Inaugurata, dopo 47 anni di lavori, l'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans: «non è stato facile fermare i condomini che dovevano sorgere qui» ha ricordato Rollandin

redazione 12vda
Il momento del taglio del nastro del museo dell'Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans

A 47 anni dalla sua scoperta, avvenuta nel 1969, durante alcuni scavi edilizi, l'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta è stata aperta alle visite del pubblico: si tratta in realtà del primo lotto, dato che il secondo a sud non è ancora pronto, ma l'interesse che solleva è già molto.
Alla cerimonia di inaugurazione, venerdì 24 giugno, ha presenziato, in assenza del ministro Dario Franceschini, la sottosegretaria del Ministero dei beni e delle attività culturali e turismo Ilaria Borletti Buitoni, ed anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato il suo messaggio: «la specialità di questa regione - ha scritto - insieme al senso del dovere, alla capacità organizzativa dei suoi abitanti, al lavoro e all'amore per questo meraviglioso territorio costituiscono un luogo privilegiato che è interesse di tutti preservare e difendere nel pieno rispetto dell'ambiente. L'importanza scientifica del vasto giacimento archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, dopo decenni di scavi, testimonianza di un'evoluzione che dal neolitico arriva al medioevo, è ricchezza identitaria per la regione e per tutto il Paese. Seimila anni di storia illustrati attraverso sei metri di stratificazione archeologica rappresentano un eccezionale ritrovamento, forte elemento di richiamo dell'offerta culturale e turistica della regione e pietra miliare nella storia del patrimonio territoriale».

L'indagine archeologica è stata condotta su un'area di circa diecimila metri quadri, che non coincide con quella occupata nella preistoria. Infatti le strutture si estendono anche sotto gli edifici circostanti. La storia del sito, iniziata alla fine del quinto millennio avanti Cristo, è articolata e ricca di evidenze: strutture scavate nel terreno, come solchi regolari e grandi fosse, e strutture in elevato, con allineamenti di pali lignei, di "menhir", di stele e monumenti funerari. Testimonianze così diverse, che si alternano con continuità per lungo tempo, sono in relazione tra loro, seguono orientamenti spaziali ripetuti e hanno significati rituali. La ritualità non riguarda i singoli monumenti ma l'intera area megalitica preistorica. Le necropoli di età romana e la chiesa dedicata a Saint-Martin conservano nel tempo la memoria della sacralità del luogo.

Il percorso di visita si snoda seguendo passerelle che permettono al visitatore di avvicinarsi quanto più possibile ai reperti, per osservarne la particolarità, spiegata da pannelli lungo il percorso di visita. Uno degli elementi più particolari è costituito dalla presenza allineata di pali, sotto i quali sono state trovati resti di teste ovine, delle stele, le due antropomorfe risalenti al periodo IV - II millennio avanti Cristo restano conservate e visibili al "Museo archeologico regionale", e dei solchi della aratura sacra, più antica dello scavo e dell'utilizzo dei pozzi, datati alla fine del V millennio avanti Cristo, interpretata non tanto come attività agricola, quanto piuttosto come azione rituale, che potrebbe aver reso l'area un vero e proprio "santuario" di età neolitica, poi diventato necropoli.

«L'area megalitica è un fondamentale tassello per la città e per il suo futuro e racchiude in sé tante attese - ha commentato il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz - sarà una nuova fondamentale tappa di quel viaggio temporale nel lontano passato che la città di Aosta, come poche altre, può offrire. L'impegno dell'Amministrazione comunale sarà quello di puntare sulla mobilità e sul completamento della messa in rete di questi elementi, in sinergia con l'Amministrazione regionale, perché la Valle d'Aosta conosciuta per le vette più alte d'Europa, possa attrarre anche e soprattutto per la storia e la cultura in cui Aosta vuole giocare un ruolo da protagonista nel ventunesimo secolo».
Intanto però, il Comune ha dovuto restituire alla Regione l'utilizzo del parcheggio di fronte all'ex maternità, che sarà principalmente di servizio per i pullman diretti all'area megalitica, lasciando ad uso libero solo pochi posti auto. I pullman saranno anche obbligati, per uscire da Aosta, a passare per via delle Regioni, dove anche lì, tra corso Saint-Martin e regione Pallin, sono stati tolti diversi stalli di sosta per consentire l'allargamento della carreggiata.

