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Stroncata l'attività di spaccio di cocaina di una famiglia albanese residente in media Valle, che guadagnava 90mila euro al mese

Angelo Musumarra
Il Capitano Enzo Molinari ed il Tenente colonnello Samuele Sighinolfi

I Carabinieri di Châtillon - Saint-Vincent hanno scoperto un'organizzazione criminale formata da una famiglia di origine albanese, i Bushaj, di Valona, dedita allo spaccio di cocaina in media e bassa Valle. Gli arresti, che ne hanno interrotto l'attività, sono stati eseguiti nella mattinata di lunedì 22 febbraio: «da un calcolo approssimativo si movimentavano novantamila euro di cocaina al mese - evidenzia il tenente colonnello Samuele Sighinolfi, comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Aosta - l'organizzazione faceva arrivare tre etti al mese di cocaina pura, che veniva tagliata tre volte, in certi casi anche quattro, dato che lo standard della qualità che si trova in vendita al dettaglio contiene un 33 per cento di principio attivo, a volte anche il 25 per cento, mentre solo quella ottima contiene un cinquanta per cento di cocaina pura. Queste persone non lavoravano, si mantenevano con quest'attività e molto probabilmente mandavano poi i soldi in Albania. Il capo dell'organizzazione era il più erudito, in quanto è un avvocato, che non esercita, ed in passato ha collaborato, come interprete, con la Procura di Aosta».

"L'avvocato", questo il soprannome con cui era noto anche nell'ambiente, è Albert Bushaj, 36enne residente a Châtillon, costretto agli arresti domiciliari dallo scorso maggio, dopo essere stato sorpreso dagli agenti della Polizia di Aosta con una cinquantina di dosi di cocaina. La restrizione di dover essere obbligato in casa, nel suo appartamento in località Chameran, sopra un negozio di alimentari, non ha però rappresentato un problema nell'organizzare e dirigere l'attività di spaccio insieme a diversi parenti, con il nipote 19enne Xontino "Jonny" Sinanaj, già arrestato due volte, gli scorsi 24 gennaio ed il 18 febbraio, il cugino Gentian "Geni" Bushajm, 34 anni, anche lui già arrestato lo scorso dicembre, i fratelli Laurent "Lenti" e Zamir "Miri" Bushaj, rispettamente di 27 e 30 anni, anch'essi cugini dell'avvocato, ed il cognato Lado "Keli" Latifaj, 38 anni.
Ai sei arrestati si aggiungono Jani Bushaj, 66enne padre di Albert, e l'italiano Raffaele Chiosso, 49 anni, per i quali è stata decisa la misura cautelare dell'obbligo di dimora e di presentazione quotidiana alla Polizia giudiziaria.

L'organizzazione è stata scoperta quasi per caso, dopo che i Carabinieri di Nus, coordinati dal luogotenente Alessandro Calisti, avevano ritrovato nove campanacci rubati nella notte tra il 12 ed il 13 ottobre scorsi: «dopo una serie di accertamenti, i colleghi riescono a sorprendere Lado Latifaj e Zamir Bushaj mentre stavano cercando di smerciare questi campanacci, che avevano un valore economico di circa seimila euro - racconta il capitano Enzo Molinari, comandante della Compagnia di Châtillon - Saint-Vincent - i nove campanacci sono stati quindi sequestrati e con l'aiuto dell'aliquota operativa della Compagnia, con il luogotenente Marco Sebastianelli, i due albanesi vengono denunciati per ricettazione. Siccome si erano verificati diversi furti di campanacci in Valle d'Aosta, i quali presentano un certo valore economico, abbiamo iniziato un'attività investigativa, ma le mucche non c'entrano con gli stupefacenti. Mentre indagavamo sul traffico di campanacci rubati abbiamo scoperto lo spaccio di cocaina e, infilandoci in questo canale abbiamo scoperto l'organizzazione che operava prevalentemente in centro ed in bassa Valle, in particolare a Châtillon e Saint-Vincent, nei locali notturni, nei "night", ed in altre parti».

