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E' scomparso Livio Forma, giornalista aostano, radiocronista appassionato di "Tutto il calcio minuto per minuto", dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi

Angelo Musumarra
Livio Forma, con la sua grolla del 'Premio Saint-Vincent di giornalismo'

Livio Forma, giornalista aostano, storica voce di "Tutto il calcio minuto per minuto", è scomparso nella serata di giovedì 16 aprile, nella sua abitazione di Aosta, all'età di 72 anni: da diverso tempo lottava contro una forma tumorale che lo aveva attaccato al fegato. Dopo una prima serie di cure che avevano dato esito positivo, poco più di due mesi fa la malattia lo ha aggredito nuovamente ma Forma, che professionalmente si preparava in maniera rigorosa, si è fatto trovare pronto anche per questo appuntamento: «lui stesso aveva avvertito con un "tam tam" - racconta, sul suo sito, il collega Luciano Caveri, direttore dei "Programmi Rai" della Valle d'Aosta, che nell'autunno del 2011 lo aveva fatto tornare alla radio con "Sport Vallée", una trasmissione che ha raccontato i campioni dello sport valdostano - diffuso poi fra colleghi, che sentiva avvicinarsi la fine. Aveva voluto farsi portare a casa dalla sua famiglia».

Impiegato regionale appassionato di sport, aveva iniziato la sua carriera giornalistica nel giornale "Sports valdôtains" entrando poi alla "Rai" di Aosta nel 1979, riuscendo, alla soglia dei quarant'anni, a fare il salto di qualità, diventando inviato di "Tutto il calcio minuto per minuto", dove debuttò nel febbraio 1982 con la radiocronaca di "Cremonese - Varese", facendosi apprezzare da subito per il suo stile personale, con modi di dire ormai storici come il suo «a mio modesto parere» o «per chi si fosse messo solo adesso davanti ai diffusori» e diventando, nel tempo, una delle "classiche" voci della domenica calcistica, insieme a Riccardo Cucchi ed a Bruno Gentili. Inviato per la "Rai" anche per cinque edizioni dei "Mondiali di calcio" e per otto edizioni delle "Olimpiadi", sia estive che invernali, aveva continuato a lavorare anche dopo essere andato in pensione, dove era rimasto nello staff di "Tutto il calcio minuto per minuto" fino al termine della stagione 2011-2012 dove si occupava il sabato, anche delle partite di "serie B": «mi faceva impressione - aggiunge Caveri - sentirlo emergere fra i grandi radiocronisti, compreso il mio amico Sandro Ciotti. Capitava di incrociarsi, quando ero deputato a Roma ed era sempre cameratismo con quel tratto di educazione e misura che Livio aveva. Sapeva essere sferzante nei giudizi e non aveva timore di dire come la pensasse, anche sulla politica e sulla Valle d'Aosta. Non c'erano fra di noi barriere, come capita a chi aveva condiviso momenti nascenti, come fu la redazione "Rai" di Aosta: una squadra. Era schietto anche sulla delusione che ebbe quando la "Rai", dopo che pur da pensionato aveva continuato, quasi gratis, a fare radiocronache, lo liquidò in modo brusco e burocratico e ne soffri ovviamente, perché dopo tanti anni di onorato servizio i ringraziamenti non sono solo educazione, ma sostanza».

Nell'ottobre 2009 gli era stato assegnato il "Premio Saint-Vincent per il giornalismo" e nel maggio 2012 era stato eletto alla guida della sezione valdostana della "Unione stampa sportiva italiana", il sindacato dei giornalisti sportivi. L'ultima uscita pubblica di Livio Forma è stata lo scorso 9 febbraio, quando partecipò ad un corso di formazione su "L'Europa e il suo ordinamento" tenuto proprio da Caveri: «Livio Forma ti guadava in maniera curiosa ed interrogativa, capace di aprire le porte del serbatoio del feeling - ricorda il giornalista Luca Casali, collega di conduzione di "Sport Vallée" - quell'empatia che, avendo avuto l'onore di poter lavorare al suo fianco, si era instaurata. Livio era uomo tutto d'un pezzo, di quelli che dicono. Che pensano e, poi, parlano. Fece del calcio la sua ragione di vita: prima una passione e poi un lavoro. Eppure la sua radiocronaca, quella nel cassetto del cuore, è legata allo sci. E alla staffetta 4x10 chilometri che l'Italia vinse a Lillehammer 1994. Quando ebbi il privilegio di stare al fianco di Livio nella conduzione di "Sport Vallée" ed in studio venne Marco Albarello, capii quanto fosse la passione a fare la differenza. Lui, uomo del pallone, che pianse per un oro olimpico di uno sport povero. "Ma con un'umanità che questi signori del calcio non hanno il lusso di poter conoscere", disse. Furono giornate di una dolce scuola. Prima in studio, poi al bar. Che diventava sempre "dello sport". "Non ho niente da insegnare, ascolta solo i miei aneddoti". E così iniziava. Come quando a Cortina commentò una gara di Coppa del Mondo di sci alpino sbirciando i tempi dagli strumenti dei cronometristi perché il display non funzionava più. "E mi feci la classifica a mano con il terrore di dare la vittoria a chi non avesse fatto il miglior tempo". O come quando raccontò di aver portato gli adorati nipotini a Torino, allo stadio, a vedere la Juventus. "Una babele di insulti, anche in tribuna d'onore. Mi sono vergognato dei tifosi di oggi. E me ne sono andato con i miei nipotini. Perché non era bello che stessero lì a sorbirsi quello schifo. O ancora come quando volle venire a capire come funziona un rally e chi fosse Elwis Chentre. E poi il ciclismo, il Giro Ciclistico Valle d'Aosta. "Chi ha vinto oggi?". Il suo, di sport, era ovunque».

«Lui era entrato in "Rai" prima, aveva iniziato a raccontare gli sport invernali prima, aveva calpestato la neve "importante" prima - aggiunge il collega Carlo Gobbo - ma era rimasto sempre lo stesso ragazzo semplice, serio, con la schiena diritta. Un ragazzo che amava il proprio lavoro, un gentiluomo serio ed onesto e quando approdò al calcio diventò poco a poco un'icona per il suo modo di raccontare lo sport del pallone! Era la scuola degli Ameri, dei Ciotti, dei Provenzali, e lui Livio Forma, si ritagliava piano piano un suo spazio, una nicchia particolare che arricchiva di anno in anno con la sua eleganza, il suo sobrio modo di fare radiocronaca, il suo rispetto nei confronti dei giocatori, degli allenatori, dei dirigenti, dei colleghi, del pubblico. Si rivolgeva a tutti con grande fair play, chiedendo sempre "per favore" e ringraziando sempre. Mai un'imprecazione, mai una parola fuori dalle righe, non aveva mai commentato una rete con quelle urla assordanti che pare oggi siano diventate una necessità».

Livio Forma lascia migliaia di appassionati di sport, la moglie Egle e la figlia Valentina, a cui vanno le condoglianze di 12vda: i funerali, a cui hanno partecipato diversi colleghi ed autorità, si sono tenuti nel pomeriggio di sabato 18 aprile, nella chiesa parrocchiale dell'Immacolata, ad Aosta.

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