Gentile visitatore,

se sei su 12vda è chiaro che apprezzi il nostro lavoro giornalistico, che si può leggere, ascoltare e vedere senza dover pagare nulla, nel rispetto di un'informazione libera ed indipendente.
12vda è una testata che non è supportata da lobby politiche, commerciali o sociali, e si sostiene esclusivamente con la pubblicità, che è non assolutamente invasiva, non prevede fastidiosi "pop up" o "finte notizie".

Il nostro lavoro quotidiano richiede infatti tempo e denaro ed i ricavi della pubblicità ci aiutano a tenere in piedi questa testata giornalistica.

Se leggi questo messaggio vuol dire che hai attivato un "adblocker", che blocca automaticamente e non permette di vedere la pubblicità. Nel rispetto del nostro lavoro ti chiediamo quindi di disattivarlo ed anzi, se di tuo interesse, di cliccare sui nostri banner.

In questo modo potremmo restare on line, indipendenti e liberi di raccontare la Valle d'Aosta come la vediamo noi.

Grazie.

Dalla Corte dei conti critiche alla Regione sulle «molteplici illegittimità» nelle partecipate, sulle opere incompiute e le "mancate entrate" di fondi europei

Angelo Musumarra
Roberto Rizzi e Massimiliano Atelli

«Governare, in questo periodo, è difficilissimo». Con queste parole il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha salutato, alla fine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei conti, nell'aula magna dell'Università della Valle d'Aosta, nella mattinata di giovedì 28 febbraio, il nuovo procuratore regionale, Massimiliano Atelli, che ha scelto di rimanere a lavorare ad Aosta invece che tornare a Roma ad occupare la poltrona di assessore ai rifiuti che gli era stata offerta la scorsa settimana dal sindaco della Capitale Virginia Raggi.

Ad Aosta presente, per l'occasione, anche l'ex procuratore regionale Roberto Rizzi. Insieme a Fosson erano presenti pochi politici, l'assessore regionale al bilancio Renzo Testolin, il vice presidente del Consiglio Valle Luca Distort, che ha raccolto le relazioni da portare alla presidente dell'Assemblea regionale, Emily Rini, assente perché bloccata da un impegno imprevisto, ed il presidente del "Cpel -Celva" Franco Manes.
Nella sala, tra le autorità c'era anche Roberto Rizzi, «semplice ospite» accompagnato dalla moglie, che lo scorso luglio aveva concluso il suo incarico di procuratore regionale ad Aosta, dopo aver chiuso le indagini sul finanziamento pubblico di 140 milioni di euro, dal 2012 al 2015, al "Casino de la Vallée", che ha visto, ad ottobre, la condanna, in primo grado, di diciotto tra ex e consiglieri regionali, tra cui anche Fosson, Testolin e la Rini, per i quali è stato quantificato un danno erariale di 807mila euro ciascuno. La sentenza è stata appellata sia dai condannati sia dalla stessa Procura della Corte dei conti, che ha contestato la riduzione totale del danno alle casse pubbliche a trenta milioni di euro. Secondo i magistrati contabili, dato che è prassi che la Corte dei conti concluda i procedimenti di primo e secondo grado entro due anni, «è ragionevole» che la nuova sentenza arriverà entro la fine del 2019, probabilmente nel prossimo autunno.



Nella sua requisitoria, Massimiliano Atelli ha citato Ligabue. Atelli ha iniziato la sua requisitoria ringraziando Rizzi, i suoi collaboratori, le Forze dell'ordine, i giornalisti «anche per gli spunti che il vostro lavoro offre all'attenzione della Procura» e citando "C'è sempre una canzone" di Luciano Ligabue, quando canta «la giustizia non si spiega».
«Oggi dobbiamo rinnovarci l'interrogativo sul significato, nel peculiare tornante della storia che stiamo attraversando, della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario - ha dichiarato - la giustizia ha invece il dovere di spiegarsi, da un lato, e di spiegare, dall'altro lato».
Il nuovo procuratore della Corte dei conti della Valle d'Aosta, che nella giornata di mercoledì 27 febbraio è stato nominato alla Presidenza della "Fondazione Teatro Coccia" di Novara, subentrando a Carmen Manfredda, cacciata insieme a tutto il Consiglio di amministrazione dalla locale Prefettura a causa della "forte conflittualità interna", ha voluto rimarcare gli elementi di criticità della Valle d'Aosta: «specie ove si volga lo sguardo oltre l'orizzonte del presente - ha rimarcato - un primo fattore è di ordine strutturale, dal 1° gennaio 2019, i valdostani sono scesi a 125.700 abitanti, con un saldo negativo di circa cinquemila persone in meno nell'arco di un solo anno, dovuto essenzialmente al calo delle nascite. In secondo luogo, le politiche regionali sono finanziate da un bilancio regionale che, per il 2019, se vede stanziate risorse di poco inferiori al miliardo e mezzo di euro, sconta un riparto in cui il novanta per cento circa è destinato alle spese correnti, e solo il restante dieci per cento agli investimenti. Il ridotto volume delle risorse regionali destinate agli investimenti è, in sé, una criticità, perché un futuro fatto di certezze maggiori, o, se si preferisce, di minori incertezze, si costruisce definendo e gestendo politiche pubbliche di investimento che guardino almeno al medio periodo».



