Era una banda di albanesi quella che, nella scorsa estate, ha depredato la Valle d'Aosta e la "Monterosa Ski": arrestate quattordici persone dai Carabinieri

redazione 12vda
Alcuni degli attrezzi trovati dai Carabinieri nel corso delle perquisizioni

Era una banda di quattordici criminali albanesi quella che, nell'estate del 2015, aveva depredato diverse località valdostane, effettuando diversi colpi in abitazioni ed esercizi commerciali, culminati il 27 agosto con il furto della cassaforte della sede di Ayas della "Monterosa ski", portata via su un pick up della società che gestisce gli impianti di risalita della località turistica.

Le indagini dell'operazione, denominata "Alba bianca", sono iniziate nel novembre 2015 e sono state condotte dai Carabinieri del "Nucleo operativo e radiomobile" della Compagnia di Borgo San Dalmazzo, località in provincia di Cuneo, con la collaborazione dei colleghi di Aosta, Saint Vincent - Châtillon, Cogne e Brusson: «il nome dell'operazione - racconta il maresciallo Marco Dainese, comandante del "Nucleo operativo" dei Carabinieri di Borgo San Dalmazzo - deriva dal fatto che la banda, dopo aver eseguito sopralluoghi ed attente verifiche preliminari nei pressi degli obiettivi da colpire, passava poi all'azione alle prime luci dell'alba, in particolare per rubare gli incassi degli impianti di risalita di note stazioni sciistiche a Limone Piemonte, Frabosa, Pila, Cogne, Ayas, Gressoney e Brusson. L'indagine è iniziata dopo un'importante serialità di furti in appartamento commessi nella bassa Valle Stura, che avevano indotto la cittadinanza ad organizzarsi in ronde».

Gli arrestati sono Naim Cera, 34 anni, Santil Xaka, 33 anni, Taulant Qoshja, 30 anni, Lulzim Jangozi, 28 anni, Erdet Zhivaraj, 28 anni, Miran Milla, 26 anni, Silvester Xaka, 25 anni, Kristian Kalaj, 19 anni, tutti domiciliati a Torino, Fatos Gjokola, 37 anni, domiciliato a Genova, Evgjen Spahiu, 35 anni, domiciliato a Chieri, località in provincia di Torino, Elson Ndokaj, 31 anni, domiciliato a Carrù, località in provincia di Cuneo, Antonio Kalaj, 31 anni, domiciliano a Busto Garolfo, località in provincia di Milano, Aronis Xaka, 27 anni, domiciliato ad Altamura, località in provincia di Bari e Ndue Lleshi, 22 anni, rintracciato presso il "centro profughi" dell'isola di Lanzarone, alle Isole Canarie, in Spagna. Mancano all'appello ancora tre albanesi raggiunti dal provvedimento restrittivo che sono attivamente ricercati dai Carabinieri.

I quattordici albanesi sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine, detenzione illegale di armi ed anche reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: «abbiamo ricondotto alla banda una sessantina gli episodi delittuosi - continua il maresciallo Dainese - una rapina nell'abitazione di un imprenditore a Demonte ed altri furti in abitazioni, ville, in attività commerciali ed in note stazioni sciistiche nelle province di Cuneo, Torino, Imperia ed in Valle d'Aosta. Il gruppo di malavitosi albanesi agiva sempre di notte, con le vittime che dormivano in casa, ed alle quali rubavano spesso l'auto parcheggiata in cortile. Alcuni membri della banda erano particolarmente specializzati nel furto di notte negli uffici degli impianti di risalita. Durante il giorno, fingendosi sciatori, quantificavano il volume d'affari dei gestori della stazione sciistica da colpire poi, di notte, passavano all'azione introducendosi all'interno e tagliando la cassaforte per poi fuggire con l'incasso. Dalle indagini, effettuate con intercettazioni telefoniche, prolungati pedinamenti e servizi di osservazione in varie località del nord ovest, anche con l'acquisizione si profili "dna" è anche emerso due degli arrestati gestivano anche un giro di giovani prostitute su strada romene, nel quartiere del "Lingotto" a Torino».

La banda aveva organizzato una rete di collaboratori, tra cui anche "esperti" nell'aprire serrature e casseforti e si erano organizzati in maniera gerarchica in modo da riuscire a colpire con precisione ed efficacia: in un caso hanno trasportato una cassaforte fino a valle utilizzando degli sci ed in secondo caso, sono riusciti ad eludere un inseguimento da parte dei Carabinieri passando alcuni giorni nascosti nei boschi custodendo la refurtiva.
Quattro degli albanesi destinatari di provvedimento d'arresto non erano stati rintracciati sabato 18 giugno scorso quando è scattata l'operazione a cui hanno preso parte ottanta Carabinieri del Comando provinciale di Cuneo ma, nei giorni scorsi, uno di loro, Erdet Zhivaraj, che era fuggito è stato intecettato nel porto di Brindisi, mentre tentava di rientrare nel proprio Paese d'origine.

Nei confronti di otto degli arrestati è stata notificata dai Carabinieri un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cuneo su richiesta del pubblico ministero Maurizio Picozzi, che ha coordinato le indagini collaborando anche con il collega Carlo Introvigne della Procura di Aosta, mentre nei confronti di altri sei è stato eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto: «nel corso delle perquisizioni abbiamo rinvenuto e sequestrato buona parte della refurtiva - conclude il maresciallo Marco Dainese - che è stata restituita ai legittimi proprietari, nove auto di grossa cilindrata del valore di oltre 260mila euro, tutte rubate nel corso di altrettanti furti in abitazioni, nove orologi di noti marchi internazionali, vari preziosi e monili in oro del valore di ventimila euro, oltre a computer, navigatori satellitari, smartphone ed altre apparecchiature elettroniche rubate del valore di diecimila euro ed anche un fucile da caccia rubato in un furto in abitazione perpetrato a None, località in provincia di Torino, nell'ottobre 2015».


Le perquisizioni dei Carabinieri di Borgo San Dalmazzo per l'operazione "Alba Bianca" da 12vda su Vimeo.

 

Commenti

Commento: 
non e vero quello che hanno detto loro perché i garabinieri di san delmazzo hanno preso tv che avevamo comprato e le cose di casa cha ogni famigliare li hanno presi per farsi dire che erano rrubati tutte menzione e reclami nussuna machina con grossa cilindrata perché non li chiedete ai carabinieri di chi erano le machine grosse in propieta solo dicono ma fatti niente acuse come se fosse un agressivo opure molto cativo potete chiedere come funziona a i garabinieri i documenti non le chiachiere

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.