Entro il 10 settembre bisogna presentare le certificazioni sui vaccini per i bimbi della scuola dell'infanzia, mentre Chantal Certan flirta con i no-vax

redazione 12vda.it
Chantal Certan e David Gramiccioli a Fénis

Prima l'attesa, poi l'approvazione, ora l'applicazione: la legge sui vaccini provoca dibattiti sempre più roventi a mano a mano che l'inizio del nuovo anno scolastico si avvicina.
Da un lato, ma rientra nel gioco politico, l'assessore regionale alla sanità Luigi Bertschy e l'assessore regionale all'istruzione Chantal Certan che non sembrano del tutto allineati, mentre dall'altra ci sono i genitori, una parte dei quali riuniti nella "Associazione pro libera scelta VdA", che si fidano sempre meno di una categoria medica che temono troppo legata agli interessi delle case farmaceutiche.
Di fatto, la legge 119 del 31 luglio scorso, che va a modificare la numero 73 del 7 giugno, cerca di attenuare soprattutto le sanzioni che tanto avevano spaventato i genitori che hanno scelto di non vaccinare i propri figli e che da tutta l'estate fanno i "conti della serva" per capire dove poter mandare i piccoli durante l'anno, quanto pagare di sanzioni, quanto in avvocati per i vari ricorsi e infine se rischiare di perdere la patria potestà oppure cominciare a fare i bagagli per la Svizzera o qualunque altro Paese meno restrittivo sull'argomento, almeno in apparenza.

Gli obblighi. Il problema da risolvere nell'immediato riguarda la scuola: il nuovo testo di legge, più blando, prevede che senza vaccinazione i bambini non possono essere iscritti ad asili nido e scuole materne. Il vincolo riguarda solo la fascia d'età da zero a sei anni e non si allarga più fino alla seconda superiore, cioè ai sedicenni. Invece, nella scuola dell'obbligo, quindi l'età che va dai sei ai sedici anni, i genitori di chi non è vaccinato verranno puniti con una sanzione in denaro: «la mancanza di documentazione - ha precisato il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni - produrrà sanzioni che sono dalle dieci alle trenta volte maggiori di quelle esistenti».
Prima della legge sui vaccini, non c'era nessun obbligo, anche se quelli forniti dal servizio sanitario, e per un certo periodo somministrati dai pediatri, erano fortemente consigliati.

La copertura vaccinale in Italia. Ora i vaccini obbligatori, e gratuiti, sono dieci: antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse, antiHæmophilus influenzæ "tipo B", antimorbillo, antirosolia, antiparotite, antivaricella. Gli ultimi quattro sono sottoposti a verifica ogni tre anni, per arrivare all’eventuale raggiungimento della cosiddetta "soglia di sicurezza", vale a dire una copertura vaccinale del 95 per cento, il limite fissato dalla "Organizzazione mondiale della sanità - Oms". Altri quattro antidoti sono fortemente raccomandati e gratuiti: antimeningococcica "b" e "c", antipneumococcica e antirotavirus.
Le sanzioni vanno dai cento ai cinquecento euro secondo la gravità dell'infrazione e non si parla più di "multoni" da 7.500 euro né di perdita della patria potestà. Intanto verrà anche istituita una "Anagrafe nazionale vaccinale", che avrà anche un compito di tipo “statistico”, conservando informazioni relative a dosi e tempi di somministrazione, eventuali effetti indesiderati, richiami, elenco di coloro che non possono sottoporsi a profilassi. Proprio sull'esonero stanno puntando diversi genitori che, in prossimità delle scadenze per la documentazione richiesta dalle scuole, chiedono al proprio pediatra una certificazione che attesti che i bimbi non possono essere vaccinati oppure una analisi anticorpale, che giustifichi il mancato vaccino con il fatto che gli anticorpi sono già presenti.
I "no" vengono incassati con delusione.

