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Arrestati Marco Sorbara, Nicola Prettico e Monica Carcea nell'ambito dell'operazione "Geenna", che coinvolge sedici persone in "un sodalizio 'ndranghetistico"

redazione 12vda.it
Marco Sorbara, consigliere regionale dell'Union Valdôtaine

Marco Sorbara, 51 anni, commercialista residente ad Aosta, dipendente regionale, consigliere regionale dell'Union Valdôtaine, assessore comunale ai servizi sociali dal 2010 al 2018, Nicola Prettico, 38 anni, impiegato al "Casino de la Vallée", consigliere comunale dell'Union Valdôtaine nel capoluogo regionale e Monica Carcea, 44 anni, assessore alle finanze del Comune di Saint-Pierre, sono i tre amministratori pubblici fra i sedici arrestati nelle prime ore di mercoledì 23 gennaio dai Carabinieri del Gruppo di Aosta insieme ai colleghi del "Ros - Raggruppamento operativo speciale" ,nell'ambito dell'operazione "Geenna".

Sedici persone arrestate, tra Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria e Calabria. L'inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, coordinata dal procuratore Anna Maria Loreto, insieme ai sostituti Stefano Castellani e Valerio Longi, ha scoperto "un sodalizio 'ndranghetistico operante in Valle d'Aosta riconducibile, tra gli altri, a componenti della famiglia "Nirta - Scalzone" di San Luca", località in provincia di Reggio Calabria, con collegamenti in Piemonte e Calabria: «le indagini - evidenziano gli inquirenti - hanno consentito di ricostruire uno scenario di pervasiva infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale nonché di documentare l'esistenza di un'associazione finalizzata al narcotraffico di matrice transnazionale tra Spagna e Italia».
Tra le sedici persone arrestate in tutta Italia, tra cui spicca Bruno Nirta, 53 anni, c'è anche il ristoratore aostano Antonio "Tonino" Raso, titolare del noto ristorante "La Rotonda" che è rimasto chiuso "per motivi di famiglia": i reati contestati sono quelli di associazione di tipo mafioso e concorso esterno nella stessa, estorsione tentata e consumata, tentato scambio elettorale politico-mafioso, traffico illecito di droga, detenzione e ricettazione di armi e favoreggiamento personale.

"Consolidato il funzionamento del "locale" di 'ndrangheta ad Aosta". "Le indagini che hanno portato all'esecuzione delle misure cautelari - si legge nella nota della Procura della Repubblica di Torino - relativa alla presenza di un "locale" di 'ndrangheta ("locale" indica sia il luogo dove si svolgono le riunioni degli 'ndranghetisti, sia uno o più un ramo dell'organizzazione che comprende famiglie di una stessa zona geografica, n.d.r) hanno valorizzato elementi acquisiti in precedenti e più risalenti attività di indagine. Si tratta, in particolare, del materiale raccolto durante l'indagine denominata "Lenzuolo", che è stato riletto alla luce delle conoscenze delle regole di funzionamento della 'ndrangheta, della terminologia specifica, della struttura organizzativa ed operativa acquisite con le indagini sopra richiamate. Tale analisi ha consentito di dimostrare la presenza di soggetti legati alla 'ndrangheta calabrese, che avevano già all'epoca teorizzato una modalità organizzativa e di presenza sul territorio, poi consolidatasi nella struttura e nelle modalità di funzionamento dell'attuale "locale" di Aosta, oggetto della presente attività di indagine".

"Gli 'ndraghetisti valdostani hanno collegamenti col mondo politico ed economico". "Le caratteristiche del "locale" di Aosta erano, e sono tuttora, quelle di una compagine associativa che vanta collegamenti con esponenti del mondo politico ed amministrativo valdostano - evidenziano gli inquirenti - garantendo il proprio sostegno in occasione delle competizioni elettorali locali, in cambio di utilità e vantaggi, quali quelli della partecipazione a lavori pubblici, all'ottenimento di concessioni ed appalti, di posti di lavoro e di altre utilità che dipendono dalle decisioni della Pubblica amministrazione. Le altre indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia torinese in Valle d'Aosta che hanno consentito di acquisire ulteriori elementi sulla presenza della ndrangheta in Valle d'Aosta sono l'indagine "Gerbera" che, per narcotraffico internazionale, nei confronti di esponenti della famiglia Nirta residenti in Valle d'Aosta e dei fratelli Di Donato, conclusasi con sentenza di condanna irrevocabile, e le indagini "Tempus Venit" e "Hybris", conclusasi con sentenze irrevocabili, per gravi estorsioni commesse in Valle d'Aosta ai danni di imprenditori calabresi. Da tali indagini si è avuta ulteriore conferma dei solidi e stabili collegamenti tra gli autori dei reati oggetto di indagine ed esponenti delle cosche calabresi, come i Facchineri ed i Raso".

