E' mancato, all'età di 85 anni, Enzo Bertolini, direttore emerito dell'Osservatorio astronomico della Valle d'Aosta

comunicato stampa
Enzo Bertolini con Albino Carbognani

Venerdì 30 giugno è venuto a mancare il professor Enzo Bertolini, dal marzo 2006 all'ottobre 2016 direttore della "Fondazione Clément Fillietroz onlus" e poi, dopo le dimissioni dello scorso autunno dovute a motivi personali, nominato direttore emerito: «è scomparso un punto di riferimento per la comunità scientifica mondiale della fisica delle alte energie e non solo - ha dichiarato Jean Marc Christille, successore di Enzo Bertolini alla Direzione della Fondazione che gestisce l'Osservatorio astronomico della Regione autonoma Valle d'Aosta ed il Planetario di Lignan - con la sua lungimiranza e il suo coraggio ha saputo costruire il centro di ricerca e cultura scientifica che oggi tutti noi conosciamo, coinvolto in progetti di alto livello in ambito locale, nazionale e internazionale».

La collaborazione con il "Premio Nobel" Carlo Rubbia. Enzo Bertolini era nato a Verona il 4 maggio 1932. Gran parte dei suoi 85 anni di vita sono stati dedicati alla ricerca scientifica, di cui si è occupato fin dalla laurea in ingegneria industriale elettrotecnica ottenuta nel 1958 all'Università degli studi di Padova, seguita l'anno dopo dal diploma di specializzazione in fisica nucleare applicata. Proprio nel 1959 Bertolini varcava a Ginevra l'ingresso del "Cern", l'organizzazione europea per la ricerca nucleare nata pochi anni prima, avviando una carriera scientifica di valore assoluto.
Appena ventisettenne, gli fu affidata la responsabilità del gruppo per la realizzazione di una camera a bolle a idrogeno, un rivelatore in grado di visualizzare le traiettorie delle particelle sub-nucleari in volo. Bertolini portò a termine l'incarico con successo e i risultati ottenuti, innovativi per l'epoca, permisero a lui, ingegnere che sapeva anche di fisica, di firmare un importante studio con un fisico di talento di un paio d'anni più giovane, Carlo Rubbia, che avrebbe vinto il "Premio Nobel" per la Fisica nel 1984.

La Direzione del progetto "Jet" ed il "pezzetto di Sole". Piuttosto che all'indagine sulle particelle elementari, Bertolini scelse di dedicarsi alla fisica del plasma, che sarebbe diventato il suo principale campo di ricerca. Dal 1962 al 1973 lavorò al "Centro nazionale per l'energia nucleare" a Frascati, vicino a Roma, per poi diventare nel 1973 uno dei manager scientifici del "Jet", ambizioso progetto europeo con sede a Abingdon, vicino a Oxford, nel Regno Unito. L'obiettivo principale del "Jet" era verificare se era possibile riprodurre, in maniera controllata, le reazioni di fusione nucleare che tengono accese le stelle.
Dopo anni di duro lavoro, l'esperimento riuscì, per la prima volta al mondo, il 9 novembre 1991. Il risultato fu acclamato come uno dei più importanti di tutta la scienza del ventesimo secolo perché apriva le porte alla possibilità di ottenere una fonte di energia potenzialmente pulita e praticamente illimitata. Bertolini vi aveva contribuito in modo determinante come "chief engineer", ovvero direttore tecnico, dell'intero progetto "Jet": «ha letteralmente riprodotto un pezzettino di Sole sulla Terra», ricorda il Direttore Christille.