Le scadenze. Per asili nido e scuole dell'infanzia la scadenza per presentare il certificato dei vaccini o l'atto di vaccinazione resta il prossimo 10 settembre, per la scuola dell'obbligo il 31 ottobre, mentre chi presenta un'autocertificazione avrà tempo fino al 10 marzo per portare la copia del libretto dei vaccini, intendendo che l'Azienda sanitaria locale provveda ad eseguire la vaccinazione o iniziarne il ciclo entro la fine dell'anno scolastico. L'esonero in realtà varrebbe solo nel caso in cui si possa certificare una "immunizzazione naturale" ed i bambini che per ragioni di salute non si possono vaccinare sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente.
I dirigenti scolastici comunicano all'Azienda sanitaria competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
Questo è un altro punto che preoccupa i genitori: il rispetto della privacy e la non protezione di dati sensibili, legati allo stato di salute dei bambini, il cui passaggio degli elenchi dalle scuole alle Aziende sanitarie è stato appovato dal "Garante per la protezione dei dati personali" che ha anche evidenziato che "le Aziende sanitarie, di propria iniziativa, al fine di semplificare le procedure, possono già inviare alle famiglie i certificati o altre attestazioni vaccinali per consegnarli alle scuole, senza dover aspettare che siano i genitori stessi a richiederli, nonché inviare altre comunicazioni relative agli obblighi vaccinali, anche a seguito di accordi con gli istituti scolastici".
I dati, aggiornati al 2016, riportano che la percentuale di vaccinati contro difterite, tetano, epatite b, poliomelite, pertosse, Hæmophilus influenzæ varia dal 93 al 93,7 per cento della popolazione, appena sotto il 95 per cento raccomandato dalla "Oms", mentre scendono poco sopra l'87 per cento per morbillo, parotite, rosolia, e crollano al 46,1 per cento per la varicella. Se un tempo si cercava di far giocare assieme i bambini sani e infetti, perché tutti nel quartiere "facessero" le malattie infantili, gli effetti collaterali e la lettura inesperta dei "bugiardini" ora spaventano una parte genitori al punto da portarli a rifiutare qualsiasi vaccino.

Nel resto d'Europa. Le leggende metropolitane, ma spesso fatti di cronaca quotidiana, riportano di adulti non vaccinati che in pochi giorni sono morti di meningite in Inghilterra, dove c'è una campagna di vaccinazione quasi "porta a porta", data la gravità e la diffusione della malattia soprattutto fra adolescenti ed universitari. In altri casi sono tedeschi o nordici a cancellare visite in Italia perché non c'è la necessaria copertura vaccinale contro il morbillo o la rosolia.
Proprio il morbillo è causa di epidemie ricorrenti nel Ticino, ma del resto in Svizzera non c'è obbligo vaccinale, forse anche perché le vaccinazioni non sono gratuite. Per il 2017, l'Ufficio federale per la sanità pubblica ha avviato una campagna di sensibilizzazione ai vaccini tra gli adulti, trattando con gli assicuratori malattia l'abolizione della franchigia per far scendere il costo per i cittadini al dieci per cento. Per franchigia, il modello svizzero di assicurazione sanitaria prevede, in base alla polizza sottoscritta, che una somma tra i trecento e i 2.500 franchi all'anno sia a carico dell'assicurato, oltre questa franchigia c'è la cosiddetta "partecipazione ai costi" del 10 per cento. Con la nuova misura, chi vorrà vaccinarsi pagherà soltanto quel dieci per cento, a prescindere da che abbia raggiunto o no la franchigia.

Le regioni che si oppongono. Intanto in Italia la Regione Veneto decide di prorogare di due anni gli obblighi vaccinali per l'iscrizione a scuola e il presidente Luca Zaia ha annunciato il ricorso contro una legge tanto rigida. Al Veneto viene già associata la Valle d'Aosta, dove l'assessore Bertschy si rimette agli obblighi imposti dalle leggi nazionali e guarda con sospetto le dichiarazioni della collega all'istruzione Certan, che invece vuole mantenere il dialogo con i genitori dubbiosi ed partecipato, in veste non ufficiale, alle riunioni della "Associazione pro libera scelta VdA", facendosi fotografare, lo scorso 2 settembre, al termine di un incontro a Fénis, con l'antivaccinista David Gramiccioli.

Ultimo aggiornamento: 
Lunedì 4 Settembre '17, h.19.40

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