«Dopo tanti anni Saint-Martin de Corléans diventa finalmente patrimonio di tutti - ha dichiarato il soprintendente ai beni culturali Roberto Domaine, facendosi portavoce delle molte maestranze che si sono succedute nel ripristino dell'area - è accessibile e si presenta oggi al pubblico in una veste museale innovativa e tecnologicamente avanzata, degna delle straordinarie testimonianze che questo luogo simbolico conserva. Gli scavi hanno messo in luce una vasta zona di culto e di sepoltura di epoca megalitica unica nel suo genere e pertanto degna di essere celebrata, oggi come avveniva allora, con una certa sacralità».
«Il percorso che dal 1969 arriva ad oggi
- ha continuato Domaine - è segnato da tappe significative, testimoni della lungimiranza dei diversi amministratori pubblici che hanno concorso alla creazione di questo polo museale, dalla "dichiarazione di interesse dell’area" ed acquisizione dei terreni da parte della Regione, alle innumerevoli campagne di scavo affiancate da studi e agli sforzi diretti a coinvolgere, negli anni Novanta, la collettività locale attraverso l'esposizione che ha presentato le proposte progettuali di cui è risultato vincitore il raggruppamento dell'architetto Vittorio Valletti di Torino. Gli stadi successivi che hanno visto la progettazione e la realizzazione delle strutture architettoniche non sono stati sempre lineari: il lungo e complesso iter progettuale è stato segnato da controversie, sospensioni e revisioni, cui è seguito un altrettanto lungo periodo d'avvio e svolgimento delle opere, tra bandi di gare ed infiniti atti amministrativi per l'affido dei lavori, oltremodo complessi. Tutti passaggi necessari se si considera la dimensione del cantiere, la sua complessità strutturale e tecnologica, con l'aggravante di operare in un'area sottoposta a vincolo e con l'obiettivo, per noi, irrinunciabile, di garantire un'elevata qualità esecutiva».

Nel giorno successivo alla "Brexit", Roberto Domaine ha evidenziato come l'apertura del museo è stata resa possibile soprattutto grazie all'intervento econonico comunitario: «è stato grazie a consistenti co-finanziamenti europei che abbiamo potuto dar corso, con maggior linearità esecutiva, alle opere di allestimento per l'apertura al pubblico del museo come primo lotto indirizzato all'area nord - ha ribadito il soprintendente, rimasto poi bloccato, al momento del taglio del nastro, nel "circo mediatico" di fotografi ed operatori - oltre quattromila metri quadri di spazio espositivo che comprende ed abbraccia l'area archeologica, salvaguardando monumenti e reperti e, al tempo stesso, integrandoli all'interno di un percorso esplicativo e didattico di oltre cinquecento metri lineari. Parti significative del progetto devono ancora trovare esecuzione ed il secondo lotto è avviato: un "work in progress" che non potrà dimenticare, per i contenuti del museo, i significativi dati che stanno emergendo dagli scavi dell'ospedale "Umberto Parini". Dovrà, infine, prender vita la grande piazza soprastante la copertura, concepita dagli architetti come uno spazio urbano all'aperto, un luogo di fruizione collettivo e di integrazione sociale ed economica con il quartiere. Le cifre in gioco sono importanti, ma, per esperienza, sappiamo che gli investimenti iniziali contribuiscono a dare corpo alle strategie della futura gestione».

I lavori hanno coinvolto anche personalità esterne alla Valle d'Aosta, quale comitato scientifico: Raffaela Poggiani Keller, già soprintendente per i beni archeologici della Lombardia, Angela Maria Ferroni in ruolo presso il Ministero per i beni e le attività culturali, Lucia Sarti, docente di paleontologia e di preistoria e protostoria europea presso l'Università di Siena e Philippe Curdy, curatore del dipartimento di preistoria ed antichità del museo di storia del Vallese. Le prime ipotesi, va ricordato, furono formulate dagli archeologi Rosanna Mollo e Franco Mezzena, rimettendo in discussione le teorie sulla preistoria a livello europeo: «questo sito potrà, anzi dovrà, diventare un nuovo volano di slancio per il turismo culturale - si è quindi augurata Emily Rini, assessore regionale all'istruzione e cultura, che non ha nascosto l'emozione per l'evento - e da qui potranno partire percorsi che valorizzeranno i nostri numerosi monumenti che caratterizzano la nostra regione e la città di Aosta, città che da sempre è custode di testimonianze di diverse epoche storiche. E' una nuova prospettiva che si apre per noi, non solo sul piano storico, ma anche economico-turistico. Questa nuova area megalitica rappresenterà l’imbocco di un unico grande ponte immaginario che attraverserà l'intera città per accompagnarla attraverso i suoi periodi storici. Un ponte che potrà aiutarci a dare un unico senso ai tesori del nostro patrimonio culturale creando un centro unico di archeologia "diffusa"».

