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Una raccolta di fondi per aiutare le suore di San Giuseppe nel supporto psicologico per i bimbi abbandonati in orfanotrofio in Romania

Elena Meynet

Un tessuto sociale spezzato dal regime di Nicolae Ceuşescu, bambini senza un futuro dopo il blocco delle adozioni internazionali: "Casa Speranza", missione delle suore di San Giuseppe di Aosta a Campina, in Romania, reagisce con il progetto di sostegno psicologico "Doniamo un domani".
Nell'ultimo anno la onlus, che è nata per affiancare l'apporto dei laici al lavoro delle suore, ha già avviato molti progetti, da quello dedicato alla fornitura di latte al trasferimento di artigiani per effettuare lavori di falegnameria o muratura nell'orfanotrofio.
In particolare è il comitato valdostano a spingere verso un rapporto stretto con gli ospiti della "Casa", che non potendo essere adottati crescono e devono essere aiutati a diventare adulti autonomi: «abbiamo fondato la missione negli anni '80 - spiega Madre Armanda Yoccoz, che all'epoca era rientrata in Valle dopo vent'anni in Madagascar - all'inizio i bambini si fermavano poco, trovavano una famiglia quando erano ancora piccoli. Quando ci siamo rese conto che le forze di noi suore non bastavano più, è nata la Fondazione, che lavora su tutte le nostre missioni, mentre il comitato è il legame stretto con la Romania».
Nel direttivo troviamo René Tonelli, che a breve lascerà la presenza a Marie Rose Colliard, Valentina Tonelli alla vice presidenza e poi Diego Rossi e Marino Tonelli. Tra le iniziative recenti c'è il pranzo di solidarietà che, al "Circolino" di Saint-Martin, quest'anno ha raccolto cinquemila euro: «serviranno per contribuire al riscaldamento - precisa René Tonelli - dato che le temperature possono scendere di molto sotto lo zero. Ora vorremmo attirare l'attenzione anche su un'altra necessità, forse meno palpabile ma altrettanto importante».
Con "Doniamo un domani" nasce un servizio di monitoraggio e supporto psicologico per i 55 ospiti di "Casa Speranza", compresi fra i tre ed i quindici anni, e per gli adulti che si occupano di loro. Serviranno 1.500 euro al mese per due anni, oltre a venti operatori che lavoreranno con circa settanta persone: «ci sono situazioni molto difficili, ragazzi traumatizzati, nervosi, a volte violenti - raccontano dal Comitato - molte volte le famiglie d'origine vivono a poca distanza, ma i ragazzi non le conoscono o addirittura non accettano di avere una madre diversa dalle suore che li hanno cresciuti. Diventa urgente aiutarli a guardare dentro di sé, a trovare un equilibrio che permetta loro, fuori da "Casa Speranza", di integrarsi nella società e di trovare un lavoro».
Intanto, la rete con la Valle d'Aosta si stringe: la scorsa estate sono stati sei i ragazzi ospitati in tre famiglie durante le vacanze. Le esigenze sono tante ed i piccoli crescono in fretta. Per aiutarli c'è un conto corrente bancario con "Iban" IT 48 V 07601 01200 001019839552 ed un conto corrente postale con numero 1019839552.