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Pochissimi giornalisti all'Assemblea dell'Ordine, dove, ad agosto, potrebbe saltare il "Consiglio di disciplina" e dare il via ad una fusione con il Piemonte

redazione 12vda
Tiziano Trevisan, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta

L'antipatia del presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, per l'Ordine dei giornalisti («toccasse a me, lo abolirei domani mattina» aveva dichiarato nel corso della conferenza stampa di fine 2015) induce alla proroga degli attuali direttivi nazionale e regionali fino al prossimo 31 dicembre. La preoccupazione è rimbalzata ad Aosta, dove gli iscritti all'Ordine regionale si sono ritrovati in Assemblea nella serata di martedì 22 marzo: «lunedì è stata inaugurata la nuova sede nazionale a Roma - ha riportato Carlo Ferina, giornalista pubblicista, rappresentante valdostano nel Consiglio nazionale - e subito nell'assemblea è tornata la discussione tra le due categorie di professionisti e pubblicisti, ma anche la necessità di una riforma del Consiglio nazionale, che oggi, con 150 membri, è un organismo complesso e costoso. C'è crisi anche all'interno dell'Inpgi, l'ente previdenziale, perché c'è crisi nel mondo dei giornali, che non assumono più ma si affidano a "free lance". Si tratta quindi di un capitale enorme ma con entrate ridotte e problemi ad erogare le pensioni».

Il bilancio dell'Ordine regionale chiude in pareggio sui 50mila euro, ma al prezzo di una gestione molto oculata dei costi e dei buoni rapporti con la "Associazione stampa valdostana", l'unico sindacato dei giornalisti presenti in Valle d'Aosta, con cui condivide la sede ed il personale: «questa consiliatura è caratterizzata da un numero enorme di adempimenti burocratici» ha sottolineato il presidente Tiziano Trevisan. Intanto sorgono difficoltà in molte regioni, a causa della sollecitazione del presidente nazionale Enzo Iacopino ad effettuare la revisione dei giornalisti iscritti da meno di quindici anni perché «non farla è contravvenire alla legge».
«Serve più buonsenso - ha suggerito Ferina - soprattutto bisognerebbe tenere conto dei tempi difficili che stanno portando diversi giornali a chiudere, mettendo quindi in difficoltà i giornalisti che, rimasti senza lavoro, non possono quindi dimostrare di essere ancora in attività».

Sta invece riscontrando un buon successo l'offerta formativa dell'Ordine regionale, che dal 2014, inizio del triennio di aggiornamento professionale obbligatorio, ha portato a quasi duemila presenze ai corsi, che spesso hanno potuto offrire molti crediti, in proporzione alla qualità e alla durata degli incontri, spesso frequentati anche da giornalisti delle province limitrofe. Secondo la normativa, chi non raggiunge i sessanta crediti obbligatori, dovrà essere deferito al "Consiglio di disciplina", ma in realtà «non sappiamo ancora cosa succederà - ha dichiarato Trevisan - ma in Valle siamo messi bene».

L'altra novità del periodo è proprio l'attività del "Consiglio di disciplina", che è in carica per tre anni, fino al prossimo 3 agosto, dopodiché non potrà essere né prorogato né i suoi membri rieletti: "ci sono alcuni procedimenti ancora in corso - ha scritto il presidente, Roberto Mirteto, nella sua relazione, letta da Trevisan, a causa dell'assenza dello stesso - contiamo un esposto dell'Università della Valle d'Aosta contro un professionista direttore di un settimanale, alcune questioni di morosità che hanno anche portato ad una radiazione. Altri due provvedimenti sono ancora in corso contro la stessa persona, ma hanno subito ritardi a causa di una ricusazione, poi respinta a maggioranza. Una terza segnalazione riguarda ancora la stessa persona".
"Probabilmente in questi anni avremo scontentato molti colleghi
- conclude la relazione di Mirteto - auguro a chi verrà di lavorare con tranquillità".

A fronte di oltre trecentocinquanta iscritti all'Albo professionale, di cui però meno del due per cento ha partecipato all'Assemblea, (disertata anche da quasi tutto il Consiglio regionale dell'Ordine, del quale erano presenti solo quattro componenti su quattordici), potrebbe quindi essere difficile riuscire a formare il nuovo "Consiglio di disciplina": «sono molti i vincoli e le incompatibilità - ha evidenziato il presidente Trevisan - dobbiamo proporre diciotto nomi alla Procura, che poi ne selezionerà nove. Se non si riesce a formare il nuovo Consiglio, c'è il rischio che le questioni disciplinari finiscano a Torino, una brutta cosa per l'autonomia, sarebbe il rischio di un primo passo verso la fusione con il Piemonte», dal quale i giornalisti valdostani si erano "staccati", non senza polemiche, nel 1999.

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