Il punto di partenza dello spaccio era il locale notturno "La dolce vita", in via della Stazione, a Châtillon, acquistato formalmente da Zamir Bushaj, gestito da Raffaele Chiosso ma, di fatto, di proprietà di Albert Bushaj. Nel "night club" era infatti possibile "ordinare" la cocaina, pagarla, e poi andarla a ritirare da qualche parte, dove un membro della banda la nascondeva, evitando così il passaggio di mano diretto: «il giro era abbastanza consistente - aggiunge Molinari - la droga arrivava, entrava nella casa di Albert Bushaj , lì veniva fatta tutta l'attività di taglio, di smistamento, di approntamento delle dosi ben sigillate e quindi veniva poi portata fuori nei vari nascondigli, nei boschi o in abitazioni non abitate o anche in case rurali abbandonate. Al cliente dicevano di andare in un "certo posto" dove avrebbero trovato la dose, evitando così il contatto diretto e di essere sorpresi in flagranza di spaccio. Siamo riusciti a ricostruire un giro di spaccio piuttosto consistente, perché la gente che ci girava attorno era parecchia. Questa organizzazione vendeva cocaina a tutte le ore del giorno, ma non ci risulta che tra i loro clienti ci fossero minorenni. L'indagine non è ancora conclusa perché ci sarà anche la parte che riguarda l'aspetto patrimoniale. Infatti l'acquisto del "night" e la gestione delle stesso è stata effettuata con soldi di provento illecito dello spaccio di stupefacenti e quindi sono stati denunciati anche per "autoriciclaggio", per l'impiego, in concorso, di denaro di provenienza illecita».

Nelle indagini sono stati coivolti i media valdostani che lo scorso sabato 20 febbraio hanno pubblicato la notizia dell'arresto di Xontino Sinanaj: «era una strategia - precisa Enzo Molinari - dato che volevamo soprendere tutti in flagranza di reato. Abbiamo deciso di rendere pubblico l'arresto del più giovane per dare l'idea che stessimo indagando solo su di lui. Ed infatti gli altri ci sono cascati e noi siamo riusciti ad avere tutte le prove necessarie per arrestarli ed interrompere l'attività di spaccio».
Nei cinque mesi di indagini i Carabinieri hanno cercato, nel limite del possibile, di evitare lo smercio della cocaina: «non tutti gli albanesi sono così, ma c'era questo gruppo, i cui componenti sono residenti tra Châtillon, Saint-Marcel ed Aosta, che presentava un'organizzazione di un certo livello - sottolinea ancora il Capitano Molinari - e gli arresti che abbiamo eseguito, da dicembre allo scorso giovedì, a parte quello un po' anomalo, in cui avevamo trovato solo cento grammi di marijuana, visto che la banda era specializzata in cocaina, erano finalizzati a creare azioni di disturbo. Dopo l'arresto di Gentian Bushaj, che aveva nascosto in macchina quattro etti di cocaina ancora in pietra, ne avevamo trovato un altro etto all'uscita del casello di Nus, probabilmente abbandonato lì dopo che era stata notata una nostra pattuglia. In quel periodo, a ridosso delle festività il mercato era molto più fiorente. Ora vogliamo capire da dove arrivava, ci sono collegamenti tra connazionali sia a Torino che a Milano. Stiamo concludendo l'attività di indagine anche a Châtillon, non escludiamo il coinvolgimento altre persone, ma con un ruolo più marginale».

Gli inquirenti hanno ricostruito gli "affari" della famiglia Bushaj risalendo fino al 2014, ma ben prima, nel 2011, la Polizia aveva già arrestato Zamir Bushaj, sempre per spaccio di cocaina: «noi abbiamo cercato di portare via tutta la droga che arrivava in Valle - conclude il tenente colonnello Sighinolfi - siamo riusciti a portare via da sotto al naso mezzo chilo di cocaina purissima, per un valore commerciale di circa mezzo milione di euro, li abbiamo messi in ginocchio. Fa pensare però quanti soldi i valdostani spendano per la cocaina, da ottobre ad oggi, abbiamo stimato quasi un milione e mezzo di euro».

Qui la gallery fotografica della famiglia Bushaj e della cocaina che spacciavano:

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