Mistero sulla reale situazione di "Self Italia" a Quart: i trenta dipendenti percepiscono regolarmente lo stipendio, ma troppi scaffali restano vuoti

redazione 12vda.it
Il punto vendita di Quart di  'Self Italia'

Nel punto vendita "Self Italia" di Quart gli stipendi ai quasi trenta dipendenti sono sempre regolari, ma quello che manca è la merce: a parte gli articoli in offerta nel volantino, numerosi scaffali sono vuoti e non vengono più riassortiti, ma desta più di una perplessità il fatto che, in una regione di montagna come la Valle d'Aosta si possono trovare ancora in vendita delle stufe a pellet, forse avanzi di magazzino della passata stagione, ma non il combustibile per farle funzionare.
E' evidente che, da mesi ormai, nel più grande punto vendita di "fai da te" della Valle d'Aosta, così come in altri dieci nel resto d'Italia, non si provveda più ad acquistare la merce dai fornitori, situazione che, di conseguenza, non permette alla clientela di trovare ciò che cerca, costringendola a rivolgersi ad altri negozi analoghi, uno dei quali ha recentemente aperto proprio a Quart, nella prima sede di "Self Italia".

Presentata una richiesta di "concordato preventivo". La volontà di avere delle sedi di proprietà e non in affitto era stata una scelta da parte di Enrico Gardino, amministratore delegato di "Self Italia", che in questo modo aveva cercato di "patrimonializzare" l'azienda di famiglia, che dà lavoro ad oltre settecento persone: a fine 2015 i sedici immobili erano stimati oltre novanta milioni di euro, un valore superiore al bilancio dell'anno e la successiva vendita di quattro strutture aveva realizzato una liquidità di ventidue milioni di euro, soldi utili per normalizzare i rapporti con i fornitori.
La crisi finanziaria non si è però conclusa, complice anche la concorrenza pesante di grandi catene francesi che hanno aperto nuovi punti vendita in Piemonte, identici a "Self" per stile e filosofia, e, mentre Gardino sta negoziando l'ingresso di nuovi soci, lo scorso 3 novembre ha presentato una richiesta di "concordato preventivo" al Tribunale di Torino, sede legale della società "Selfitalia Srl": la procedura prevede, per tentare il risanamento dell'azienda, anche attraverso la continuazione dell'attività, la possibilità di cessione ad un altro soggetto o anche la liquidazione del proprio patrimonio per pagare i debiti, evitando così il fallimento: «è emersa una grande preoccupazione - ha evidenziato Isabelle Buillet, segretario del sindacato "Filcams Cgil" della Valle d'Aosta - a livello nazionale verrà richiesto dalle organizzazioni sindacali a "Selfitalia" un incontro in merito alla procedura di cui le organizzazioni sindacali non sono state informate».

«Aspettiamo le decisioni del Tribunale». Sulla questione anche il sindaco di Quart, Jean Barocco, ha cercato di capirne di più, chiedendo un incontro con Jean-Pierre Guichardaz, assessore regionale alle attività produttive, chiedendo ufficialmente «notizie più chiare dall'azienda», così come i consiglieri regionali Albert Chatrian ed Andrea Padovani che, in due diverse interpellanze hanno voluto sapere, nel corso della riunione del Consiglio Valle di martedì 5 dicembre, "le azioni intraprese per approfondire e risolvere la situazione e garantire i livelli occupazionali dell'azienda".
«Abbiamo seguito questa vicenda sin dai primi campanelli di allarme - ha risposto Guichardaz in Aula - la procedura fallimentare prevede che dalla data di pubblicazione del ricorso, "Self" possa blindarsi temporaneamente dalle eventuali azioni esecutive o cautelari sul suo patrimonio da parte dei creditori. Ora ci troviamo in fase di attesa delle decisioni del Tribunale. A far le spese della crisi di un'azienda sono tutti gli anelli della catena, dai fornitori al territorio. Sono centinaia i soggetti collaterali che patiscono le conseguenze. La sede operativa di Quart occupa ventisette addetti, dai 25 ai 54 anni, di cui tredici donne e quattordici maschi. Ad oggi, non è pervenuta all'Assessorato alcuna comunicazione di "cassa integrazione guadagni straordinaria" o di "licenziamento collettivo". La nostra attenzione è particolare per questa attività commerciale, per quanto siamo coinvolti marginalmente, soprattutto per la fase di arbitrato. Siamo in raccordo con l'Assessorato al commercio, che dimostra la massima disponibilità. La fase è ancora prodromica ad ogni tipo di interventi, tanto che le organizzazioni sindacali nazionali non sono ancora state formalmente a conoscenza della situazione».

«Preoccupati che il Governo stia a guardare». «Le azioni che possiamo percorrere sono il monitoraggio della dimensione del fenomeno - ha aggiunto l'assessore regionale alle attività produttive - un intervento tecnico istituzionale nel caso di arbitrato, l'adozione di politiche di rilancio, anche attraverso il potenziamento degli incentivi dell'occupazione e degli insediamenti. Un intervento pubblico deve essere rispettoso dei percorsi e delle dinamiche imprenditoriali. Spero davvero che le valutazioni sull'insediamento a Quart, che non hanno coinvolto in alcun modo l'Assessorato, siano state fatte razionalmente, consapevoli di una concorrenza storicamente insediata a pochi metri. La politica deve creare migliori condizioni per gli insediamenti, l'occupazione, la formazione. In Valle d'Aosta si arriva perché si lavora bene e perché non si ha la politica sul collo. Attendiamo di conoscere le intenzioni della "Self Italia", siamo in allerta anche senza fare visite pastorali all'azienda».
«Ci è sembrato l'intervento di un notaio - ha ribattuto Chatrian - ci chiediamo cosa ci stia a fare la Regione. Non abbiamo ottenuto alcuna risposta alle nostre domande, siamo consapevoli della complessità del problema e siamo sbalorditi oltre che preoccupati per un Governo che sta a guardare. Ci aspettavamo che ci fosse stata una qualche iniziativa per conoscere lo stato dell'arte approfondito. Questo è il nuovo che avanza: si sceglie di non fare niente per un'azienda privata in difficoltà, di lavarsene le mani, sostenendo che non sia di competenza pubblica. Qui manca la buona politica».
«Non pensavo di dover seguire una lectio magistralis sul diritto del lavoro - ha aggiunto Padovani - l'unica nota positiva è che l'assessore abbia sentito le organizzazioni sindacali regionali. Non è accettabile non interessarsi di un'azienda solo perché non ha ricevuto contributi pubblici. Sarebbe stato opportuno almeno capire ciò che sta succedendo».

Ultimo aggiornamento: 
Martedì 5 Dicembre '17, h.20.10

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