"Dimostrata la presenza di un "locale" della 'ndrangheta" in Valle d'Aosta". "Detto ciò, le indagini che hanno portato all'esecuzione delle misure cautelari sono iniziate nel dicembre 2014, dopo che la polizia giudiziaria aveva notato la presenza di esponenti della famiglia Nirta in Valle d'Aosta, in particolare Giuseppe e Bruno Nirta, e documentato alcuni incontri tra i predetti e soggetti valdostani di origine calabrese contigui alla 'ndrangheta - continuano gli investigatori - come riunioni e incontri effettuati da Giuseppe Nirta ad Aosta alla pizzeria "La Rotonda" di Antonio Raso e nel bar gestito da Giuseppe Di Donato a Sarre, da Bruno Nirta ad Aosta presso il bar "Free Time" e la pizzeria "La Rotonda" e di entrambi i fratelli in vari locali della Valle d'Aosta, con Francesco Mammoliti e presso l'abitazione di quest'ultimo. Venivano avviate le intercettazioni telefoniche ed ambientali per il reato di associazione di tipo mafioso, nei confronti di numerosi soggetti, tra i quali Giuseppe Nirta, poi ucciso in Spagna il 10 giugno 2017, episodio per cui procede l'Autorità giudiziaria spagnola), Bruno Nirta, fratello di Giuseppe, Francesco Mammoliti, Antonio Raso, Roberto Di Donato e Nicola Prettico. Le indagini hanno consentito di acquisire elementi di prova che dimostrano l'attuale presenza sul territorio valdostano di un vero e proprio "locale" di 'ndrangheta, di cui fanno parte esponenti delle 'ndrine dei Di Donato, dei Nirta, dei Mammoliti e dei Raso".

Corcea e Sorbara hanno contribuito al rafforzamento del "locale" di Aosta. "I soggetti attinti dalla misura della custodia in carcere in quanto appartenenti al locale di Aosta sono Marco Fabrizio Di Donato, Roberto Alex Di Donato, Alessandro Giachino, Francesco Mammoliiti, Nicola Prettico ed Antonio Raso - spiegano ancora dalla Procura di Torino - è stato possibile inoltre ricostruire i rapporti tra l'associazione ed alcuni esponenti politici, come Marco Sorbara, attuale consigliere regionale e, all'epoca dei fatti, assessore alle politiche sociali del Comune di Aosta, e Monica Carcea, assessore alla programmazione, finanze e patrimonio del Comune di Saint-Pierre. La Carcea a Sorbara sono indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto, nello svolgimento della loro attività istituzionale, hanno apportato un contributo al consolidamento ed al rafforzamento del "locale" di Aosta sul territorio".
"In particolare, la Carcea si rivolgeva a Marco Di Donato, Antonio Raso e Nicola Prettico - evidenziano gli inquirenti - chiedendo loro di intervenire con metodo intimidatorio per comporre le tensioni ed i contrasti che aveva con altri assessori della Giunta del Comune di Saint-Pierre, di incontrare il sindaco del Comune di Saint-Pierre, per comporre le tensioni ed i contrasti che aveva con gli altri componenti della Giunta comunale, nonché comunicava ad alcuni appartenenti al "locale" di Aosta notizie riservate in merito al rinnovo di alcuni servizi comunali affidati a soggetti privati. Marco Sorbara teneva costantemente informato Antonio Raso, esponente di vertice del "locale" di Aosta, di quanto accadeva all'interno della Giunta comunale di Aosta e, in particolare, delle delibere e delle decisioni oggetto di discussione, dando corso e seguito ai suggerimenti ed alle indicazioni che Antonio Raso gli comunicava, nonché interveniva, su richiesta di Antonio Raso, per risolvere problemi di varia natura, in materia di lavoro e di rapporti con l'azione amministrativa del Comune, che gli appartenenti alla comunità calabrese residenti in Valle d'Aosta prospettavano allo stesso Antonio Raso".

