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Un dirigente scolastico è stato aggredito, nel suo ufficio, dal marito di una sua professoressa: «se ti incontro ti stendo»

Angelo Musumarra
L'ingresso della scuola media del Pont Suaz, a Charvensod

«Mi ha lasciato il male dentro, nella mente e nel cuore, mi sento così male, anche se è stato solo uno schiaffo. Penso alle persone che vengono violentate in casa perché vengono derubate, o ad una donna che subisce violenza, è una cosa disastrosa». Così Mario Andolfi Ardesini, 64 anni il prossimo marzo, da 35 anni in Valle, dirigente dell'Istituzione scolastica "Mont Emilius 3" (che gestisce tredici scuole nei Comuni di Jovençan, Gressan, Charvensod e Pollein), commenta l'aggressione subita lo scorso mercoledì 21 febbraio, intorno alle ore 11, mentre era impegnato con una docente in una riunione, nel suo ufficio nella scuola media del Pont Suaz, a Charvensod. Ad aggredirlo è stato Luigi Formato, 53 anni, di Aosta, dirigente sanitario della struttura di chirurgia vascolare ed angiologia dell'ospedale "Parini", marito di Filomena Melito, 44 anni, insegnante precaria di italiano, storia e geografia.

«Mi ha bloccato, dato uno schiaffo e tenuto fermo mentre mi insultava». «In genere la porta del mio ufficio è sempre aperta, specie quando parlo con gli insegnanti - racconta Andolfi Ardesini a 12vda, spiegando pubblicamente, per la prima volta, i dettagli dell'accaduto - e mercoledì mattina avevo avuto una riunione per organizzare una Commissione, dato che le insegnanti mi stavano chiedendo un aiuto perché è troppa la mole di lavoro, dobbiamo rivedere il codice di comportamento dei ragazzi, la valutazione del comportamento e la valutazione del profitto. Io stavo seduto sulla sedia, la porta era aperta e vedo arrivare quest'uomo di gran lena. Io mio alzo per dirgli "guardi che la segreteria è lì..." ma non ho fatto in tempo, è venuto dietro la scrivania, mi ha bloccato, mi ha dato uno schiaffo, mi ha tenuto fermo per gli avambracci e non le dico gli improperi e le contumelie, le lascio immaginare».

«Prega Dio che non ti incontri, perché sennò ti stendo». «Ciò che è già stato scritto non è rispondente al vero - continua il dirigente scolastico - non c'è stato nessun alterco, io non ho avuto motivo di dire nulla e neanche il tempo di reagire. Questo è venuto come una furia qua ed anche se mi ero già alzato, mi ha dato uno schiaffo e poi mi ha tenuto gli avambracci dicendo "hai minacciato mia moglie, sei un dirigente di merda" e compagnia cantante. La professoressa che era nel mio ufficio si è spaventata ed è andata a chiamare il tecnico che sta nella sala accanto, il quale è venuto qui subito ed ha iniziato a rabbonirlo. Io non ho assolutamente trasceso, l'aggressore ha chiesto di togliergli le mani di dosso ma io gli risposto che era lui che mi stava trattenendo e che doveva spostarsi dall'altra parte della scrivania. Poi si è messo sull'uscio dell'ufficio ed il tecnico ha cercato di contenerlo, sempre senza toccarlo, e dicendogli "questo non è il modo per far valere i suoi diritti, siamo in una scuola, questo è un luogo di formazione", ed io ho gli detto di non preoccuparsi, che avrei chiamato i Carabinieri e il dottore ha risposto "sì sì chiamali, tanto non mi arrestano mica" ma, nel momento in cui ho iniziato a parlare con l'operatore lui è scappato dalla porta di sicurezza qui di fronte. Prima di andarsene mi ha detto "prega Dio che non ti incontri, perché sennò ti stendo"».

