Alberto Devoti condannato a pagare 13 milioni di danni alla Regione per il trenino "Cogne - Pila"

Angelo Musumarra
Alberto Devoti

Alberto Devoti, 61 anni, ingegnere aostano, considerato della Corte dei conti di Aosta il "dominus" del progetto di realizzazione del trenino "Cogne - Pila", collegamento ferroviario ormai inutilizzabile e costato quasi trenta milioni di euro, è stato condannato, lunedì 28 gennaio, al pagamento di tredici milioni di euro di danni nei confronti della Regione, una pena un po' più lieve dei quasi 14 milioni e 700mila euro che erano stati inizialmente contestati come danno, pari alla metà dei costi sostenuti dall'Amministrazione pubblica dal 1985, anno in cui erano iniziati i lavori.
Devoti dovrà anche pagare la parcella di 23mila e 600 euro a Stefano Ricci, professore associato presso la facoltà di ingegneria del dipartimento di Ingegneria civile edile ed ambientale dell'Università "La Sapienza" di Roma per la consulenza tecnica d'ufficio effettuata a supporto della sua difesa, oltre ai 1.200 euro di spese legali.
Devoti è stato quindi considerato l'unico responsabile dello scandaloso caso che, in venticinque anni, ha consumato quasi trenta milioni di euro di fondi pubblici senza mai riuscire a partire e che attualmente è in fase di dismissione e riconversione.
La Corte, presieduta da Gianfranco Bussetti e composta anche dai giudici Paolo Cominelli ed Alessandra Olessina, non ha considerato valida l'eccezione evidenziata dai legati del progettista, che avevano "spalmato" la responsabilità del fallimento dell'opera anche ai funzionari della Regione Valle d'Aosta, sottolineando che l'ingegnere aostano non sarebbe stato quindi il progettista esecutivo di tutta la linea, ma delle sole opere civili: "l'individuazione dei responsabili del danno - si legge nella sentenza - non può che orientarsi, in primo luogo, verso l'odierno convenuto, che assommava in sé le qualità di progettista, di direttore dei lavori, di "tecnico dell’Amministrazione committente" (quindi supervisore) anche per i lavori di cui si occupavano altri soggetti. Non si può negare che egli fosse il dominus della situazione, nella vicenda in esame". "Non può trovare accoglimento l'eccezione di parziale prescrizione - scrivono ancora i giudici - per i lotti collaudati prima del quinquennio anteriore alla notifica dell'atto di citazione, sollevata dalla difesa. E ben vero che l’opera è divisa in diversi lotti, realizzati in un lungo arco di tempo, ma l'opera (come conferma l’esistenza di un progetto esecutivo unitario) va considerata, soprattutto sotto il profilo della funzionalità, come un’entità unica. E' soltanto dal collaudo finale, con l'accertamento che i locomotori non potevano assicurare il servizio, che emerge la sostanziale inutilizzabilità dell’opera, inutilizzabilità che travolge, ovviamente, tutto quanto era stato fatto in precedenza per realizzare l’opera stessa. E' di solare evidenza che a nulla vale la perfetta realizzazione della singola parte, se poi il complessivo risultato finale non ne consente l’impiego".
In pratica la Corte considera che l'eventuale responsabilità di altri, dagli "organi della Regione e del Ministero dei Trasporti, nonché delle ditte affidatarie dei lavori", con la conseguente riduzione del danno contestato a Devoti, sia "indubbiamente fondata, trattandosi di un'opera di tale complessità e dimensione", ma questo aspetto è già stato preso in considerazione, in quanto "la Procura stessa ha tenuto conto dell’argomentazione difensiva, applicando una rilevante riduzione, nella misura del 50 per cento, del danno contestato al convenuto (circa 15 milioni di euro, rispetto ad un costo totale delle opere di circa 30 milioni di euro)" e quindi "tale argomentazione non può ormai, pertanto, trovare spazio".
"A fondamento della responsabilità dell'ingegner Devoti militano le considerazioni già svolte, sulla sua qualità di dominus della situazione - si legge ancora nella sentenza - a ciò va aggiunto che, se emergono errori o carenze di progettazione ed esecuzione, vi è stata anche, evidentemente, un coordinamento inadeguato, che ha portato ad un risultato finale causativo di danno erariale". Quindi, accettando la consulenza tecnica dove emerge che "l'inutilizzabilità non è radicale, ma per ovviare ad essa si renderebbero necessari rilevanti interventi, per un esborso di diversi milioni di euro (quasi sette nel peggiore dei casi. n.d.r.). In concreto, il Consiglio Regionale, nel luglio 2011, e la Giunta Regionale, nell'agosto 2012, hanno deliberato di dichiarare inservibile l'opera, con la dismissione e alienazione dei materiali rotabili e tecnologici, nonchè degli immobili. Nella quantificazione del danno, si ritiene pertanto di applicare una diminuzione, da valutarsi in via equitativa, al fine di tenere conto di quanto si potrà ricavare all'alienazione di ciò che resta".
Vista la sentenza, non è escluso che la difesa di Devoti possa decidere di ricorrere in Appello direttamente alla Corte dei conti di Roma.

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