alle proprie responsabilità, ma purtroppo la nave è stata affidata a un timoniere che evidentemente non era mai nemmeno salito su una nave e non conosceva la funzione di nessun comando».

Tutto l'ordine del giorno è stato rimandato di due settimane. Dopo un botta e risposta tra i consiglieri del "Movimento Cinque Stelle" ed i membri della nuova maggioranza, a chiudere la seduta è stata Chiara Minelli di Impegno Civico: «il compito di un consigliere non si esaurisce nella presentazione di iniziative ispettive e vari provvedimenti - ha osservato - ci sono state differenziazioni tra i gruppi di minoranza: noi abbiamo presentato tre proposte di legge, atti amministrativi e mozioni, anche congiunte, e in alcuni casi approvate all'unanimità. Non abbiamo sollecitato la convocazione delle Commissioni, lo riconosco, ma abbiamo assunto comportamenti di tipo costruttivo, come devono essere le azioni dei consiglieri di opposizione».
Tutti i 41 punti all'ordine del giorno previsti per la riunione del Consiglio Valle sono stati rinviati alla prossima adunanza, prevista per mercoledì 21 e giovedì 22 novembre, ma è probabile che, se verrà presentata, nei prossimi giorni una mozione di sfiducia costruttiva nei confronti della Giunta Spelgatti, l'assemblea consiliare si riunirà prima, in convocazione straordinaria per eleggere un nuovo Esecutivo regionale ed un nuovo ufficio di Presidenza.

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 7 Novembre '18, h.13.50