«Non so a chi lasciare mio figlio». «Questi per noi sono momenti un po' concitati perché abbiamo le prove "Invalsi" - sottolinea Mario Andolfi Ardesini, ricostruendo le problematiche con la professoressa Filomena Melito, che alcuni anni fa affiancava all'attività di docente quella di pasticciera - e quest'anno, per la prima volta, vanno svolte col computer. Le nostre terze classi sono tutte con oltre venti studenti, ma abbiamo solamente quindici computer e ci stavamo industriando come fare, visto che una regola dell'Invalsi prevede che gli alunni stiano tutti in una classe, che però non abbiamo. Lunedì ero impegnato in queste riunioni quando la signora mi ha telefonato due volte, e, dopo aver lasciato detto di richiamare dopo, ho trovato sulla mia scrivania un foglietto con su scritto "Melito ha detto che le parlerà di persona. Non ha più richiamato, ha lasciato detto alla bidella quanto sopra citato". Martedì mattina sono salito nelle aule e l'ho incontrata mentre stava entrando in una classe, mi ha chiesto quando poteva parlarmi ed io gli ho dato la mia disponibilità dopo la riunione del collegio docenti, prevista nel pomeriggio, dalle ore 14.30 alle 16. "Ma io non so a chi lasciare mio figlio" mi ha risposto, "signora non so che cosa farci, la questione non mi riguarda" le ho ribattuto, e lei "allora vengo con mio figlio" ed io "no signora, non si permetta di venire, non è consentito". Al collegio docenti non è assolutamente permessa la presenza di altre persone, ed io, essendo datore di lavoro di tutti quanti, se succedesse qualcosa al bambino, vado in galera ed è questo che forse non ha capito la signora. La discussione si era conclusa e pensavo la questione fosse tacitata e che la signora sarebbe venuta regolarmente al collegio docenti, ma alle due e mezza io comincio la riunione ed alle tre meno venti la signora si presenta con il pupo in braccio».

In ritardo perché «sono andata a fare la spesa». «Lei apre la porta, io la vedo subito, e le dico "no signora mi dispiace, lei non può entrare, glielo ho già detto stamattina e glielo ripeto e sappia che da questo momento io provvederò disciplinarmente nei suoi confronti" - ricorda ancora il dirigente dell'Istituzione scolastica "Mont Emilius 3" - queste sono state le mie parole, ho chiuso la porta ed ho continuato il collegio docenti. Gli insegnanti erano già seduti ai loro posti, io non ho né gridato né insultato nessuno, forse i toni erano un po' sostenuti».
La Melito si era resa protagonista di un ritardo già due mesi prima: «nel mese di dicembre c'era stata una riunione con tutti gli insegnanti di lingua, italiano, francese ed inglese - rimarca Andolfi Ardesini - che era convocata per le ore 14.30 con termine alle 16.30, ed io, in genere, apro la riunione e poi gli insegnanti si riuniscono per filoni, quelli di italiano, di inglese e di francese, facendo gruppi separati dove programmano, decidono progetti e quant'altro. Io ero sulla porta, quando alle tre meno un quarto vedo la signora arrivare e, dopo averle evidenziato il ritardo, lei mi risponde "io sono andata a fare la spesa" e poi, dall'ufficio la vedo andare via alle quattro meno un quarto. La mattina successiva le chiedo spiegazioni e le mi dice che è stata "autorizzata" da una collega, una scusa un po' banale».

"Scuola di Cultura, Pace, Legalità e Sicurezza". All'Istituzione scolastica "Mont Emilius 3", dove sulle pareti ci sono le immagini dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Gandhi ed anche di Jean-Baptiste Cerlogne, con diverse interpretazioni dell'arte di Keith Haring, e dove, sull'ingresso si legge "Scuola di Cultura, Pace, Legalità e Sicurezza", il calendario di lavoro viene approvato da tutti gli insegnanti il 1° settembre: «abbiamo un piano delle attività dove sono indicati i giorni di vacanza canonici, i giorni di vacanza che stabilisce l'Istituzione e le diverse attività programmate, mese per mese - spiega ancora il dirigente - ad esempio il 13 dicembre c'erano i consigli orientativi per le classi terze ed in quella settimana i relativi docenti non possono prendere ferie, così come il 1° dicembre era fissato il ricevimento parenti. Il collegio docenti del 20 febbraio, dalle ore 14.30 alle 16, era quindi fissato dal 1° settembre, e la professoressa Melito lo ha votato. Ricordo la riunione dove la signora si è presentata con il marito ed ha anche allattato lì il figlio. Può capitare che ci siano delle riunioni straordinarie, ma non era questo il caso e lei non può dire che il collegio docenti le è capitato tra capo e collo. Anche tutte le altre persone che lavorano qui hanno figli ed impegni, pensa di averli solo lei?».

