Scontro sull'autocertificazione ufficiale da presentare a scuola: «l'educazione parentale non c'entra con i vaccini obbligatori» evidenzia Stefano Minetti

redazione 12vda.it

Più che i divieti dei dirigenti scolastici è stata la scelta delle famiglie a vincolare la presenza dei bambini nei primi giorni del nuovo anno scolastico. Sono diversi, infatti, i genitori che hanno preferito non presentare l'autocertificazione in cui avrebbero dovuto indicare i vaccini già somministrati o l'intenzione di provvedere prendendo appuntamento con le strutture sanitarie.
L'associazione "Pro Libera scelta Valle d'Aosta" ha predisposto una "autocertificazione atipica", pensando anche ad una soluzione alternativa, dal momento che i dirigenti scolastici sembravano intenzionati ad accettare solo la compilazione dei moduli ufficiali. La frase oggetto di discordia è quella in cui i genitori dovrebbero dichiarare di aver preso "appuntamento telefonico con l'Azienda sanitaria per le vaccinazioni in data..." cui invece sostituire "appuntamento tramite raccomandata con l'Azienda sanitaria locale per colloquio vaccinale".

«Noi non sottoscriveremo l'impegno di effettuare tutti i vaccini possibili ed immaginabili». «La differenza sta nello spirito - conferma a 12vda Stefano Minetti, presidente dell'associazione "Pro libera scelta" della Valle d'Aosta - visto che la lettera dell'Azienda Usl che abbiamo ricevuto tutti quanti, in buona sostanza, è una sorta di dichiarazione in cui i genitori dichiarano che entro una determinata data si adegueranno e quindi vaccineranno, con tutti i vaccini possibili ed immaginabili, così come previsto dalla vigente normativa. Ovviamente il nostro modulo per richiesta di appuntamento non dà per implicito questo passaggio perché ovviamente non è quello che intendiamo affermare. Noi siamo ancora dei genitori dubbiosi, pertanto vogliamo prima un colloquio con l'Azienda sanitaria e poi ci riserviamo di valutare, in ottemperanza anche del titolo della nostra associazione, in "libera scelta", cosa fare».
In realtà pare che da ogni lato si cerchi di prendere tempo, cercando una soluzione per salvaguardare da un lato il diritto all'istruzione obbligatoria e dall'altro la privacy e la libertà di scelta in materia di salute per i piccoli: «il limite grosso di questa autocertificazione - ribadisce Minetti - così come è stata prevista, è che di fatto è un implicita accettazione della normativa, che prevede poi la successiva vaccinazione in toto così come è previsto, e questo non siamo in grado di sottoscriverlo».
Intanto i dirigenti delle scuole superiori hanno già inviato ai genitori degli studenti la richiesta della documentazione dei vaccini effettuati, da presentare entro martedì 24 ottobre.

«La scelta dell'educazione parentale non è collegata all'obbligo vaccinale». Per quanto riguarda l'opzione, legale e possibile, dell'istruzione parentale, si sta definendo una differenza tra la "Plaine" di Aosta, dove più famiglie potrebbero mettersi d'accordo, e le vallate, dove invece il numero esiguo di bambini potrebbe indurre i genitori anche a scelte basate sulle prospettive sociali e relazionali che comporterebbe il tenere i bambini a casa invece di farli giocare con i compagni d'asilo del paese: «per una serie di circostanze abbastanza fortuite - precisa ancora il presidente dell'associazione "Pro libera scelta" della Valle d'Aosta - legate al fatto che due giorni prima della nostra conferenza è uscita una notizia che parlava che alcune famiglie si stavano organizzando per l'educazione parentale, unita alla presenza dell'assessore regionale all'educazione alla nostra conferenza a Fénis, alcuni giornalisti sono stati indotti a ritenere che ci fosse un collegamento diretto tra il tema "vaccini" ed il tema "educazione". Non è così, il senso del collegamento è che, quando ci siamo incontrati per confrontarci sui vaccini, abbiamo scoperto di condividere altri punti di vista tra cui quelli per una pedagogia alternativa rispetto a quella attualmente in uso nelle scuole ed abbiamo iniziato a ragionarci sopra, ma questo avveniva ben prima che fosse pubblicato il decreto legge successivamente alla normativa. La cosa, in realtà, è del tutto circostanziale, per fare un paragone che rende l'idea, io scoperto, tra gli altri, che alcuni genitori di questo gruppo, come me, hanno la passione per i funghi ed ora andiamo a cercarli insieme regolarmente, però non direi che siamo un'associazione di ricercatori di funghi anti-vaccini. Ci rendiamo conto che siamo stati "mercificati", qualcuno ha fatto un cavallo di battaglia delle nostre richeste, ed anche per questo ci premuriamo che anche se il tema della pedagogia ci sta a cuore, e noi stiamo facendo delle serie riflessioni in merito, non esiste un nesso logico rispetto al tema vaccini, bensì una semplice coincidenza di circostanza».

