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Tornano i "falsi avvisi" di pagamento della "Camera di commercio", ma è solo una costosa richiesta di iscrizione ad un sito vuoto

redazione 12vda.it
Le note scritte in piccolo sull'avviso di pagamento

Stanno arrivando anche in Valle d'Aosta, via posta ordinaria, le richieste di affiliazione al sito registrotelematicoimprese.it, un "raccoglitore" di indirizzi di imprese che promette di "avere a disposizione una importante vetrina commerciale dove pubblicizzare la propria produzione in modo da garantire alla parte contraente visibilità e la possibilità di dialogare con il mondo del commercio on-line". Nulla di male se non fosse che la richiesta assomiglia in maniera furbesca ad un bollettino di pagamento della "Camera di commercio" con in grande evidenza la scritta "C.C.I.A.A. CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA" con tanto di "data di scadenza".

Quasi quattrocento euro per pubblicare i propri contatti su un sito vuoto. Solo leggendo nelle note, scritte in carattere piccolissimo, si capisce il tentativo di "truffa" (termine che viene indicato con le virgolette perché nella realtà, a leggere bene, dopo qualche minuto, si capisce lo scopo dell'avviso), con un linguaggio misto tra il legalese ed il perentorio: "tutte le imprese assoggettate all'iscrizione nel Registro - si legge - presso la C.C.I.A.A. CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA (ancora in maiuscolo, così per far intendere che il pagamento debba essere necessario, n.d.r.) possono effettuare il versamento annuale della somma di euro 398,00 (trecentonovantotto//00) (non una cifra tonda, che potrebbe insospettire il destinatario, n.d.r.) da pagarsi a mezzo bollettino postale allegato entro dieci giorni dalla data indicata (una scadenza rapida, così da dare poco tempo per pensare, n.d.r.). Diversamente, entro il termine di trenta giorni, lo stesso potrà essere effettuato applicando una maggiorazione per un importo totale di 517,40 (cinquecentodiciassette//40) (anche qui una cifra non tonda, ma quasi raddoppiata, come se fosse una sanzione come quelle che, ahimé, vengono comminate dagli Enti pubblici, facendo così scattare anche una certa fretta nel pensare di pagare la somma precedente, n.d.r.). Il versamento, già assoggettato all'imposta di cui alla tabella B del D.P.R. del 26/10/1972 n. 633 (è la legge che disciplina l'IVA, n.d.r.), come modificato dall'art. 36 comma 5 D.L. n. 331 del 30/08/1993 e dall'art.2 comma 2bis lettera c) del D.L. n. 138 del 13/08/2011 (sono i successivi aumenti, ma può far sembrare che siano disposizioni di legge relative al pagamento, n.d.r.), è obbligatorio se si vuole essere inseriti nella sezione mediatica del centro servizi telematici verifiche settoriali (indicazione di obbligatorietà che può essere intesa come se fosse proveniente un Ente pubblico, mentre è solo un indice on line, n.d.r.) e comparire nel sito www.registrotelematicoimprese.it per ottenere l'attestazione della relativa iscrizione con l'assegnazione del numero di protocollo per l'accesso (in pratica danno un nome utente ed una password, n.d.r.)".

Sul sito si parla invece di "proposta commerciale". A mettere su il sito nello scorso aprile, è la società "Centro servizi telematici vs", una "Srl semplificata" che si troverebbe a Milano, in via Serio 2, mentre l'amministratore è il signor Santo Verduci, che ha invece registrato la ditta nel comune di Pieve Emanuele, nell'hinterland milanese.
Il sistema della "truffa", vecchio di anni, si ispira alla burocrazia imperante nel nostro Paese, con un "avviso di pagamento" che, per i più distratti, può assomigliare a quelli veri della Pubblica amministrazione e, considerato il linguaggio volutamente confuso, può confondere chi non ha tempo o la capacità di capire il vero scopo della lettera. Chi paga si mette nelle mani di questa società, che ogni anno pretende quasi quattrocento euro per essere pubblicati su un sito (che ricorda nel nome registroimprese.it, quello vero della Camera di commercio) che non legge nessuno (chi l'ha realizzato non ha neanche cambiato il "lorem ipsur", classico testo latino inserito per simulare dati), e per disdire è necessario inviare entre quattro mesi dalla scadenza una raccomandata con ricevuta di ritorno ad una casella postale, dato che sul sito il vero indirizzo della società non è pubblicato e non c'è un contatto telefonico, ma solo un form da compilare ed un indirizzo e-mail di "gmail", il servizio di posta di "Google" dove chiunque può aprirsi un account.
Sul sito, ma non sull'avviso, viene però precisato che si tratta di una "proposta commerciale" e che il "pagamento/sottoscrizione/accettazione è libero e facoltativo" e che sia il sito che la società non fanno parte della Pubblica Amministrazione.

"Diciture ingannevoli o poco trasparenti": "Sono giunte segnalazioni di organizzazioni che spediscono alle imprese dei bollettini di conto corrente postale precompilati - sottolineano alla "Chambre Valdôtaine", quella vera - o offerte per l'acquisto di servizi, con diciture ingannevoli o poco trasparenti che rischiano di ingenerare la convinzione nel destinatario che si tratti di una richiesta proveniente dalla Camera di Commercio. A tal proposito si precisa quindi che tali proposte non sono in alcun modo collegate con la Camera di Commercio, trattandosi di società commerciali che svolgono la propria attività a fini di lucro. Il rimborso del "diritto annuale", così come dei "diritti di Segreteria", viene effettuato esclusivamente su presentazione di istanza di rimborso da parte del soggetto interessato. Per il pagamento del "diritto annuale" la Camera di Commercio non emette bollettini postali prestampati ma avviene tramite modello "F24" o pagamento diretto tramite "IConto" Nessuno è autorizzato a richiedere informazioni a nome della Camera di Commercio ed eventuali incaricati della Camera di Commercio sono sempre muniti di regolare documentazione attestante l'appartenenza all'Ente camerale".

Denunciare alle Forze dell'Ordine e soprattutto non pagare. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha messo a disposizione delle imprese un vademecum intitolato "Io non ci casco! Bollettini e moduli ingannevoli" ed il numero verde 800.166.661, oltre al sito www.agcm.it per segnalare presunti casi di pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevole e occulta: chi avesse ricevuto la richiesta di pagamento può anche rivolgersi alle Forze dell'Ordine che, dopo una formale denuncia, potranno aprire un'indagine e magari far cessare la pratica scorretta.

ultimo aggiornamento: 
Martedì 20 Giugno '17, h.09.35

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