"Il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, non ha accettato l'appoggio offerto da Antonio Raso". "A ciò si aggiunga che uno dei partecipi del "locale" di Aosta, Nicola Prettico, è stato eletto nel 2015 in Consiglio comunale ad Aosta - viene ribadito nella nota - le indagini hanno permesso di accertare che Marco Sorbara e Monica Carcea hanno ricevuto un sostegno elettorale da parte del "locale" di Aosta in occasione, rispettivamente, delle elezioni comunali di Aosta del maggio 2015 e delle elezioni comunali di Saint-Pierre, sempre del maggio 2015 (si parla di circa quattrocento voti, n.d.r). Si è inoltre accertato che Antonio Raso ha proposto l'appoggio del "locale" di Aosta anche all'attuale sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, durante un incontro tenutosi prima delle elezioni del maggio 2015, appoggio che Centoz non ha accettato. Il "locale" di Aosta risulta ben radicato sul territorio e presenta caratteristiche peculiari che lo rendono particolarmente pericoloso, proprio in virtù dei contatti stabili che può vantare con esponenti del mondo politico ed amministrativo valdostano, intervenendo sui soggetti a loro collegati che rivestono ruoli istituzionali. La capacità di influenzare le competizioni elettorali è agevolata dalla rilevante presenza numerica di soggetti nei cui confronti il "locale" di Aosta esercita il proprio potere di intimidazione e di condizionamento. Va ancora menzionato il fatto che alcuni esponenti del "locale" di Aosta abbiano intrattenuto rapporti con esponenti di logge massoniche, organizzando riunioni proprio ad Aosta. L'affiliazione alla massoneria di alcuni dei partecipanti del locale di Aosta rappresenta un ulteriore elemento di collegamento con esponenti che ricoprono ruoli di rilievo nel settore economico, imprenditoriale e politico, sia della società civile valdostana, sia al di fuori dei confini regionali. Ciò al fine di tessere quella rete di relazioni che costituisce il tessuto connettivo per realizzare gli scopi e le finalità di una associazione di tipo mafioso. come descritti dal comma 3 dell'articolo 416 bis del Codice penale e cioè "acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici... od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali". Sono infine emersi significativi episodi delittuosi, in particolare attività estorsive, finalizzati a consolidare il controllo del territorio e delle attività economiche nel settore dell'edilizia privata. Si tratta di episodi che dimostrano l'esistenza del metodo intimidatorio mafioso".

"Un avvocato torinese ha fatto da intermediario nello spaccio di cocaina". "Indagando su Bruno Nirta, che aveva un ruolo di coordinamento e direzione delle attività della compagine associativa - concludono gli inquirenti - nonché di collegamenti con altri esponenti della 'ndrangheta calabrese, si è inoltre accertato che lo stesso era a capo di un'associazione finalizzata al narcotraffico di stupefacenti, con collegamenti in Spagna, dove il fratello Giuseppe risiedeva stabilmente. Bruno Nirta svolgeva la propria attività delittuosa spostandosi tra Torino, San Luca e la Spagna. Un contributo all'accertamento della esistenza e delle modalità operative di questa organizzazione dedita al narcotraffico è stato dato da un collaboratore di giustizia, individuato durante le indagini. Tutti gli elementi di indagine acquisiti hanno consentito di ricostruire anche che l'organizzazione poteva contare sul contributo di un avvocato torinese, Carlo Maria Romeo, il quale, in un'occasione, ha svolto il ruolo di intermediario in una cessione di stupefacente tra Bruno Nirta a Bruno Trunfio (ex assessore comunale di Chivasso, condannato nel processo "Minotauro", n.d.r.), nonché si è attivato per avvisare l'organizzazione del rischio derivante dalla dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia".

La "Geenna" che dà il nome all'operazione, è una valletta scavata dal torrente "Hinnom" sul lato sud del monte "Sion" ed il nome deriva dall'ebraico "gē-hinnom" che significa, "Valle dell'Hinnom". Il "Sion" è il rilievo montuoso sul quale la città di Gerusalemme è stata fondata ad opera del popolo dei Gebusei che venne conquistata da re Davide che ne fece la sua capitale. Attualmente la valle è tutta edificata e contiene un quartiere di Gerusalemme tra i più poveri, ma nel "Nuovo Testamento" rappresenta l'Inferno, un luogo di punizione, dove il fuoco brucia i peccatori.


(si ringraziano Laura Agostino e Gianfranco Zanata per la gentile collaborazione)

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