«Vorremmo una pedagogia diversa nella scuola pubblica ma in Italia non è possibile». In ogni caso l'idea di una scuola "steineriana" o "montessoriana" non permetterà di bypassare le disposizioni di legge sui vaccini: «le scuole parificate, private e comunque con un approccio pedagogico differente ma che hanno il riconoscimento da parte dello Stato - sottolinea Stefano Minetti - sono soggette a tutte le normative, compreso il tema vaccinale. Quindi da quel punto di vista non è un scappatoia e l'associazione delle scuole steineriane in Italia ha recentemente ribadito come loro fossero assolutamente allineati alle normative vigenti. Diverso è che noi siamo interessati a creare un gruppo di educazione parentale con un determinato spirito pedagogico. Noi preferiremmo ovviamente farlo nella scuola pubblica, ma non ci viene data la possibilità in una doppia accezione, da un lato con il divieto di ingresso ai non vaccinati, con il rischio di ghettizzazione che questo comporta, e dall'altro col fatto che comunque in Italia l'unico approccio pedagogico previsto è quello del Ministero, cosa da che da certi punti di vista fa un po' da paradosso. In Argentina, ad esempio, la maggior parte delle famiglie hanno libertà di scelta tra la pedagogia analoga alla nostra e quella montessoriana, e la Montessori era italiana, ma dopotutto nessuno è profeta in patria».

Ad Aosta i "grillini" chiedono di non applicare la legge. Il presidente del Consiglio comunale di Aosta, Michele Monteleone, ha rifiutato l'iscrizione, all'ordine del giorno della prossima assemblea consiliare cittadina, di una mozione presentata dai consiglieri comunali del "Movimento 5 stelle", Patrizia Pradelli, impegnata con i "free vax" e Luca Lotto insieme a Carola Carpinello di "L'altra Valle d'Aosta" che chiedeva al sindaco del capoluogo regionale, Fulvio Centoz, sulla base di alcune ipotesi del movimento antivaccinista, di "non recepire in via cautelare la legge 119 del 2017, a tutela della salute pubblica e da un eventuale rischio di contaminazione inorganica presente in alcuni vaccini, in attesa che la magistratura accerti la dimensione dell'eventuale rischio alla salute rispetto all'eventuale presenza di sostanze inquinanti già rilevate in laboratorio su alcuni campioni vaccinali".
«E' un comportamento del tutto antidemocratico - si legge in una nota dei tre consglieri - che questa maggioranza dimostra di avere nei nostri confronti. Il lavoro dell'opposizione ci deve essere concesso democraticamente».

"Ottocento" partecipanti da tutto il nord-Ovest alla fiaccolata di Aosta. Intanto nella notte di sabato 16 settembre, l'associazione ha richiamato ad Aosta i "colleghi" del Piemonte della Lombardia per partecipare, tutti insieme, ad una fiaccolata patrocinata dalla sedicente "Corte di giustizia e dei diritti dell'uomo" di Ginevra, da non confondere con la "Corte europea dei diritti dell'uomo" di Strasburgo, istituita nel 1959 dal "Consiglio d'Europa" e con la "Corte di giustizia dell'Unione europea", nata nel 1952, che ha sede in Lussemburgo ed è un'Istituzione ufficiale della stessa Unione europea.
La manifestazione è partita dopo le ore 21 da piazza della Repubblica, scortata dalla Polizia locale, Carabinieri ed agenti delle "Volanti" della "Digos" della Polizia di Stato ed ha attraversato il centro di Aosta, passando davanti alla Regione ed al Tribunale (tutti chiusi e deserti), arrivando nel centro storico per poi concludersi in piazza Chanoux, sotto il Municipio, due ore dopo. Gli organizzatori hanno parlato di seicento, ottocento partecipanti, paragonandosi alla folla presente nel capoluogo regionale durante la "Fiera di Sant'Orso", mentre una valutazione più reale indicherebbe una presenza intorno alle quattrocento persone, molte delle quali gruppi familiari ed associativi organizzati allo scopo.
Durante la fiaccolata la città era praticamente deserta, i manifestanti avranno incontrato complessivamente circa cinquanta persone e quando il corteo è arrivato nel centro storico molti locali erano già in fase di chiusura: gli unici ad accorgersi del loro passaggio sono stati gli automobilisti che, nelle varie "rotonde" e negli incroci sono stati bloccati per consentire il passaggio dei manifestanti.
Immagini e foto della fiaccolata sono state immediatamente postate sui "social" così da consentire agli stessi manifestanti la moltiplicazione delle iterazioni e poter contrastare gli organi ufficiali di informazione, dove scrivono i giornalisti «pagati da big pharma» che «raccontano solo menzogne».

Ultimo aggiornamento: 
Domenica 17 Settembre '17, h.18.00

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