Ad Aosta, nel parcheggio sotterraneo di viale Partigiani, accessi irregolari di turisti stranieri, ospiti di affittacamere privati

Angelo Musumarra
Un'auto straniera nel parcheggio sotterraneo di viale Partigiani, ad Aosta

Fa discutere, anche ad Aosta, la concorrenza, definita «sleale» ed «illegale» da parte di diversi albergatori (vale a dire dei titolari di aziende che gestiscono strutture albeghiere) da parte degli "affitta appartamenti" che si affidano, per la vendita dei soggiorni turistici, a diversi portali, primo tra tutti "Airbnb" che conta, in Valle d'Aosta, circa 1.800 "host", recentemente unitisi in una "community", vale a dire i privati che affittano a villeggianti, per periodi più o meno brevi, le loro abitazioni.

Ai privati forniture professionali di lenzuola ed asciugamani. A differenza dei "bed and breakfast", la cui attività è riconosciuta e normata, la gestione degli "host" non ha alcuna regolamentazione, se non la percentuale sulla prenotazione riconosciuta a "Airbnb", che, insieme ad altri operatori che offrono lo stesso servizio, non ha però rispettato la disposizione del Governo di applicare la cosiddetta "cedolare secca" (vale a dire il pagamento di un tributo pari al ventuno per cento) sugli incassi dei propri clienti. L'auspicio è che gli stessi "host" provvedano autonomamente a pagare le tasse ma, visto e considerato il mancato rispetto delle regole, è difficile pensare che questo versamento possa essere realmente effettuato.
Il mancato rispetto è legato al fatto che l'affitto turistico privato, a differenza, ad esempio, dei "bed and breakfast" e degli alberghi veri e propri, non prevede la fornitura di lenzuola ed asciugamani ma sono diversi gli "host" che, invece, hanno firmato contratti di fornitura di biancheria ed asciugamani con le stesse aziende che servono gli albergatori, così come per l'organizzazione delle pulizie, oltre a stipulare "convenzioni" (ufficiose) con bar e ristoranti vicini.

Ad Aosta i parcheggi in una struttura pubblica sono concessi abusivamente ai turisti. L'ultimo caso di "concorrenza sleale" si verifica proprio ad Aosta, dove è complicato e costoso parcheggiare la propria auto, e riguarda l'utilizzo del parcheggio coperto comunale di viale Partigiani (i cui posti sono esauriti da tempo), che certi "host" offrono ai propri clienti. Il Comune di Aosta infatti ha concesso in affitto dei posti auto ai titolari di strutture ricettive (quelle riconosciute dalle leggi regionali) localizzate nel centro storico e senza parcheggi privati, rifiutando però le richieste di chi, invece, ne ha a disposizione ma in misura inferiore rispetto all'effettiva necessità, costringendo così questi ultimi a rivolgersi al mercato privato.
Sembrerebbe però che alcuni "host", titolari di un contratto di affitto personale (che costa circa settecento euro l'anno), che prevede il parcheggio di una singola auto identificata con la relativa targa, lo utilizzino, invece, per i propri clienti, anche se sul contratto è esplicitamente indicato che "è fatto espresso divieto di subaffittare sotto qualsiasi forma o cedere in uso totale o parziale, anche gratuito, a terzi, i posti auto, pena la risoluzione automatica del contratto e la rimozione dei veicoli non autorizzati a spese del concessionario", e che anche le chiavi di accesso al parcheggio "non sono cedibili a terzi".
In realtà, però, nel parcheggio in questione nessuno controlla il rispetto delle regole e, verosimilmente, chi avesse una copia della chiave di accesso potrebbe tranquillamente utilizzare la struttura abusivamente, così come farebbero alcuni "host".