«La "buona spesa si effettua dopo un'accurata ponderazione». «Nel bilancio, e nell'uso concreto che si fa delle risorse pubbliche che vi sono stanziate - ha continuato Massimiliano Atelli, rivolgendosi direttamente a Fosson e Testolin - si può e si deve dare la prova di aver compreso le esperienze del passato e di averne tratto gli elementi per elaborare, tenendo conto del presente, un'idea di futuro. A quest'ultimo riguardo, colgo l'occasione per sfatare un mito controverso e puntualizzare che la miglior spesa pubblica non è quella che non si fa, secondo una certa idea estrema di "austerity" che oggi conosce pubblici ripensamenti perfino ai massimi livelli europei, ma è, invece, la "buona spesa". Quella di buon senso, quella effettuata con misura e prudenza, quella, se destinata a finanziare interventi di medio-lungo periodo, sostenuta dopo, e solo dopo, una accurata ponderazione del quadro esigenziale di riferimento, delle risorse disponibili, dei tempi di realizzazione, delle possibili sopravvenienze, del livello di consenso territoriale. Penso alle "grandi opere" ed ai fattori di criticità che hanno spinto a dotare finalmente anche il nostro ordinamento di una procedura simile al "débat public" alla francese».
«Spendere bene per rispondere in modo adeguato a esigenze reali, piuttosto che spendere male o non spendere - ha insistito il procuratore regionale della Corte dei conti - questo è ciò di cui Paese e territori hanno, oggi, bisogno. Aree regionali con caratteristiche peculiari come la Valle d'Aosta rendono in astratto ragionevole definire e applicare, con buon senso, prudenza e misura, politiche di sviluppo territoriale finanziate con risorse pubbliche. In concreto, tuttavia, misure e strumenti funzionali alla crescita economica, come i fondi di rotazione, mostrano in questo territorio riconosciuti segni di forte sofferenza, per il ricorso troppo ampio fattovi in passato, non sempre con effettiva o proporzionata utilità finale di impiego. Per altro verso, l'impegno di risorse finanziarie pubbliche per interventi di politica industriale o di sviluppo, "marketing territoriale" incluso, pone il grande tema del rigore, nella valutazione preventiva delle condizioni di fattibilità e dei risultati attesi, nonché nell'impiego dei contributi ricevuti, che è sempre necessario applicare. Questi interventi si realizzano anche nella forma di una presenza pubblica che, in Valle d'Aosta, è parte importante del sistema economico locale. Attraverso anzitutto un'ampia galassia di partecipate, sovente "in house", pacificamente assoggettate alla giurisdizione contabile, oggetto costante di un lavoro attento e di grande qualità anche da parte della Sezione regionale di controllo di questa Corte».



Alla ricerca di responsabilità per le opere incompiute e le "mancate entrate" di fondi comunitari. «La Valle d'Aosta è territorio che conosce il fenomeno, oggetto di un vivace e ampio dibattito nel Paese, delle opere incompiute - ha quindi puntualizzato Atelli - interventi iniziati e non finiti sono sempre una sconfitta per tutti: per chi ha ideato ma non ha realizzato, ma soprattutto per i cittadini diretti destinatari dei servizi pubblici che quell'intervento avrebbe consentito di erogare, senza dimenticare gli altri cittadini, le cui esigenze si sarebbero potute soddisfare, in alternativa, se sin dal principio si fossero ad esse destinate le risorse rimaste invece impaludate nell'opera incompiuta. In questi casi, o è mancata del tutto una seria analisi "costi-benefici", questione di grande attualità, o qualcosa è stato erroneamente sovrastimato: la domanda effettiva di servizi pubblici cui l'opera era destinata, oppure la provvista finanziaria realmente disponibile, oppure la concreta capacità realizzativa, o ancora le condizioni di stabilità politica necessarie per concludere, e non solo per iniziare, un intervento. Oppure, infine, tutte queste cose insieme».
«Sviluppo economico del territorio si può e si deve fare non solo con risorse italiane, ma anche con quelle comunitarie - ha continuato il magistrato contabile - da fonti di stampa si è recentemente appreso che la Valle d'Aosta è l'unica regione italiana che non è riuscita a spendere diversi milioni di euro di "Fse" che dovevano essere impiegati per raggiungere, entro un certo tempo, gli obiettivi di settore prestabiliti. Per conseguenza, la Valle d'Aosta rischia ora di perdere ulteriori milioni di fondi comunitari che avrebbe potuto invece utilizzare, in aggiunta alle risorse proprie, per finanziare utili politiche regionali. Anche le "mancate entrate", perdute, in genere, per un mancato o intempestivo facere, rientrano nel perimetro d'azione tipico delle Procure erariali. Perché la Corte dei Conti si occupa sì di corruzione, ma anche di cattivo uso o non uso delle risorse pubbliche, e di "mancate entrate", che rappresentano sempre, occorre rammentarlo, opportunità perdute di erogare utili servizi pubblici ai cittadini. Anzi, è al riguardo da aggiungere che la corruzione, dei singoli che agiscono isolatamente o di coloro che sono parte di organizzazioni malavitose, della cui radicata presenza in Valle d'Aosta recenti operazioni giudiziarie e di polizia forniscono prova, è fenomeno di certo più grave e fa più notizia, ma gli sprechi di risorse e opportunità possono talora fare persino più danno. E se la risposta dello Stato alla malapianta della corruzione è affidata, per gli aspetti di rispettiva competenza, sia alla magistratura ordinaria che alla magistratura contabile, per sperperi e occasioni perdute, che recano danno ma non costituiscono reato, la reazione ordinamentale è affidata in via esclusiva a questa Corte».



«Se il politico entra nella gestione ne risponde al magistrato contabile». Arrivando ai numeri, Massimiliano Atelli ha ricordato che nel corso del 2018 «sono stati aperti 116 fascicoli istruttori, con una giacenza residua di 538 vertenze pendenti, contro le 494 in essere all'inizio dell'anno, l'attività istruttoria esperita consta di venti decreti istruttori e deleghe conferite, delle vertenze pendenti, 68 si sono concluse con archiviazione e le somme riscosse in esecuzione di sentenze di condanna di primo e secondo grado ammontano ad 65.470,17 euro. Sempre nel 2018, sono stati emessi sei inviti a fornire deduzioni, in relazione ai quali, sono stati depositati tre atti di citazione, contestando danni erariali di importo complessivamente di poco inferiore ai 140 milioni di euro. La quasi totalità di questo importo, uno dei più alti contestati negli ultimi anni dinanzi alle corti contabili in un singolo giudizio, attiene alla citazione relativa alla nota vicenda degli ingenti finanziamenti reiteratamente concessi dalla Regione autonoma Valle d'Aosta, nonostante l'assenza di condizioni tali da rendere plausibile un loro utile impiego, alla controllata "Casinò de la Vallée SpA". Sempre riguardo alla medesima vicenda, è stato effettuato anche un rilevante atto di sequestro conservativo nei confronti di ventuno soggetti, e sono state esperite cinque azioni revocatorie».
Sul caso specifico, dopo aver ricordato la sentenza di primo grado e la presentazione del ricorso in Appello, il procuratore ha ulteriormente evidenziato come «la decisione ribadisce, in ogni caso, due punti fermi nella giurisprudenza della Corte dei conti. Per un verso, se l'amministratore che dovrebbe limitarsi all'indirizzo politico compie invece atti di gestione, ne risponde dinanzi al giudice contabile, per altro verso, delle risorse finanziarie pubbliche occorre fare sempre un uso ragionevole, senza investirle in operazioni velleitarie prevedibilmente destinate a esiti non utili. Perché è vero che le scelte del decisore pubblico sono per legge insindacabili nel merito, ma da ormai molto tempo la Corte di Cassazione ha chiarito che è la Corte dei Conti, in quanto magistratura specializzata, a doversi pronunciare sulla ragionevolezza dei mezzi impiegati dalla Pubblica amministrazione in relazione agli obiettivi perseguiti. Per completezza, su altro fronte, non va dimenticata la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato le condanne emesse in appello dal giudice penale a carico di diversi consiglieri regionali valdostani per l'uso distorto dei fondi a disposizione dei gruppi consiliari di rispettiva appartenenza. A fronte dell'avvenuta restituzione delle somme contestate da parte di diretti interessati, questa Procura si sta, per conseguenza, limitando ad agire per il solo danno all'immagine da essi cagionato».



«Molteplici illegittimità» nella gestione delle partecipate regionali. Criticità nei confronti di alcune scelte regionali sono emerse anche nella relazione di Giuseppe Aloisio, presidente della Sezione di Controllo per la Regione autonoma Valle d'Aosta: «si segnala la difficoltà dell'Amministrazione regionale ad adottare con tempestività ed efficacia le scelte necessarie per riportare le gestioni societarie entro i canoni di legalità - ha lamentato- nonostante la Sezione abbia più volte censurato, nel corso del 2018, la sussistenza di molteplici illegittimità».
Secondo i magistrati, la revisione straordinaria delle partecipazioni regionali non è conforme al Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, mentre ci sono elementi di «detrimento della proprietà pubblica» nei rapporti finanziari intercorsi tra la finanziaria regionale "Finaosta SpA", le società pubbliche "Sima SpA" e "Struttura Valle d'Aosta Srl" e la "Heineken Italia SpA" che, invece, «ha conseguito rilevanti vantaggi economici».
Per "Struttura Valle d'Aosta" il piano di risanamento è stato giudicato «inattendibile» mentre i contratti di servizio con la Regione della "Società di servizi Valle d'Aosta Spa", che si occupa di impiegati tecnici per sistemazioni idraulico-forestali, di addetti alla sorveglianza con funzione di guida museale, di assistenti sociali ed operatori di sostegno, sono «in disaccordo con le restrizioni imposte dalla legislazione nazionale in materia di personale» in quanto la partecipata «non è funzionale ad un più economico ed efficiente assetto dei servizi da rendere alla collettività ma è ispirata alla contingente necessità di assorbire quote di personale inesorabilmente destinate all'eccedentarietà a causa delle soppressioni e revisioni organizzative da compiersi».



Il problema della Fanizzi, dipendente regionale, nel CdA di "Finaosta". Inoltre viene definita «illegittima» la composizione del Consiglio di Amministrazione della "Finaosta", in quanto, «a distanza di circa venti mesi, dal luglio 2017, si riscontra ancora sia la presenza di un dirigente regionale nel CdA della società finanziaria regionale (si tratta di Stefania Fanizzi, coordinatore del Dipartimento legislativo e legale della Presidenza della Regione, n.d.r.) sia il mancato adeguamento dello Statuto societario».
Le questioni, ha assicurato l'assessore Renzo Testolin, verranno analizzate al più presto:  la Fanizzi era presente in sala insieme al collega Riccardo Jans, avvocato dirigente della Regione, al quale ha ribattuto «allora che faccio? Mi devo dimettere?», chiedendo lumi anche a Fabrizio Gentile, attuale sovrintendente agli studi, già dirigente degli Affari legislativi del Consiglio Valle e prossimo magistrato, designato dalla Giunta regionale, proprio della Sezione di controllo della Corte dei conti.



Da parte di Pio Silvestri, presidente della Corte dei conti della Valle d'Aosta, che aveva aperto l'udienza dell'anno giudiziario con un intervento che ha richiamato il ruolo e l'attività della magistratura contabile, è stato evidenziato come la Corte sia «in questo momento storico, garante del buon andamento, considerato che alla scarsità di risorse si affiancano i problemi derivanti dal diverso ruolo che il capitale e il lavoro rivestono nella società con la prevalenza del profilo finanziario, per cui è assolutamente necessario valorizzare e perseguire l'amministrazione efficiente e la giustizia tempestiva. In questo scenario il lavoro della Procura requirente e quello della Sezione di Aosta sono stati svolti, in un passaggio molto significativo per la stessa economia della Regione, nel pieno rispetto del ruolo che la Costituzione ci assegna e nella scrupolosa osservanza delle garanzie che l'ordinamento prevede per i destinatari dell'attività giudiziaria. Analogo impegno e rigore verrà assicurato nel corso dell'anno giudiziario che si apre per garantire la tutela delle risorse pubbliche destinate alla comunità amministrata e valorizzare, di conseguenza, il lavoro onesto svolto dalla stragrande maggioranza degli amministratori e dipendenti pubblici».

Qui la gallery fotografica dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei conti della Valle d 'Aosta: