Troppe difficoltà nella sperimentazione delle "adaptations", tra docenti impreparati e programmi inadeguati che vanno a penalizzare l'italiano ed il francese

redazione 12vda.it
Emily Rini, assessore regionale all'istruzione e cultura

La lunga discussione sulle "adaptations" continua a scuotere il mondo della scuola valdostana e richiederà un nuovo tavolo di lavoro, promesso giovedì 14 dicembre ai sindacati dall'assessore regionale all'istruzione e cultura Emily Rini, dopo le proteste ricevute da alcune istituzioni scolastiche. Alla legge 107 del 2015 detta "la buona Scuola" è infatti subito seguito l'accordo con l'allora ministro dell'istruzione Stefania Giannini, per adeguare il decreto nazionale allo Statuto di Autonomia valdostano, ma il percorso non è semplice.
Al di là degli inciampi sulle assunzioni, con esaurimento delle graduatorie dei docenti, che dovrebbe sfociare a giorni in un nuovo concorso, almeno così assicura l'attuale ministro Valeria Fedeli, per la Valle d'Aosta l'applicazione della norma che richiede l'insegnamento di materie non linguistiche in lingua straniera si sovrappone allo storico bilinguismo, che equipara la quantità di ore in italiano a quelle dell'insegnamento del francese.

Problemi nell'insegnamento delle materie in francese ed inglese. Il milione di euro investito in formazione sembra dare i primi frutti ma non ha appianato le difficoltà. Secondo le "adaptations", nella sperimentazione biennale avviata nell'anno scolastico 2016-2017, andrebbero insegnate in francese o in inglese fino a metà delle ore di scienze motorie, di tecnologie, di fisica o di storia, per dare alcuni esempi, in base alla distribuzione orarie nelle diverse tipologie e nei vari livelli di istruzione. Non sempre sono previste le compresenze con insegnanti di lingue e in molti casi l'insegnamento di una materia non può limitarsi alla traduzione del vocabolario dei termini specifici. Oltretutto, le competenze degli studenti, quindi il valore degli insegnamenti di una scuola, sono valutate con le prove annuali dell'"Invalsi", che, dalla scorsa primavera, alle prove di italiano e matematica hanno aggiunto anche quelle di francese e inglese.
La discussione in realtà non si è mai fermata, ma è con l'autunno che, dopo le valutazioni delle prime di ogni ordine di scuola, i collegi docenti hanno approvato documenti in cui si tiravano le fila di una impostazione che non dà ancora i risultati richiesti. La critica principale va alla necessaria semplificazione dei programmi, per adeguare i contenuti specifici delle materie al livello degli studenti: «difficoltà a reperire materiali didattici francesi o inglesi, che a volte presentano approcci culturali diversi da quelli italiani; difficoltà a padroneggiare con disinvoltura il linguaggio specifico da parte dei docenti; insufficiente competenza linguistica da parte degli allievi», contestano dal Liceo classico, artistico e musicale.

«Impoverimento delle competenze». «Svilimento e riduzione dei contenuti disciplinari previsti dalle indicazioni ministeriali e conseguente impoverimento delle competenze in uscita, in alcuni casi già carenti. Rallentamento dello sviluppo dei processi cognitivi, ostacolato dal mancato uso della lingua italiana. Ostacolo alla didattica inclusiva per gli alunni "dsa" (con "disturbi specifici dell'apprendimento", n.d.r.) e "bes" (con "bisogni educativi speciali", n.d.r.). Calo dei risultati delle valutazioni nelle discipline linguistiche e non. Ostacolo alla didattica di progetto. Quasi totale eliminazione delle attività di recupero degli alunni in difficoltà e di potenziamento delle eccellenze. Carenza di momenti di programmazione, fondamentali per il reperimento di materiale, per la condivisione dei contenuti e delle metodologie», protestano dalla "Mont-Emilius 3" di Pont-Suaz.

«Modello controproducente e superato». La sperimentazione "Clil" (acronimo di "Content and language integrated learning"), ribadiscono dalla "Saint-Roch" di Aosta, «si è rivelata una metodologia contraria all’inclusione, rischiando di demotivare soprattutto gli alunni a rischio di abbandono scolastico; non ha sviluppato particolari competenze linguistiche né contenutistiche nelle diverse discipline interessate e soprattutto nella lingua italiana, andando così contro gli obiettivi del Consiglio europeo; ha costretto gli insegnanti delle discipline coinvolte alla banalizzazione dei contenuti; è risultato un modello controproducente e superato nei Paesi europei che li avevano adottati (professor Serianni); non risponde a reali esigenze di utilizzo e non trova riscontro nella pratica quotidiana; ha comportato un ingente dispendio di risorse umane ed economiche che avrebbero potuto essere destinate alla scuola in modo diverso (ad esempio sostegno per alunni "bes"); sono difficili da verificare in fase finale poiché non è possibile prevedere delle prove standardizzate».

