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Il trucco di uno svizzero per non pagare la multa per un parcheggio incivile: strattonare un giornalista e far intervenire la Polizia locale

Angelo Musumarra
Il 'suv' parcheggiato sugli stalli dei disabili in piazza Plouves, ad Aosta

La foto che vedete è volutamente sfocata, per non far riconoscere l'auto e la relativa targa svizzera, parcheggiata, nella serata di venerdì 9 gennaio, su due stalli per disabili in piazza Plouves ad Aosta. Per aver scattato questa foto, infatti, sono stato minacciato: «ti denuncio in Svizzera e vengono a prenderti a casa e ti mettono in carcere da noi» mi ha detto l'elvetico di origine italiana che ha lamentato un problema di privacy.
Tutto nasce dalla segnalazione di amici, conoscenti, lettori, stanchi di non poter passare o parcheggiare perché altri, più furbi, hanno lasciato l'auto dove non dovrebbero e magari li hanno anche insultati con male parole. Da qui la piccola inchiesta che, foto dopo foto, soprattutto sul nostro profilo "Twitter", nel tempo sta prendendo forma per sensibilizzare chi avrebbe come compito specifico la difesa dei cittadini rispettosi delle regole.

Questa volta, però, la situazione è andata oltre in modo imbarazzante e merita di essere raccontata. L'auto, un "suv" tedesco da almeno 60mila euro di listino, era parcheggiata di traverso sui due stalli riservati ai disabili: a quell'ora, poco prima delle 19,30 di un venerdì qualunque, erano numerosi i parcheggi liberi in piazza Plouves, ma, ovviamente, non erano così comodi e vicini al supermercato. Dentro l'auto con i cristalli laterali scuri, lasciata con il motore spento e le quattro frecce accese (quindi "in sosta", secondo le regole del codice della strada) c'erano tre persone.
Scatto qualche foto, ma il cittadino svizzero, uscendo dal supermercato, comincia ad urlarmi dietro, e mi blocca prendendomi per un braccio: non gli passa neanche per la testa il fatto che una persona disabile, in quel momento (per chissà quanto prima e per il successivo quarto d'ora) non potrà parcheggiare, come è suo diritto, nello stallo a lui riservato, magari proprio per fare la stessa spesa. Strattonamenti, minacce da parte dell'uomo, insulti dai passeggeri, tre donne, scese ad rincarare con volgarità: poi lo svizzero, pur di non spostare l'auto, chiama il "112" da un cellulare.

I Carabinieri, sentita la questione, decidono di informare una pattuglia della Polizia locale di Aosta che arriva in cinque minuti, con i quattro svizzeri che mi trattengono a forza vicino alla loro auto, sempre parcheggiata sugli stalli per i disabili. Sul posto arrivano, finalmente, gli agenti della Polizia locale, in tre, due uomini ed una donna, anch'essi su un "suv": dopo aver chiesto i documenti di tutti, di fronte alle obiezioni dello svizzero, che ammette finalmente l'abuso e si offre (bontà sua!) di pagare la multa, mi chiedono se io dovevo parcheggiare in uno dei due stalli. No, per fortuna, stavo documentando per un'inchiesta giornalistica. E' chiaro che gli agenti intervenuti non conoscono la normativa sul diritto di cronaca, né l'etica giornalistica, tutelate sia dalla Costituzione sia da leggi e sentenze. Anzi, cercano di trovare giustificazione al parcheggio senza contrassegno per disabili, dato che «c'erano dentro tre persone». Anzi, mi dicono: «prima o poi qualcuno la mena...» e «provi a pubblicare una foto che non deve e sono io a denunciarla».

Chiudo e limito il mio "diritto di cronaca", che è riconosciuto a qualunque italiano, dicendo che, a fronte delle minacce delle Forze dell'ordine, ho cancellato alcune foto davanti a loro (peccato non si usi più la pellicola...) e, sempre sotto gli insulti di chi aveva persino riconosciuto di essere in torto, lascio che uno degli agenti della Polizia locale trascriva gli estremi dei miei documenti.
Poi mi hanno "invitato" ad allontanarmi, mentre sentivo lo svizzero chiedere: «ma la multa me la mettete veramente?».

Il mio racconto finisce forzosamente qui. In virtù della trasparenza che, come giornalisti, teniamo a mantenere, lasciamo lo spazio a chi, avendo assistito, vuole perfezionare qualche dettaglio di questa vicenda imbarazzante.

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