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Stato di agitazione al Casinò, botta e risposta tra Leonardo La Torre e Claudio Albertinelli che chiede: «lasciateci lavorare»

redazione 12vda.it
Leonardo La Torre e Lorenzo Sommo, amministratore unico della 'Casino de la Vallée SpA'

E' stato proclamato, nella giornata di mercoledì 18 gennaio, lo stato di agitazione dei dipendenti della Casa da Gioco: i sindacati "riservandosi di poter mettere in atto ulteriori azioni" chiedono di "garantire all'azienda la necessaria stabilità finanziaria per permetterle di operare in sicurezza - si legge in una nota congiunta firmata da Vilma Gaillard ("Slc-Cgil"), Giorgio Piacentini ("Cisl"), Claudio Albertinelli ("Savt"), Giorgio Bertoldo ("Snalc") e Tino Mandricardi ("Uilcom") - chiarire se si vuole continuare con la gestione pubblica o se si vuole andare verso una privatizzazione, con la conseguente presentazione di un progetto e di un Piano industriale che siano chiari e che garantiscano un futuro all'azienda" e "di sospendere tutte le iniziative aziendali messe in atto unilateralmente che rischiano di portare a dei contenziosi e a confrontarsi con le rappresentanze sindacali al fine di trovare le dovute soluzioni".

"Non utile sentire il punto di vista dei lavoratori". Le cinque organizzazioni sindacali sono anche offese dal fatto che la seconda Commissione del Consiglio Valle abbia deciso di non audirli, "ritenendo così non utile sentire anche il punto di vista e il pensiero dei lavoratori, che sono più di altri direttamente interessati e coinvolti nella questione - continua la nota - tra l'altro in questa fase i lavoratori sono gli unici che stanno rispettando in pieno gli accordi presi per cercare di risanare l'azienda, contribuendo in maniera attiva con una trattenuta mensile sulla loro retribuzione" sottolineando il fatto che "la situazione in essere non ha permesso a tutt'oggi all'azienda di arrivare alla sottoscrizione della fidejussione necessaria per l'attuazione degli esodi ai sensi della "legge Fornero", con circa quaranta persone che da mesi non operano più in azienda e si ritrovano senza nessun tipo retribuzione, in attesa di capire cosa ne sarà del loro futuro" avvisando che "al momento non ci sono interlocutori aziendali legittimati a poter mettere in atto strategie per il futuro e questo comporta una preoccupante fase di stallo che rischia di compromettere l'operatività stessa dell'azienda" e che "nei giorni scorsi l'azienda ha unilateralmente adottato delle iniziative di carattere organizzativo che rischiano di portare a dei contenziosi tra lavoratori e verso l'azienda stessa".

«Bisogna dare sessanta milioni di euro al Casinò». «Mi preme innanzitutto ricordare che la seconda Commissione consiliare ha avuto incarico dall'Assemblea regionale di svolgere una veloce e sintetica analisi della situazione di grave crisi della Casa da gioco di Saint-Vincent - ha risposto loro Leonardo La Torre, presidente della Commissione - per fornire indicazioni di supporto alla Giunta in merito alle decisioni che solo l'organo esecutivo potrà proporre ed il Consiglio Valle assumere. A questo proposito, la Commissione sta operando certamente non con l'intento di chiudere il Casinò, bensì di salvarlo, nonostante le gestioni gravemente deficitarie dei manager che hanno operato negli ultimi anni. Si vuole altresì ricordare, senza nessuna polemica, alle organizzazioni sindacali che si parla di richieste da parte della Casa da gioco di Saint-Vincent di un finanziamento di sessanta milioni di euro (120 miliardi di vecchie lire) per proseguire le attività ludiche dell'azienda. Sessanta milioni di soldi pubblici che, per essere assegnati alla "Casinò de la Vallée SpA", devono essere sottratti alla disponibilità della collettività valdostana e delle sue necessità, togliendo possibilità di investimenti nel settore del sociale, come asili e comunità per anziani, dell'agricoltura, dell'allevamento, del turismo, delle imprese e dei trasporti: tutto deve quindi essere svolto nel rispetto delle leggi, delle regole e nella massima trasparenza. Appare perciò poco opportuno, in un momento delicato come questo, l'atteggiamento non costruttivo, polemico e bellicoso delle forze sindacali, che proclamano uno stato di agitazione della Casa da gioco, forze sindacali che avranno sicuramente modo di confrontarsi con la Giunta regionale quando questa assumerà le decisioni che ritiene opportune, non essendo comunque la seconda Commissione l'organo di competenza. Occorre pertanto, e questa è una mia valutazione del tutto personale, che anche i sindacati si mettano una mano sul cuore e riflettano sulle loro responsabilità in merito alla grave situazione in cui si trova la Casa da gioco. Tutto ciò nel rispetto della collettività valdostana, del sacrificio che si chiede a tutta la Valle d'Aosta per salvare il Casinò di Saint-Vincent».