«Gli insegnanti non possiedono la sufficiente padronanza dell'inglese». Aggiungono dalla scuola secondaria di primo grado "don B. Favre" del Villair di Quart: «le materie coinvolte negli adattamenti devono essere semplificate il più possibile e fortemente ridotte nei contenuti e nell’acquisizione di competenze specifiche; i tempi per la realizzazione del programma tendono, inevitabilmente, a dilatarsi in modo significativo; non si realizza un efficace e reale potenziamento linguistico né in francese né in inglese e anche la lingua italiana viene depotenziata; gli insegnanti delle materie non linguistiche non possiedono ancora una sufficiente padronanza della lingua inglese (che si acquisisce dopo anni di studio e approfondimento); sono drasticamente diminuite le ore di confronto e collaborazione tra i docenti (ore di programmazione), soprattutto con riferimento a quei docenti che lavorano in più scuole».

«Non si deve penalizzare l'italiano, si incrementino le ore di inglese». «Il Collegio docenti - ribadiscono dalla istituzione scolastica "Martinet" di Aosta - consapevole del grande valore formativo di un apprendimento plurilingue fin dalla scuola dell’infanzia, esprime quindi la necessità che esso avvenga in maniera naturale ed efficace, senza forzature imposte da rigide percentuali orarie; che non vada a penalizzare altre discipline, compresa la lingua italiana, semplificandone e banalizzandone i contenuti che subiscono inoltre una considerevole riduzione; che permetta alle lingue di mantenere la loro posizione dignitosa di strumento di comunicazione di conoscenze, pensieri e sentimenti e di non correre il rischio di ridursi ad un antipatico ostacolo alla comprensione; che, per la scuola secondaria di primo grado si torni ai progetti interdisciplinari bilingui in francese e si incrementi il numero di ore settimanali per l’inglese».

«Ascoltiamo e rivediamo le posizioni, è un passo avanti». La richiesta delle scuole è quindi che la sperimentazione venga sospesa, l'applicazione del "Clil" studiata da esperti in didattica della lingua e che sia riorganizzato l'approccio dei docenti, permettendo di nuovo i progetti pluridisciplinari, le compresenze, ma soprattutto le necessarie ore di programmazione. Dopo le prime sollecitazioni, l'assessore Rini ha subito aperto un confronto con i primi docenti che hanno scritto esprimendo disagio, ma la valanga, in concomitanza con le grandi nevicate delle ultime settimane, è arrivata nei giorni successivi. Ecco, quindi, l'incontro con le organizzazioni sindacali scolastiche "Savt école", "Flc Cgil", "Cisl scuola" e "Snals" da parte dell'assessore e del sovrintendente agli studi Fabrizio Gentile «per fare un’ulteriore analisi sulle criticità sorte nella fase sperimentale dell’attuazione delle "adaptations"».
«Nel corso dell’incontro - comunicano dalla Regione - è emersa la volontà di aprire un tavolo di confronto sulla revisione e sulla rimodulazione delle "adaptations", che saranno condotte con il supporto scientifico della Commissione tecnica nominata di recente dalla Giunta regionale. Già due anni fa, nella fase di avvio del progetto, si era voluto attribuire carattere sperimentale alle "adaptations", per valutarne in itinere i punti di forza e di debolezza, consapevoli che si sarebbero potute rendere necessarie delle rimodulazioni del progetto».
«Non si tratta oggi di compiere un passo indietro - precisa Emily Rini - ma un passo in avanti. Credo sia importante che un amministratore sappia ascoltare e rivedere anche le proprie posizioni, con un unico ed esclusivo scopo: che lo studente sia sempre al centro del sistema scolastico».
«Come "Savt école" - aggiunge Alessia Demé - chiediamo alla politica tutta, in particolare a chi ha avuto ed a chi ha ruoli di governo, di mettere da parte i personalismi e di non fare della comunità educante un campo di battaglia politica. E' necessario unire le forze ed accettare il confronto ed il dialogo per mettere in circolo buone idee e buone prassi a vantaggio del sistema di istruzione».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 20 Dicembre '17, h.09.35