Gli incarichi internazionali dagli Usa alla Corea del Sud. Parallelamente all'attività di ricerca, Bertolini si impegnò anche nell'insegnamento a livello accademico. Dopo un'esperienza nell'ateneo romano della "Sapienza", nel 1969 divenne professore all'University of California, negli Stati Uniti, con lettera d'incarico firmata da Ronald Reagan, allora governatore dello Stato americano. Nei decenni successivi avrebbe poi tenuto lezioni e seminari sulla Fisica del plasma in altre università statunitensi, europee e Estremo Oriente. Nel 1999 fu chiamato in qualità di consulente del Governo della Corea del Sud per lo sviluppo del progetto di fusione nucleare della nazione asiatica.
Fu anche membro di innumerevoli comitati scientifici e tecnologici internazionali. Ricordiamo la consulenza fornita per lo sviluppo di "Atlas", uno dei più avanzati rivelatori del "Cern" con cui sarebbe stato scoperto il "bosone di Higgs", quella per l'"Agenzia spaziale italiana" per la verifica preliminare della fattibilità di una propulsione nucleare per navicelle spaziali di nuova concezione, progetto nel quale lavorò nuovamente con Carlo Rubbia decenni dopo gli studi giovanili al "Cern", infine quella per la Commissione europea riguardo al progetto "Clean sky", volto a sviluppare tecnologie per rendere meno inquinante e più sostenibile il traffico aereo, per un valore complessivo di oltre cinque miliardi di euro di investimenti.

«La scienza è una». Dopo tanti anni in giro per il mondo, si stabilì in Valle d'Aosta con la moglie Marisa Mion, campionessa di sci alpino. Non si godette però il "buen retiro" di Saint-Pierre, dove risiedeva, accettando con entusiasmo nel 2006 la direzione della "Fondazione Clément Fillietroz onlus", nata tre anni prima per gestire l'Osservatorio astronomico della Regione autonoma Valle d'Aosta. Ai colleghi scienziati del "Cern" e del "Jet" che gli facevano notare, tra il serio e il faceto, che non si era mai occupato di telescopi, Bertolini spiegava: «le stelle sono fatte di plasma, in particolare di idrogeno e elio, e il plasma è quello che ho studiato per tutta la vita». Per poi aggiungere una considerazione nella quale credeva fermamente: «la scienza è una».
Il resto è storia degli ultimi dieci anni, durante i quali i ricercatori di Saint-Barthélemy hanno prodotto circa un centinaio di lavori, pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali e atti di congressi e simposi, e accolto decine di migliaia di visitatori in Osservatorio astronomico e nel Planetario, attivo dal 2009.

«Enzo Bertolini è riuscito nell'impresa impossibile di trasformare un piccolo istituto nel principale centro valdostano per la ricerca scientifica di base e lo sviluppo delle relative tecnologie - sottolinea Antonella Grange, presidente del Consiglio di amministrazione della "Fondazione Clément Fillietroz onlus" - ha piazzato la bandierina di Saint-Barthélemy sulla mappa mondiale degli istituti scientifici. Oggi i nostri ricercatori sono impegnati in progetti di ricerca, didattica, divulgazione e trasferimento tecnologico in collaborazione con enti e imprese in Italia e all'estero».
Con una figura così vulcanica, inevitabilmente il confine tra ambito professionale e personale tende a scomparire: «non è stato solo un mentore per tutti noi, ma un amico che ci ha sempre saputo supportare, e sopportare, nelle nostre vite lavorative» ricorda il direttore Jean Marc Christille. Un sentimento condiviso da tutto lo staff della "Fondazione Clément Fillietroz onlus", che si stringe attorno alla famiglia del professor Enzo Bertolini per la perdita di un marito, un padre e un nonno fuori dal comune: «in occasione dei funerali che si sono tenuti lunedì 3 luglio il nostro istituto ha osservato un giorno di lutto per ricordare la straordinaria persona che ci ha lasciato - conclude Christille  - ma continueremo a ricordarlo anche nel nostro lavoro di ogni giorno, mantenendo l'impostazione che ha dato ad Osservatorio astronomico e Planetario, basata sulla ricerca come strumento fondamentale per la produzione di nuova conoscenza, da cui poi trarre i contenuti per le attività di didattica, divulgazione e trasferimento tecnologico e per lo sviluppo economico del territorio».

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.