Oltre al soprintendente Roberto Domaine ed al direttore della struttura regionale Gaetano De Gattis, il pensiero di quanti hanno seguito i nuovi ritrovamenti archeologici valdostani, dalle terme di Saint-Vincent all'area celtica vicino all'ospedale "Parini" di Aosta, è andato anche alla prematuramente scomparsa Patrizia Framarin, fine archeologa, dalla comunicazione asciutta e diretta, che quale ultimo lavoro presentò appunto il ritrovamento del tumulo del "principe celtico", ancora allo studio: «quando si è partiti con questa avventura - ha concluso il presidente della Regione, Augusto Rollandin - la sensibilità dell'archeologia ed il suo valore era a livelli abbastanza bassi. Non che oggi quando si parla di scavi ci sia entusiasmo. Vi assicuro che all'inizio fermare un ettaro di terreno, su cui dovevano sorgere condomini, non è stata una banalità. Credo che il risultato di oggi paghi la costanza, la volontà ferma e soprattutto la coscienza di chi ha analizzato questi primi rilievi della capacità che avremmo potuto avere di rendere quest'area unica e irripetibile. Oggi con mezzi diversi, possibilità operative diverse, ci rendiamo conto che quella sfida è stata importante e ci permette di dare uno sguardo al nostro passato che ci dice, è la seconda considerazione, ci riporta al tema dei migranti. I popoli migrano, come oggi, vanno in luoghi in cui ritengono di poter sopravvivere. E' un tema attuale che va trattato con grande considerazione, le migrazioni non si fermeranno mai. La nostra regione da sempre è stata la regione dei valichi, oggi dei trafori, ha permesso l'integrazione tra i popoli, di conoscerci e di farci conoscere: questo punto di riferimento, al di là della grande importanza di questi ritrovamenti, come celare l'altro sito che abbiamo di recente scoperto e altrettanto importante accanto all'ospedale. Anche lì ha sconvolto i piani della Regione ma abbiamo creduto che fosse giusto sottolineare quest'area che sarà collegata strettamente con Saint-Martin-de-Corléans. Gli investimenti nel settore dell'archeologia sono all'inizio difficili da capire, ma quando si entra nella logica di rispettare la nostra storia e, comprendendola, diventare capaci di gestire il presente, credo che tutto questo prenda un significato diverso».

L'area megalitica sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre dalle ore 9 alle 19, dal 1° ottobre al 24 marzo, l'orario sarà dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 14 alle 18. Il biglietto di ingresso costa sette euro, cinque euro il ridotto e due euro quello per i minorenni, mentre la "guida breve" del sito archeologico, di 64 pagine, coordinata da Alessia Favre e realizzata graficamente da Thomas Linty, costerà otto euro.

Per la cerimonia di inaugurazione sono stati spesi quattromila euro, mentre, complessivamente, per le attività necessarie all'apertura al pubblico dell'area megalitica, la spesa è stata di 23.500 euro. La pubblicità "cartacea" è invece costata quasi 54mila euro: 10.370 euro sono andati ad "Archeologia viva", 7.302 euro per le tovagliette torinesi di "Sugo news", 5.612 euro per "Il Giornale dell'Arte", 2.793 euro per "La Stampa", 1.952 euro per "Archeo", 1.708 euro per l'allegato del quotidiano svizzero di "Le Nouvelliste", 1.589 euro per "La Vallée notizie" e 915 euro per "Gazzetta matin" a cui si aggiungono 5.307 euro per trenta affissioni elettroniche a Torino, 2.581 euro per le affissioni ad Aosta e 1.826 euro per altre affissioni e la distribuzione di locandine in Piemonte.

Infine, 23.500 euro vanno ad Emanuela Rossi Di Marignano per la "gestione della comunicazione": la professionista milanese, già portavoce del sindaco Gabriele Albertini, si occupa di "pianificazione azioni promozionali, redazione comunicati stampa sulla base dei contenuti forniti dagli esperti del dipartimento soprintendenza e/o revisione del testo fornito per la stesura definitiva, preparazione press kit, invio dei comunicati, immagini, cartelle stampa e di quanto altro destinata ai giornalisti, invio dell'invito di inaugurazione a mailing list mirata di giornalisti, opinion leader, critici, grande personalità della cultura, dell'arte e dell'archeologia, organizzazione e gestione conferenza stampa di inaugurazione, gestione contenuti di articoli e interviste su carta stampate, tv, radio e top web media, contatto diretto con redazioni di quotidiani e allegati, settimanali, periodici, testate web importanti, tv, raccolta, impaginazione e rilegatura rassegna stampa".

Ciliegina della torta, il messaggio del Presidente Mattarella, 221 parole inviate via telegramma, per una spesa presunta di 40,42 euro: una e-mail non sarebbe costata nulla.

Qui la guida breve del museo dell'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans.
Qui il discorso dell'assessore Emily Rini, qui quello del soprintendente Roberto Domaine e qui quello del sindaco Fulvio Centoz.
Qui il messaggio - telegramma del Presidente Sergio Mattarella.

Qui la gallery fotografica dell'inaugurazione del museo dell'area megalitica di Saint-Martin-De-Corleans: