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Nella "Giornata dell'economia" poco ottimismo sulla situazione della Valle d'Aosta: «qui siamo fiacchi ed il tempo sta finendo» avverte il rettore dell'UniVdA

Elena Meynet
I relatori della 'Giornata dell'economia' 2017

Una recessione lunga, che per la Valle d'Aosta si protrae anche là dove il resto d'Italia comincia a dare segnali di ripresa, è il sunto della lettura da parte della "Banca d'Italia" degli ultimi rapporti "Istat". Con una novità rispetto agli anni precedenti, la formula per discutere della congiuntura attuale è quella della tavola rotonda: «raccogliamo l'invito del governatore Ignazio Visco - ha spiegato il direttore della filiale di Aosta, Angelica Pagliarulo - ad allineare in occasione della "Giornata dell'economia", venerdì 16 giugno, la "Banca d'Italia" con la "Chambre" e la Regione. E' una collaborazione preziosa, che permette di pubblicare congiuntamente le relazioni, in forma di tavola rotonda con focus specifici, in cui tecnici economisti danno lettura dei dati».

«Quinto anno di recessione, cresce solo il comparto turistico». Con la moderazione del giornalista del "Sole-24ore" Augusto Grandi, la giornata si è svolta nell'Aula magna dell'Università della Valle d'Aosta, permettendo di confrontare le diverse interpretazioni dei numeri: «siamo in una fase di crescita abbastanza sostenuta - ha raccontato Roberto Cullino, della Divisione analisi e ricerca economica territoriale della sede di Torino di "Bankitalia" - le previsioni più accreditate in Europa danno una crescita intorno al due per cento nell'Area, soprattutto per i beni strumentali. In questo momento Italia più bassa rispetto alla Germania, ma nel saldo netto rispetta la tendenza. Invece per la Valle d'Aosta il 2015 è stato il quinto anno di recessione, con il caso a parte del turismo, che nel 2016 ha continuato a crescere, tanto che in termini di presenze si raggiunge il massimo degli ultimi dieci anni. L'attività delle imprese industriali rimane negativa, ampiamente sotto lo zero. Il fatturato, verificato con un'indagine su un campione di imprese del territorio, è anch'esso sotto zero. Visto il 2016, con tendenza al miglioramento a fine anno, la previsione per il 2017 è sostanzialmente positiva, si vede anche qualche investimento in più, dovuto agli incentivi fiscali introdotti dal Governo e, per chi può, anche l'accesso al credito. Debolezza sia nella domanda privata che nella domanda pubblica».

Accesso al credito garantito solo per le imprese più solide. Per quanto riguarda le famiglie valdostane, diminuisce il lavoro autonomo, chiudono soprattutto le imprese individuali di artigiani, e aumenta il lavoro dipendente, con una percentuale finale che però è ancora negativa. Il reddito è in calo ma ancora superiore alla media italiana ed anche i consumi riprendono, ancora in ritardo rispetto al resto d'Italia.
I valdostani vivono in case di proprietà per oltre il settanta per cento ed hanno accesso al credito, ad esempio per mutui, più delle imprese, che invece segnano un calo in manifattura e costruzioni, mentre aumentano i servizi, in particolare il turismo.
O meglio, va specificato che nel 2016 aumenta il credito alle imprese più solide e diminuisce per quelle più fragili: «la Valle d'Aosta è penalizzata dalle sue piccole dimensioni - ha rimarcato il direttore Pagliarulo - ci sono ottimi prodotti, che hanno anche un mercato estero, ma i numeri delle produzioni, ad esempio del vino, non riescono ad essere significativi. Se guardiamo anche il confronto con Trento e Bolzano, riscontriamo nella regione anche una maggiore difficoltà viaria, anche se il traffico attraverso i tunnel continua ad essere considerevole».

«Livello più basso negli ultimi dieci anni delle imprese in Valle d'Aosta». «Fare impresa non è più considerato una risorsa - ha ripreso Maria Angela Buffa dell'Ufficio studi della "Chambre", richiamando il calo di aziende valdostane - siamo al minimo al numero di iscrizioni più basso degli ultimi dieci anni, con settecento iscrizioni, soprattutto nell'edilizia che prima riempiva il venti per cento delle iscrizioni, nel 2016 scende al quindici. Perdiamo il 2,2 per cento nei giovani, oltre che negli ambiti di edilizia, ristorazione e commercio. Il cinquanta per cento ha un solo addetto, con struttura micro e poco capitalizzata, spesso troviamo imprese isolate che faticano in questo ambiente ostile. Da una indagine della "Chambre" sulle "start up" sono emerse come difficoltà i costi in generale, i costi dei tunnel, la mancanza della ferrovia, che si aggiungono al fatto che ci troviamo di fronte ad imprese poco digitalizzate, con tendenza ad un certo localismo. In ogni caso, cancellazione dal registro non vuol dire morte dell'impresa: vediamo soprattutto nelle imprese individuali in edilizia e commercio una riconversione in altre forme societarie, spesso con aggregazione di più soggetti».
Tornando sul discorso "start up", «Aosta risulta essere la settima "provincia" in Italia - ha evidenziato Claudia Nardon, del medesimo ufficio della "Chambre" - al 31 dicembre 2016 si contavano diciassette "start up" innovative e tre "Pmi" innovative. Bisogna giocare una strategia di specializzazione, sul controllo del territorio, ad esempio valorizzando le potenzialità dell'agricoltura. Anche in Valle d'Aosta torna il progetto "Eccellenze in digitale", gratuito e rivolto alle imprese che vogliono migliorare la loro visibilità web e social».

