Calano anche in Valle d'Aosta i ricorsi al "Tar": nel 2017 sono stati 59. «I costi della giustizia sono una "gabella" che affligge la popolazione in maniera esagerata» avverte il presidente Migliozzi

redazione 12vda.it
Andrea Migliozzi, presidente del 'Tar' della Valle d'Aosta

Sono stati 59 i ricorsi presentati nel 2017 al "Tribunale amministrativo regionale" della Valle d'Aosta, otto in meno rispetto all'anno precedente: di questi quattordici riguardano gli appalti pubblici (dodici nel 2016), dieci l'urbanistica e l'edilizia (quindici) e nove la sicurezza pubblica (tre) mentre i provvedimenti giurisdizionali emessi sono stati 108, di cui 36 cautelari. Le sentenze emesse sono state 63, delle quali 32 di rigetto e sei di accoglimento, mentre le restanti venticinque hanno riportato esiti vari, tra improcedibilità, inammissibilità e rinunce: «con un pizzico di compiacimento - commenta Andrea Migliozzi, presidente del "Tar" valdostano dal gennaio 2017 - solo tre delle decisioni di merito assunte sono state appellate al Consiglio di Stato, con una percentuale di dissenso, per carità del tutto legittima, bassissima».

Il presidente del "Tar" chiede a Viérin ed a Centoz di migliorare il trasporto pubblico tra Aosta e Torino. I dati sono stati resi noti nella mattinata di giovedì 8 marzo, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2018, dove Migliozzi ha ricordato, in apertura, che «le condizioni di trasporto pubblico tra il capoluogo piemontese e quello valdostano, solo per usare un eufemismo, non sono proprio ottimali quanto a frequenza e rapidità dei collegamenti. Non me ne vorranno al riguardo per questa annotazione per così dire "extra ordinem" il presidente Laurent Viérin ed il sindaco Fulvio Centoz, ma la mia è e vuole essere ovviamente solo una benevole segnalazione e sollecitazione».

«Più che brevi i tempi di definizione dei ricorsi». Il presidente del "Tar" valdostano ha sottolineato che «i tempi di definizione dei ricorsi sono stati più che brevi, con la fissazione dell'udienza di trattazione del merito dei ricorsi a brevissima distanza dal loro deposito» e che «questa celerità nella fissazione e definizione delle cause nel merito, ha portato per certi versi a svuotare di rilevante contenuto la fase cautelare del giudizio, nel senso che ai fini della delibazione in ordine alle richieste di sospensione degli effetti dei provvedimenti impugnati, è stata decisiva la valutazione della sussistenza o meno di situazioni di danno del tutto indifferibili nel più che breve intervallo temporale intercorrente tra l'incidente cautelare e la discussione del ricorso nel merito, fissata sia in caso di accoglimento che di rigetto nella stessa ordinanza cautelare».

«Diminuiti i ricorsi a causa dei costi delle spese processuali». «Quanto poi ai ricorsi allo stato pendenti - ha aggiunto Andrea Migliozzi, riferendosi alle 35 cause ancora in corso all'inizio del 2018 - si tratta non di un vero e proprio arretrato, bensì di una giacenza fisiologica non più riducibile considerati i tempi che il codice del processo amministrativo stabilisce per lo svolgimento del giudizio, dettati al fine di garantire pienamente il diritto di difesa alle parti. I numeri sono quello che sono e ciò che più colpisce è il fatto che la diminuzione dei ricorsi in ingresso è costante sì da far apparire questo trend addirittura preoccupante e, per il vero, il dato della flessione dei ricorsi non vale solo per questo piccolo Tribunale ma interessa quasi tutti i "Tribunali amministrativi regionali" d'Italia. Le ragioni del decremento del flusso dei ricorsi, per questo Tribunale come per tutti gli altri plessi giurisdizionali, sono da collegare a vari fattori non riconducibili ad una sfiducia nella giustizia amministrativa, come invece erroneamente ritenuto da alcuni esponenti del mondo politico-finanziario malamente informati e che hanno infondatamente additato il sistema giurisdizionale amministrativo come uno strumento di rallentamento dello sviluppo economico del Paese. Più semplicisticamente senza scomodare tesi di tipo socio-politiche ed economiche, che una delle ragioni della progressiva diminuzione dei ricorsi in entrata è certamente quella costituita dai costi della giustizia legati in particolare al cosiddetto "contributo unificato" e ad un regime aggravato delle spese processuali, lì dove, in particolare per il primo si è in presenza di un tributo, per non dire una "gabella" che affligge in maniera esagerata le finanze di chi è intenzionato ad adire la giustizia amministrativa ma anche quella civile».

«Un'esagerata tassazione provoca un'inammissibile denegata giustizia». «Ora, ditemi voi, come si fa a non collegare in un rapporto di causa ed effetto - ha insistito il presidente del "Tar" valdostano - un regime fiscale così duro con il budget che deve approntare un soggetto intenzionato ad attivare l'azione giurisdizionale, il quale, a fronte peraltro dell'alea che inevitabilmente comporta un giudizio, è tentato e non poco a desistere dall'intraprendere l'iniziativa giudiziaria. Un'esagerata tassazione rischia, in tempi di depressione economica, di assumere i connotati di una inammissibile denegata giustizia per chi subisce o pensa di aver subito un pregiudizio dal comportamento dell'Ente pubblico o per chi vede compromesso un bene della vita da un provvedimento dell'Amministrazione o dalla sua inerzia, con una significativa penalizzazione degli utenti economicamente più deboli, come il privato cittadino e il piccolo artigiano o imprenditore, il che può significare l'insorgenza di in una pericolosa sfiducia nelle Istituzioni».

