Il Canonico Francis Darbellay ed altre sei persone condannate per la vicenda di "Maria - Vika": la Corte d'Appello ribalta l'assoluzione in primo grado

redazione 12vda.it

Il canonico Francis Darbellay, responsabile della casa di accoglienza "Château Verdun" di Saint-Oyen, è stato condannato, giovedì 18 marzo, per l'accusa di sottrazione di minore nel processo d'Appello, a Genova, in merito alla vicenda di "Maria - Vika", la bimba bielorussa che era stata nascosta dal 7 al 27 settembre 2006 nel paese della Valle del Gran San Bernardo, in compagnia delle "nonne", da parte di Alessandro Giusto e Chiara Bornacin una coppia di Cogoleto, località in provincia di Genova, a cui era stata temporaneamente affidata.
Francis Darbellay, i coniugi Giusto e le "nonne", Maria Elena Dagnino, madre di Chiara, Maria Bondi con il marito Aldo Giusto, padre di Alessandro e don Danilo Grillo, parroco di Cogoleto, che si era messo in contatto con il canonico del Gran San Bernardo, sono stati condannati a otto mesi, dopo che il sostituto procuratore generale Luigi Cavadini Lenuzza aveva chiesto un anno e sei mesi per ciascuno.
La sentenza della Corte d'Appello, cui si è rivolta il pubblico ministero del Tribunale di Genova, Paola Calleri, ribalta così l'assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" del 18 febbraio 2009, disponendo la pena che, in primo grado era stata chiesta proprio dallo stesso pm.
A tutti gli imputati, incensurati, è stata concessa la sospensione condizionale, i doppi benefici e le attenuanti: «rifarei la stessa cosa - ha dichiarato don Danilo Grillo, che non era presente in aula - perché si parla di una bimba che aveva subito violenze e doveva essere tutelata. Sapevo del processo di Appello ma non vi ho presenziato perché ero impegnato a Savona per la processione della Madonna della Misericordia. Noi non abbiamo sequestrato nessuno ma si doveva prendere tempo per trovare una tutela per questa bimba. Volevamo solo difenderla e che si prendesse coscienza che aveva subìto violenza e non erano invenzioni'. "Vika" vive ancora con la famiglia di Minsk (capitale della Bielorussia, n.d.r.) dove c'è anche suo fratello. L'importante è che non sia in un istituto. Per quanto mi riguarda la magistratura faccia il suo corso»

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