«La crisi non incoraggia a mettere al mondo dei figli». Ottimista è Dario Ceccarelli, dirigente dell'Osservatorio economico e sociale della presidenza della Regione: «dal mercato del lavoro arrivano segnali che possono essere contraddittori - ha sottolineato - aumenta l'occupazione ma non riesce a diventare stabile, un movimento che l'Istat non riesce a cogliere. Su base annuale abbiamo un aumento del cinque per cento, meglio il lavoro femminile che quello maschile, per le diverse tipologie. Un quarto delle assunzioni sono nel comparto turistico, vi sono invece figure che le imprese cercano e per cui attingono al mercato esterno. Il lavoro indipendente va meno bene, cresce il lavoro dipendente a tempo determinato, fatto che conferma l'incertezza nel mondo del lavoro. Torniamo invece ai valori del 2011 per quanto riguarda le esportazioni».
Anche la popolazione continua ad essere "vecchia": «il saldo naturale è ancora negativo, per effetto della crisi che non incoraggia a mettere al mondo figli. Restiamo sotto le mille nascite nel 2016. La presenza di stranieri ancora è sotto il saldo, ma arrivano nuove iscrizioni dall'estero. Prima c'era meno forza lavoro trasferita da altre zone e quindi meno popolazione. Ora riprende il trasferimento per motivi di lavoro, ma il saldo è ancora negativo. Per quanto riguarda il reddito, che scende con il calo di popolazione, e la spesa media delle famiglie, comunque superiore alla media nazionale così come il reddito pro capite, nella nostra piccola realtà le disuguaglianze sembrano stabili. Occorre cautela nel leggere le statistiche, diversi indicatori confermano la crisi, ma ci sono segnali positivi che indicano movimento verso l'uscita e vanno letti su periodi più ampi».

«L'economia valdostane è fiacca, ma non c'è più tempo». «Vediamo che per la Valle d'Aosta la ripresa è più difficile che per altre regioni - ha commentato il presidente della Regione, Pierluigi Marquis - attingiamo alle considerazioni dell'Osservatorio e all'Annuario statistico appena pubblicato quali suggerimenti utili per programmazioni future».
«Dobbiamo recuperare la cultura dell'investimento e dobbiamo farlo subito - ha invitato il rettore dell'UniVdA, Fabrizio Cassella - la conclusione del professor Mario Deaglio alla "Giornata dell'economia" dell'anno scorso è la conclusione di questi anni: dall'analisi dei dati l'economia valdostana è fiacca. Una contraddizione in termini, perché l'economia per sua definizione deve essere dinamica. A distanza di un anno, però, siamo alla stessa conclusione. Il tempo sta scadendo, dobbiamo investire subito. Ci troviamo in un contesto in cui si cerca di evitare il conflitto, eppure le maggiori ragioni di sviluppo vengono dal conflitto. Dobbiamo quindi rivolgerci altrove: puntare sulla capacità di rigernerarci con le generazioni a venire, non è mai troppo presto per iniziare. Facciamo anche attenzione al taglio della spesa pubblica, in modo che, per essere virtuosi, non rischiamo di porci troppi limiti».

«Puntare su qualità, digitalizzazione e formazione». «Torniamo a pensare alle opportunità offerte dalla digitalizzazione - ha quindi spronato Nicola Rosset, il presidente della "Chambre valdôtaine" - troppo spesso infatti gli imprenditori sono portati a pensare che questo sia un argomento riservato esclusivamente alle imprese del settore tecnologico, mentre invece si tratta di un processo che potrebbe interessare tutte le aziende valdostane. Parlo, ad esempio, della possibilità di migliorare il proprio ciclo produttivo, o di trovare nuove formule per approcciare i propri clienti, di fidelizzarli, di rendere ancora più interessante ed unica quella qualità che da sempre è uno dei punti di forza del nostro territorio. Perché tutto questo sia possibile è però necessario sviluppare competenze e professionalità in grado di sfruttare al meglio le diverse opportunità. Va quindi portato avanti un lavoro di formazione delle imprese e dei loro addetti, e, al tempo stesso, serve instaurare un dialogo sempre più stretto con il mondo della scuola e della formazione. Al soggetto pubblico spetta il compito di mettere a disposizione delle imprese tutti gli strumenti necessari a cogliere le diverse opportunità che il mercato mette a disposizione. Allo stesso modo è necessario che il comparto imprenditoriale riesca a comprendere e a portare a buon fine questo importante cambiamento di mentalità. Solo la combinazione tra questi due fattori potrà permettere alla nostra economia di ripartire in maniera efficace garantendo quella spinta capace di risollevare l'intero sistema Valle d'Aosta».

ultimo aggiornamento: 
Martedì 20 Giugno '17, h.14.40

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