«Aggredita anche una docente della scuola "Saint-Roch"». Dopo l'accaduto, che ha visto la presentazione di una querela e di una denuncia all'Azienda Usl ed all'Ordine professionale dei medici, a Mario Andolfi Ardesini è arrivata la solidarietà dell'intero corpo docente dell'Istituzione scolastica: «un collega mi ha raccontato che il marito della Melito non è nuovo a queste cose - confida - dato che già ha perpetrato violenza nei confronti di un'insegnante della "Saint-Roch", la quale aveva detto alla Melito "guarda, a noi non c'interessa dei tuoi problemi, siamo qui tutti a lavorare e come vengo io devi venire pure tu". La signora è sentita offesa ed ha mandato il marito, e si vanta in giro, che questa persona è stata "appesa ad un chiodo". Quello che non riesco a capire, è come si faccia a partire dalla collina di Aosta o dall'ospedale regionale e venire qui per aggredire una persona che ha detto ad una sua dipendente di fare solo e soltanto il suo dovere. La sera, quando sono tornato a casa non ho detto nulla a mia moglie, dato che non le dico mai nulla di ciò che succede sul lavoro, ma poi la mia vicaria mi ha avvisato che l'accaduto, seppur non corrispondente al vero, era uscito sul giornale. Spiegata la vicenda, mia moglie mi ha detto che la colpa non era mia, che mi ero trovato in questa situazione, e si è chiesta "è mai possibile che uno esca di casa e poi magari non rientri più?". Se dopo aver preso lo schiaffo fossi caduto in terra o avessi sbattuto la testa sul termosifone o su uno spigolo?».

«Il cavaliere senza macchia e senza paura ha sguainato la sua spada». «Ti rendi conto che hai tre figli ed una moglie, ti rendi conto? - aggiunge il dirigente scolastico, rivolgendosi direttamente a Luigi Formato - tu parti da casa tua per aggredire una persona, qui c'è la premeditazione, ma tu sei un medico, non dovresti essere un delinquente, ma è un'usanza, appena c'è qualcosa che non va, partono le minacce, le ingiurie e le aggressioni fisiche, diceva che avevo fatto venire sua moglie a scuola con il figlio che aveva l'influenza ed adesso il bambino ha la broncopolmonite. Ho saputo che ambedue aderiscono a "Comunione e liberazione" e questo mi dice "prega Dio di non incontrarmi perché ti stendo"? E pensate se in quel momento davanti alla porta passavano i ragazzini che vanno in palestra? Io non mi nascondo dietro ad un dito, caratterialmente io sono mite e sono qui a fare il mio lavoro: se io dico ad un insegnante che una cosa non si può fare, è perchè non si può, non perché io ce l'abbia con qualcuno. Come uomo di cultura, che dedica la vita all'istruzione, alla formazione, non avrei mai immaginato di dover sopportare una cosa di questo genere. Se fosse stato un delinquente abituale... anzi, i "delinquenti abituali" mi abbracciano, vengono qui a ringraziarmi, "fate tanto per i nostri figli", perché ai ragazzini, quando non si impegano, io faccio le ramanzine, "ti devi impegnare, così dai soddisfazione a te stesso ed ai tuoi genitori", le cose che un padre direbbe al proprio figlio. Lui viene qui a dire "hai minacciato mia moglie" ma alla fine erano solo dinamiche di lavoro, lui cosa c'entra? Evidentemente il cavaliere senza macchia e senza paura è venuto qui ed ha sguainato la sua spada».

«Non riesco più a ritrovare una certa calma». Dopo l'accaduto non ci sono più stati contatti tra il dirigente e la professoressa Melito: «io non so come evolverà la situazione e se la signora sia stata già chiamata dai Carabinieri - conclude Mario Andolfi Ardesini - non so neanche se l'Ordine dei medici e l'Usl della Valle d'Aosta, prenderanno provvedimenti. Spiace che queste cose succedano in un ambiente di formazione, laddove l'educazione dovrebbe essere la base ed invece poi la fanno da padrone le minacce e la violenza. E' inconcepibile partire da casa o dall'ospedale e venire qui per darmi uno schiaffo, bloccandomi sulla sedia, non so quale santo mi abbia trattenuto dal reagire. C'è questa violenza gratuita, tra e me e me penso che mi è capitato solo uno schiaffo, ma pensate a quelle persone che vengono violentate, non riesco a più a ritrovare una certa calma».

ultimo aggiornamento: 
Lunedì 26 Febbraio '18, h.15.15

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