«Ad un militare riconosciuto il danno dopo essere stato esposto all'uranio impoverito». Migliozzi ha poi ricordato alcune delle sentenze espresse nel 2017 tra cui quella «in una materia di scottante attualità con cui è stato accolto un ricorso proposto da un militare di origini valdostane impegnato nelle missioni di pace nei territori dei Balcani e volto a vedersi accertato il diritto al risarcimento del danno, derivante da una grave patologia tumorale, contratta secondo la tesi difensiva a seguito di esposizione ad uranio impoverito. In questa circostanza il Tribunale con detta decisione che può qualificarsi come una novità nel panorama della giurisprudenza amministrativa ha riconosciuto il diritto al ristoro patrimoniale affermando, da un lato la dipendenza dell'infermità dal servizio militare svolto in Kossovo, e dall'altro lato la responsabilità dell'Amministrazione in relazione all'avvenuta esposizione del militare al rischio di contaminazione da polveri di uranio impoverito senza che siano state disposte misure di prevenzione».

«Particolare cura nell'adozione delle "interdittive antimafia"». Il presidente del "Tar" valdostano ha anche parlato delle "interdittive antimafia" emesse dal questore di Aosta: «il Tribunale ha avuto modo di occuparsi della tipologia delle "interdittive antimafia" nel corso del 2017 anche in un altro caso e, nei primi mesi di quest'anno per un altro ancora - ha evidenziato - a conferma che purtroppo anche questo territorio, per quanto estraneo a dinamiche delinquenziali di una certa consistenza, in realtà non può purtroppo dirsi immune dal fenomeno del pericolo di infiltrazioni mafiose, come peraltro posto in evidenza dalla Commissione parlamentare antimafia nella visita fatta in Regione.Per ciò che attiene alla competenza di questo "Tar" e cioè l'attività giurisdizionale di verifica della legittimità della documentazione antimafia sub specie della tipologia delle informazioni, o cosiddette "informative antimafia" con effetti interdittivi, la sentenza citata si pone nel solco della giurisprudenza del Consiglio di Stato, che ha avuto modo di sottolineare come detti provvedimenti, connotati da un contenuto discrezionale, si qualificano come una valutazione di natura preventiva e non sanzionatoria, avulsa da qualsivoglia logica penale o "latu sensu" punitiva. Nondimeno, tenuto conto dei delicati interessi sottesi e cioè da una parte gli effetti limitativi dell'iniziativa economica e dall'altra parte, in misura più pregnante l'inderogabile esigenza di tutela dell'ordine pubblico che la legislazione antimafia intende espressamente tutelare, mi corre l'obbligo di richiamare l'attenzione dell'Autorità di Pubblica sicurezza ivi preposta di avere particolare cura nell'adozione degli atti in questione nel supportare le relative determinazioni di un ampio impianto motivazionale in cui si dia adeguata contezza degli elementi indiziari idonei a far configurare una ipotesi di permeabilità mafiosa a carico del soggetto economico così come ribadito dall'orientamento giurisprudenziale espresso dal giudice amministrativo».

«Attività amministrativa esercitata con coscienza ed umiltà». Andrea Migliozzi è tornato poi sulla sentenza in merito alla nomina di Efisio Blanc nel ruolo di direttore del "Conservatoire" di Aosta: «tale decisione reca un esito squisitamente processuale di improcedibilità, ma contiene un "obiter dictum" ritengo significativo. Invero il Tribunale ha ritenuto di censuare la condotta dell'Amministrazione di controllo che aveva designato alla carica di direttore del Conservatorio musicale una persona che aveva ricevuto da parte del Consiglio accademico dell'Istituto, quanto alla sussistenza dei requisiti professionali per ricoprire il prestigioso incarico parere negativo, ed al quale nondimeno l'incarico in parola veniva conferito in deroga "dall'alto" dall'Amministrazione regionale invocandosi la norma che prevede la nomina "per chiara fama". Il Collegio, in relazione alla avvenuta contestazione giudiziale di tale nomina da parte di numerosi componenti del corpo docente dell'Istituto, per essere più realista del re, disponeva al riguardo una consulenza tecnica volta ad accertare la sussistenza o meno in capo al nominato dei requisiti di carattere eccezionale previsti dalla norma in questione, incombente istruttorio che dava un esito pienamente corrispondente al parere negativo in precedenza reso dal Consiglio d'Istituto. Il Tribunale quindi, nel prendere atto della sopravvenuta carenza di interesse dei ricorrenti a coltivare il merito del giudizio, per essersi il nominato e contestato direttore volontariamente dimesso, non ha potuto fare a meno di ricordare al di là delle risultanze degli accertamenti tecnici disposti ed eseguiti, che quello della nomina "per chiara fama" è un istituto straordinario, in cui la designazione avviene solo in favore di personalità di notoria fama nazionale ed anche internazionale nonché di eccelsa valitudine, così come raramente avvenuto. Senza fare offesa ad alcuno, ma basti pensare che l'istituto della nomina "per chiara fama", prima ancora che intervenisse la norma ad hoc appena citata è stato per così dire applicato per personalità di eccezionale talento come è avvenuto per le docenze universitarie conferite ad Ugo Foscolo ed a Giosué Carducci in età giovanile, il che è quanto dire . Insomma, nella specie si è voluto stigmatizzare un "chiaro caso" di sviamento di potere, senza peraltro che ci si voglia qui ergere al ruolo di austeri censori: la nostra è solo un'attività di verifica della legittimità dell'azione amministrativa esercitata con coscienza ed umiltà. Ma tant'è, ogni caso di eccesso di potere posto in essere in buona o cattiva fede nell'esercizio della funzione amministrativa va decisamente rimosso dal mondo giuridico».

ultimo aggiornamento: 
Giovedì 8 Marzo '18, h.15.10

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