Gentile visitatore,

se sei su 12vda è chiaro che apprezzi il nostro lavoro giornalistico, che si può leggere, ascoltare e vedere senza dover pagare nulla, nel rispetto di un'informazione libera ed indipendente.
12vda è una testata che non è supportata da lobby politiche, commerciali o sociali, e si sostiene esclusivamente con la pubblicità, che è non assolutamente invasiva, non prevede fastidiosi "pop up" o "finte notizie".

Il nostro lavoro quotidiano richiede infatti tempo e denaro ed i ricavi della pubblicità ci aiutano a tenere in piedi questa testata giornalistica.

Se leggi questo messaggio vuol dire che hai attivato un "adblocker", che blocca automaticamente e non permette di vedere la pubblicità. Nel rispetto del nostro lavoro ti chiediamo quindi di disattivarlo ed anzi, se di tuo interesse, di cliccare sui nostri banner.

In questo modo potremmo restare on line, indipendenti e liberi di raccontare la Valle d'Aosta come la vediamo noi.

Grazie.

E' scomparso, all'età di 92 anni, Pierre Lexert, "valdôtain à Paris", eroico sostenitore della diffusione della lingua francese

redazione 12vda.it
Pierre Lexert

E' scomparso lunedì 9 febbraio, Pierre Lexert, l'ultimo, storico baluardo dell'annessionismo valdostano. Le sue origini erano in quel di Fénis, ma era nato a Parigi nel 1923, figlio di esiliati dall'Italia francofoba. Tornerà in Valle solo a 45 anni, con la moglie Séverine Blanc, anche lei emigrata valdostana conosciuta in Francia. Proprio al destino degli emigrati, alla lingua francese bistrattata, alla difesa di un'identità, che sente minata da certe scelte storiche, dedica molti scritti, pubblicati sia in Valle d'Aosta che, spesso in Francia.
Arriva, a dicembre 1989 durante gli "Stati generali della francofonia" a Parigi, a chiedere alla Francia di lanciare un appello alla Santa Sede, sperando che un Papa polacco potesse essere più sensibile alla perdita dell'uso del francese oltralpe dovuto, diceva Lexert, all'obbligo contenuto nei "Patti lateranensi" per i sacerdoti di esprimersi solo in italiano. Esercita mille mestieri, dal contabile al cronista giudiziario, dall'agricoltore all'operatore culturale, interessandosi a così tanti temi diversi fra loro da farsi definire persino "Proteo", l'essere mitologico che poteva assumere qualunque forma.

Prima di tutto, però, è scrittore, bibliofilo e grande viaggiatore, tanto che, stabilitosi con la famiglia a Saint-Marcel, lancia progetti sempre diversi ma coerenti, dall'"Institut valdôtain de la culture" ai suoi "Cahiers du Ru", una rivista inviata in tutta Europa: «ha saputo guadagnare la stima di tutti coloro che si sono confrontati con il suo vasto e poliedrico bagaglio di conoscenze - recita la motivazione con cui è stato inisignito "Chevalier de l'Autonomie" nel 2009 - a lui il riconoscimento per aver saputo sostenere la diffusione della lingua francese anche nel complesso periodo storico del dopoguerra. Al nostro "Valdôtain à Paris" il merito di aver trasmesso a tutti i valdostani il suo cosmopolitismo culturale: a lui la gratitudine per aver scritto un capitolo della nostra storia».

Di carattere non facile, ma sempre appassionato, è stato parte attiva della battaglia per la francofonia per tutti i suoi 92 anni, fino all'omaggio tributatogli nel 2014 durante la "Semaine de la francophonie": «Lexert è un uomo con cui era difficile andare d'accordo - commentano dalla "Union internationale de la presse francophone" valdostana François Stévenin ed Elena Landi - ma sempre coerente con se stesso».

Oltre ai "Cahiers du Ru", su cui si dilettava anche in temi provocatori, sono molti gli scritti che ha pubblicato, ricevendo riconoscimenti fra cui il "Grand Prix de l'Académie française du Rayonnement de la Langue et de la littérature": "Cœur pérégrin" (1979, 1980), "Almanach valdôtain" (1980), "Abécédaire sentimental" (1984), "Si tel Orphée...", autobio-poème (1983), "Le dévoiement, et autres nouvelles" (1997), quest'ultimo"Prix Barbey d'Aurevilly" in Francia, "Premio Enea Balmas" in Italia, "Premio speciale" al Salone del libero di Oradea in Romania, pubblicato anche in co-edizione del Québec per i tipi di "Stanké" a Montréal. C'è anche la collaborazione del 1997 con "A' l'ombre du temps - variations poétiques autour de quelques cadrans solaires valdôtains" con le foto di Guido Cossard: «Papà ci lega tutti - scrive la figlia Ariane - attraverso i suoi libri ed i suoi interventi, il suo eclettismo illuminato. Approfittiamone e leggiamolo perché scriveva per questo, per essere letto, condividere le sue emozioni, i suoi colpi di fulmine, le sue indignazioni o le sue escandescenze. Sono orgogliosa e felice di aver condiviso con lui questi 65 anni, mi sembrava quasi immortale».
Pierre Lexert, oltre alla figlia, lascia la moglie Séverine Blanc: i funerali, in forma strettamente privata, si sono tenuti a Saint-Nicolas giovedì 12 febbraio, il giorno precedente all'annuncio della scomparsa dello scrittore.

timeline