«Oggi si stanno pagando a caro prezzo scelte disastrose». «Posso condividere quando si sostiene che anche le organizzazioni sindacali hanno una parte di colpe in questa situazione, così come in altre - ribatte Claudio Albertinelli del "Savt" - l'errore più grande che può essere imputato ai sindacati è quello di aver contribuito a mettere in atto modelli che nel tempo non si sono dimostrati sostenibili sotto l'aspetto finanziario e che alla lunga stanno presentando il conto. Purtroppo spesso si è pensato troppo al ritorno che le varie scelte avrebbero dato nell'immediato e troppo poco ai risvolti futuri. Pensando a temi di più ampia gittata basta riflettere un attimo sul sistema pensionistico italiano: oggi si stanno pagando a caro prezzo scelte disastrose come quelle delle "baby pensioni" o delle pensioni d'oro. Lei capirà però che probabilmente era difficile per i sindacati opporsi a delle proposte che venivano fatte dalla parte politica e che andavano a favorire i lavoratori. Sarebbe stato impopolare dire di "no" e le persone in quei momenti non lo avrebbero capito e accettato. Oggi sono tutti bravi a fare processi ed a cercare colpevoli, ma nei momenti di "vacche grasse" quasi nessuno si poneva il problema di cosa sarebbe successo nel futuro e tutti erano alla ricerca del consenso immediato. Mi permetta quindi di dire che nella suddivisione delle colpe, con ogni probabilità, la classe della quale lei è un illustre rappresentante da lungo tempo si trova in netto vantaggio»

«Siamo stati i primi a chiedere un intervento sui costi del personale». «Detto questo, non accetto però che si dica in generale che i sindacati non sono costruttivi nella "questione Casinò" - continua Albertinelli - mi preme ricordare che il sottoscritto e la sigla che rappresento, quando ha avuto inizio la crisi del Casinò, si sono assunti grandi responsabilità e si sono dimostrati più che mai costruttivi. Quando qualcuno faceva credere che la soluzione al problema stava nell'azzerare il management dell'azienda, lasciando sottointendere ai lavoratori che loro non dovevano essere toccati, noi siamo stati tra i primi a dire che in realtà la situazione era talmente grave da richiedere anche un intervento sui costi del personale e che si doveva aprire una trattativa in tal senso. E le assicuro che non è stato facile assumere certe posizioni, anche perchè sicuramente non pagano in termini di consensi e tesseramenti. Ma era giusto farlo e lo abbiamo fatto. Alla fine la posizione di pochi è poi diventata, con i vari rispettabili distinguo, quella di tutti e i lavoratori hanno votato con due diversi referendum la scelta di tagliarsi le retribuzioni, per contribuire ogni mese in maniera concreta alla salvezza della loro azienda. Possiamo quindi dire che, oltre che sul cuore, la mano è stata messa anche nel portafoglio dei lavoratori!».

«Nonostante tutto il Casinò incassa sessantacinque milioni di euro l'anno». «E possiamo altrettanto dire che non è bastato azzerare il management aziendale per risolvere il problema - insiste il sindacalista del "Savt" - visto che nel frattempo abbiamo assistito all'insediamento di un nuovo direttore generale che ha clamorosamente fallito nel suo tentativo ed è già migrato verso altri lidi. Bisogna ripartire proprio mettendo fine a questa girandola di manager, se si vuole garantire un futuro all'azienda e se non si vuole sprecare il denaro versato nelle sue casse. E noi non vogliamo che venga sprecato nemmeno un euro, perchè, le assicuro, che siamo ben consapevoli dei problemi che esistono nei vari settori in Valle d'Aosta, dall'agricoltura alla sanità, visto che ci confrontiamo con le persone e con i loro problemi tutti i giorni. Ed è proprio per rispetto di queste persone che bisogna dire le cose come stanno e fare delle scelte che possano essere da tutti comprese e condivise. Bisogna per prima cosa spiegare che i finanziamenti erogati al Casinò sono finalizzati a mettere in atto il Piano di ristrutturazione e di rilancio dell'azienda approvato dal Consiglio regionale nel 2009. Non era immaginabile che fosse l'azienda a farsi carico delle spese legate ai Piani e ai lavori di ristrutturazione, lavori sulla bontà dei quali ognuno è poi libero di esprimere il proprio pensiero. Bisogna dire che l'azienda di cui parliamo introita, nonostante tutto, circa sessanta, sessantacinque milioni di euro all'anno, realtà assolutamente unica nella nostra Regione e che rappresenta un patrimonio di tutti i valdostani. Bisogna dire che se si vuole salvaguardare questo patrimonio sono necessarie, facendo seguito agli impegni del 2009, delle operazioni finanziarie per garantirne la sopravvivenza».

«Troppa esposizione mediatica, lasciateci lavorare». «In contemporanea bisogna poi decidere come si vuole gestire l'azienda in futuro e chiarire se si vuole andare verso una gestione privata o se si vuole continuare con l'attuale modello - ribadisce infine Albertinelli - fatta la scelta, si deve strutturare l'azienda in modo tale da poter funzionare al meglio, individuando le persone più competenti per farlo. Una volta nominate, bisogna dar loro un mandato e degli obiettivi chiari da realizzare, lasciando loro però il tempo necessario per riuscirvi. E' giusto e doveroso vigilare sulla gestione aziendale, ma la troppa esposizone mediatica e politica alla quale il Casinò è sottoposto non aiuta sicuramente a rasserenare il clima all'interno e all'esterno dell'azienda. Si stabiliscano dei momenti e dei livelli di verifica, ma nel frattempo lasciateli e lasciateci lavorare in serenità. Sì, perché anche i sindacati avranno il loro bel lavoro da fare. Infatti siamo tutti consapevoli che il tema del personale va affrontato e risolto definitivamente e nessuno ha intenzioni di sottrarsi dal compito. E le assicuro che cercheremo di farlo con grande senso di responsabilità verso i lavoratori e verso i valdostani!».

ultimo aggiornamento: 
Venerdì 20 Gennaio '17, h.17.10

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