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Concluse le indagini sul mutuo di quattro milioni di euro concesso alla "Cioccolato VdA": «"business plan" del tutto inattendibile»

redazione 12vda.it
L'ingresso della 'Cioccolato VdA' a Pont-Saint-Martin

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Aosta ha concluso le indagini contabili delegate dalla Procura regionale della Corte dei conti nei confronti di un mutuo ipotecario pari a quattro milioni di euro concesso ed erogato dalla "Finaosta", la finanziaria regionale della Regione, a beneficio della "Cioccolato Valle d'Aosta SpA", società costituita ad Aosta nell'aprile 2016 da tre soci di origine turca, che facevano parte del gruppo "Captain Gida", presieduta da Ertugrul Selcuk, e fallita nel gennaio 2019.

Segnalate alla magistratura sei persone, tra cui Lévêque e Cilea. «L'attività investigativa ha riguardato la procedura di concessione del finanziamento milionario sotto forma di mutuo ipotecario - spiegano i Finanzieri - nonché il suo utilizzo da parte della società mutuataria. E' emerso come la finanziaria regionale abbia omesso di compiere una corretta e approfondita analisi istruttoria della richiesta di finanziamento, valutandone positivamente l'esito con la concessione di due mutui ipotecari, rispettivamente di 3,5 milioni di euro e di 500mila euro, sulla base di garanzie aleatorie e di un "business plan" del tutto inattendibile, elementi che avrebbero inevitabilmente dovuto portare al rigetto dell'istanza».
Le Fiamme Gialle hanno pertanto segnalato alla Magistratura contabile sei dipendenti della finanziaria, l'allora presidente Massimo Lévêque, il direttore generale Giuseppe Cilea, il vice direttore della Struttura investimenti Roberto Francesconi, il tecnico della Direzione istruttoria e controllo Mirko Agostini, l'imprenditore Nicola Rosset, presidente della "Chambre Valdôtaine" e l'ingegnere Francesco Parenti, quest'ultimi due componenti del Consiglio di amministrazione di "Finaosta" «ritenuti responsabili del danno erariale arrecato, quantificato in 3.847.619,53 euro corrispondente all'entità dei due mutui concessi, diminuiti delle sole due rate onorate dalla società fallita».

I soci avevano versato un milione e 700mila euro di capitale. Nel dettaglio la "Cioccolato VdA" aveva utilizzato i soldi pubblici del mutuo, che doveva essere restituito in quindici anni, per acquistare l'immobile ex "Feletti" nell'area industriale di Pont-Saint-Martin e nei tre anni di attività, dall'agosto 2016, quando era stato preso in carico l'immobile ed era stata ripristinata la funzionalità dei macchinari, la produzione era stata di 19,7 tonnellate di cioccolato, con l'assunzione di sei dipendenti, licenziati nel novembre 2018, dopo che, per un mese l'azienda aveva cercato invano un partner che subentrasse nell'attività. Nell'occasione, la società turca aveva evidenziato che i soci aveva versato nell'azienza quote capitale nell'ordine di un milione e 700mila euro.

Testolin ha confermato l'erogazione dei mutui da parte di "Finaosta". «I mutui erogati da "Finaosta" in favore della "Cioccolato VdA" non hanno generato alcun debito verso l’Amministrazione regionale - aveva sottolineato, in Consiglio Valle, Renzo Testolin, assessore regionale alle finanze, rispondendo ad un'interpellanza di Stefano Ferrero, consigliere regionale di Mouv' - si tratta di due mutui di scopo, destinati a finanziare, l'uno, l'acquisto dell'immobile industriale di Pont-Saint-Martin, per tre milioni e 500mila euro e l'altro l'acquisto dei macchinari e delle attrezzature aziendali, per 500mila euro, che "Finaosta" ha concesso nell'ambito della gestione ordinaria, ovvero con mezzi propri ed a proprio rischio, risultando così unica creditrice dell’impresa. L'operazione è al vaglio della "Banca d'Italia", che ha acquisito presso "Finaosta" la documentazione relativa ai mutui in questione nonché al vaglio della Corte dei conti ed a seguito del fallimento della parte mutuataria, degli organi della procedura concorsuale».

La "Cioccolato VdA" presenta un fallimento da quasi cinque milioni di euro. «Quanto al finanziamento immobiliare - aveva aggiunto Testolin - "Finaosta" ha versato poco più di tre milioni direttamente al venditore "Feletti 1882 Srl in liquidazione", circa 200mila euro sono stati intestati alla parte mutuataria e 170mila euro al notaio. Per quanto concerne i macchinari, "Finaosta" ha accertato lìeffettiva e corretta destinazione delle somme erogate versando 400mila euro direttamente a "Feletti 1882 Srl", 100mila euro alla parte mutuataria. L'attuale consistenza dei macchinari e delle attrezzature presenti in azienda è stata accertata dal curatore della procedura fallimentare», il commercialista di Torino Filippo Canale, che sta cercando, con la vendita all'asta del capannone, prevista per venerdì 19 luglio, valutato due milioni e 600mila euro e delle relative attrezzature, i fondi per pagare i 300mila euro di debiti verso ex dipendenti, consulenti ed artigiani che hanno collaborato con l'azienda e rimborsare almeno la metà del mutuo di "Finaosta", mentre dovranno ancora aspettare i fornitori, che vantano crediti per 400mila euro.
Il fallimento della "Cioccolato VdA" è quantificato in quattro milioni e 700mila euro: sulla vicenda era stata aperta un'indagine per bancarotta da parte della Procura di Aosta, poi archiviata.

"Contestiamo i giudizi espressi sul nostro operato". "Precisiamo che allo stato non è accertata alcuna responsabilità in capo agli amministratori e dipendenti di "Finaosta SpA" - ribatte una nota della Segreteria della Direzione centrale della finanziaria regionale, diffusa venerdì 12 luglio - ricordiamo che il procedimento aperto presso la Procura della Repubblica per l'accertamento di eventuali reati si è concluso con l'archiviazione del fascicolo. Contestiamo i giudizi espressi sul nostro operato e confermiamo che la richiesta di affidamento è stata sottoposta alle consuete procedure di valutazione che hanno fornito esito positivo ed era assistita dalle consuete garanzie ipotecarie".

"Valutazione coerente con le migliori prassi di settore". "Nello specifico, il "business plan" sottoposto dai titolari dell'impresa, pur nella inevitabile incertezza del verificarsi degli eventi futuri - spiegano ancora dalla finanziaria regionale - presentava adeguati elementi di sostenibilità e, a supporto della sua fattibilità, i medesimi soggetti hanno compiuto un consistente investimento di mezzi propri. La sua mancata realizzazione è principalmente riconducibile a fattori estranei all'attività industriale dell'impianto di Pont-St-Martin. Il quadro delle garanzie assunte, inoltre, è coerente con la migliore prassi di settore e infatti, secondo il Piano fornito dal curatore fallimentare, dovrebbe consentire un importante recupero del credito concesso".

"Definizioni inappropriate sul nostro operato, tuteleremo la nostra immagine". "E' dunque inappropriato definire "improvvida" un'operazione di finanziamento adeguatamente istruita e valutata - risponde la Direzione di "Finaosta" alla Guardia di Finanza - peraltro volta a favorire il rilancio di un'importante realtà produttiva locale, così come sono reali e consistenti le garanzie ipotecarie costituite sui beni immobiliari del debitore, che infatti, come anticipato, consentiranno un importante recupero dell'esposizione creditizia. I mezzi propri apportati dai titolari dell'impresa nel progetto hanno consentito, tra l'altro, di garantire il pagamento degli stipendi dei dipendenti fino all'estate del 2018. Confidiamo nella possibilità di dimostrare la correttezza del proprio operato e ci riserviamo ogni più ampia azione a tutela della nostra immagine".

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 12 Luglio '19, h.12.45

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