«L'affitto turistico privato è illegale ed abusivo». «Chi ha le case private e fa affitto turistico, ovvero affitta da uno a trenta giorni, è illegale e abusivo sotto molteplici aspetti - scrive su "Facebook" Luca Ghiorzi, direttore dell'albergo "Etoile du Nord" di Sarre - contro ogni diritto e regola urbanistica, i proprietari di case non si limitano al mero affitto della proprietà, ma erogano dei servizi che non potrebbero erogare. Altrimenti i turisti non si porterebbero da casa la biancheria e gli asciugamani, ad esempio, ed il gioco finirebbe. Moltissimi danno anche la prima colazione, alcuni anche in convenzione con i bar, e offrono cibi confezionati o talvolta fatti in casa, Nemmeno fossero un agriturismo! Sono forme di somministrazione diretta ed indiretta, senza corso previsto o autorizzazione. E' come se domani un albergo trasformasse le camere in appartamenti, le affittasse a lungo termine oltre i trenta giorni senza dire niente nessuno. O chi ha un capannone artigianale facesse uffici o negozi commerciali».

«Con la privacy nessuno può sapere nulla». «Con le tasse fanno come gli pare, perché non sono controllabili in quanto non vi è alcun obbligo di comunicazione agli Enti o ai Comuni, per le loro attività sotto i trenta giorni - continua Ghiorzi - la cosa paradossale è che gli Enti di controllo (Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza) non hanno nessuna legge a supporto per fare dei controlli seri e mirati. Inoltre per entrare in un casa privata ci vuole un mandato di un giudice, perché le case non sono esercizi pubblici. Ancora non possono avere i dati degli ospiti eventualmente inviati alla Questura perché c'è la privacy. E in ultimo, ma non di certo ultimo, i controllori non riescono ad avere i dati dai vari "Airbnb" e simili perché essendo aziende con sede legale e fiscali estere o extra Unione Europea, non hanno l'obbligo di darli. E se ne guardano ben bene, perché temono di essere tassati a loro volta. Fantastico no?»

«Chi affitta in nero può rischiare, sempre che venga beccato». «Chi affitta le proprie case ai turisti ha al momento un solo obbligo, la registrazione di Pubblica sicurezza on-line delle persone ospitate - ricorda ancora l'albergatore di Sarre - se non la fanno e se per un caso venissero scoperti, perché davvero deve essere un caso, visto le Forze dell'Ordine hanno mille cose a cui pensare, prendono 280 euro di multa. Quindi si può rischiare almeno fino alla prima multa, se mai ti beccano. Lo Stato prova a metterci una pezza, almeno fiscalmente, per intercettare delle entrate. Mette la cedolare secca del 21 per cento a titolo di acconto in capo "Airbnb" e affini, tramutandoli di fatto in sostituti d'imposta. Ma ovviamente i colossi dell'industria turistica "in nero" si stanno rifiutando di applicarla perché come detto sono soggetti con sede legale e fiscale all'estero».

«Una lobby per fermare la proposta di legge regionale». «A livello regionale da mesi si è imbastita una legge dedicata, che almeno due cose potrebbe imporle, e sarebbe almeno un inizio - suggerisce quindi Ghiorzi - dire al proprio Comune, e agli uffici regionali turistici competenti, se ed in quali periodi la casa privata è dedicata all'affitto turistico e far pagare la tassa di soggiorno agli ospiti (beneficiari i Comuni), alla stregua degli ospiti che dormono in un letto o rifugio con partita IVA. Perché il paradosso è che oggi non la versano".
«Intanto ecco nata la lobby alla valdostana dei paladini dell'opposizione del momento, Union Valdôtaine e co. pronti a contrastare una legge sana che è ormai verso l'approdo in Consiglio
- insiste l'albergatore, commentando l'istituzione della locale "community" di "Airbnb" - una legge che comunque non toglie la possibilità di affittare la casa privata, ma che almeno mette dei punti fermi e un minimo di legalità in questo Far-West alla valdostana, sperando nell'onestà intellettuale trasversale, sia in Giunta attuale, che in Consiglio Regionale tutto».

Ultimo aggiornamento: 
Sabato 9 Settembre '17, h.17.10

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