Emily Rini esce dall'Union Valdôtaine: «scelta sofferta ma obbligata, non c'è il clima per il confronto». Il "Mouvement" come i "Cinque Stelle": «dimettiti, hai firmato un un documento»

Angelo Musumarra
Augusto Rollandin ed Emily Rini durante il comizio finale dell'Union Valdôtaine

Scendono da sette a sei i consiglieri regionali dell'Union Valdôtaine: Emily Rini, attuale assessore regionale all'istruzione e cultura, vice presidente della Regione, quarta eletta nella relativa lista alle consultazioni regionali dello scorso 20 maggio con 1.169 preferenze (meno della metà delle 3.220 che aveva conquistato nel 2013, mentre nel 2008 erano state 2.556) ha annunciato di lasciare, dopo dieci anni di milantanza, il "Mouvement": «è stata una scelta sofferta ma obbligata - spiega - perché non era più concepibile un'azione politica senza sbocchi e avulsa dalla realtà, fatta di silenzi nelle riunioni che si pensava potessero invece essere decisive e di continui rinvii sulla direzione da prendere, con una Union Valdôtaine che nel frattempo continua a perdere progressivamente la sua centralità nel panorama politico regionale, con uno stillicidio di persone che nel tempo se ne sono andate deluse».

Gli scissionisti dell'Union Valdôtaine. In effetti la lista degli abbandoni "vip" dall'Union Valdôtaine è vasta: in tempi relativamente recenti si può ricordare Carlo Perrin, che aveva abbandonato il "Mouvement" dopo trent'anni, dopo che, nel luglio 2005 era stato "dimesso" dal ruolo di presidente della Regione: intorno a lui era stato creato "Renouveau Valdôtain", poi confluito in Alpe (dove adesso rappresenta la "quota" maggioritaria) che aveva visto la presenza, tra gli altri, di Patrizia Morelli ed Albert Chatrian, recentemente rieletti in Consiglio Valle.
Quasi contemporaneamente anche Roberto Louvin, già assessore regionale, presidente del Consiglio Valle e della Regione, aveva abbandonato l'UV, creando prima il movimento "Aosta Viva", con il quale era stato eletto nel 2005 in Consiglio comunale ad Aosta e poi nel 2008, in Consiglio regionale, confluendo anche lui in Alpe ma uscendone nel 2013, abbandonando il seggio in piazza Deffeyes.
Clamorosa era stata l'uscita, nel dicembre 2012, dell'attuale presidente della Regione, Laurent Viérin, che da sei anni ricopriva il ruolo di assessore regionale all'istruzione: la sua "corrente" ha portato alla nascita dell'Union Valdôtaine Progressiste, ispirandosi all'omonimo partito attivo dal 1973 al 1984, ed aveva visto la presenza di unionisti di lungo corso come l'ex presidente della Regione e deputato per quindici anni Luciano Caveri ed Andrea Rosset, allora "semplice" consigliere regionale eletto dopo una lunga attività amministrativa a Quart e nella Comunità Montana "Mont Emilius", che è arrivato a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio Valle.
Nel maggio 2016, dopo la decisione di sedere al governo con l'Union Valdotaine, Caveri, insieme a Claudio Brédy, primo presidente dell'UVP ed al consigliere regionale Elso Gerandin, hanno lasciato il movimento del "leone dorato" per poi costituire "Mouv'", che alle recenti elezioni regionali ha conquistato tre seggi.
L'alleanza tra UV ed UVP aveva provocato l'uscita di Antonio Fosson (secondo eletto nel 2013), già senatore, che si era dovuto dimettere da assessore regionale alla sanità per far posto a Viérin: con lui avevano lasciato il "Mouvement" anche i consiglieri regionali Claudio Restano e Leonardo La Torre, che hanno poi creato "Pour Notre Vallée". La Torre è stato poi sospeso dal Consiglio Valle a causa della, "legge Severino", e sostituito da Carlo Norbiato, anche lui fuoriuscito dall'UV. "Pour Notre Vallée" si è quindi alleata con la Stella Alpina, con la quale aveva già creato il gruppo consiliare, ed alle elezioni regionali ha ottenuto quattro consiglieri, tra cui gli stessi Fosson e Restano, risultando la terza forza politica in Valle d'Aosta.
Meno clamorosa, ma significativa, è stata anche la decisione di non ricandidarsi da parte del consigliere regionale uscente David Follien, figlio di Alberto Follien, a lungo assessore comunale ad Aosta, così come dell'imprenditrice Marilena Péaquin.

«Manca il clima sereno per promuovere il confronto». «Bisogna invece lavorare per la Valle d'Aosta - ribadisce la Rini - e per coloro che, andando a votare il 20 maggio, hanno deciso di dare un'altra possibilità alla politica affinché la stessa torni a essere credibile, costruttiva e lungimirante, operando "per" e mai "contro". Un messaggio che, purtroppo, non ha assolutamente colto l'Union Valdôtaine, incapace di andare oltre a certi personalismi, di abbozzare anche soltanto una seria e schietta autocritica al suo interno e di affrontare questioni forse scomode ma che non possono più essere rimandate. Quello che è mancato e che manca tuttora è un clima sereno per promuovere dialogo e confronto al suo interno, visto che finora chi ha provato a dire la sua nelle sedi opportune, cosa che ho sempre cercato di fare, è quasi sempre stato tacciato come il "ribelle" o il "sovversivo" di turno, senza nemmeno mai aver provato a entrare anche solo per un attimo nel merito delle idee proposte».
Emily Rini era entrata nell'Union Valdôtaine nel 2008: il suo debutto in politica era stato come coordinatrice del "Foyer Valdôtain", il "settore giovanile" della "Fédération Autonomiste" (sciolta dopo la mancata elezione in Consiglio Valle nel 2013, i cui rappresentanti hanno poi aderito all'UV), dove era confluito il padre, l'assicuratore Emilio Rini, dopo che, nell'ottobre 2006, non era entrato nella Giunta regionale, abbandonando così l'Union Valdôtaine dove era stato eletto sia nel 1998 (con 2.459 voti) che nel 2003 (con 2.888 voti), mentre nel 1993 era entrato per la prima volta in Consiglio Valle nelle fila della Democrazia Cristiana (con 1.247 voti). Eletta segretaria dell'Assemblea, è stata presidente del Consiglio Valle dal settembre 2012 al giugno 2014, quando, in occasione del primo rimpasto di Giunta, è stata nominata assessore all'istruzione, carica che, a parte la parentesi di sei mesi all'opposizione, da marzo ad ottobre 2017, ricopre tuttora.

«Porterò avanti come indipendente le idee di chi mi ha votato». «Così non si può proprio più andare avanti - aggiunge la Rini, motivando la sua uscita dall'UV - a maggior ragione per chi non ha mai avuto problemi a dire quello che pensava, nonostante tutto e tutti. Per contro, non volendo subire passivamente questa situazione, intendo fornire umilmente il mio contributo per valutare se ci sono i presupposti per garantire stabilità politica alla nostra regione e per portare avanti con coraggio e determinazione, come indipendente, le idee e i valori di coloro che hanno riposto in me la loro fiducia, come d'altra parte ho sempre cercato di fare, troppo spesso però nella difficoltà di trovarmi con scelte che non sempre hanno trovato la condivisione che mi sarei auspicata. Ricerca di una governabilità che deve forzatamente passare attraverso la condivisione di punti programmatici chiari ed effettivamente realizzabili; in mancanza di ciò, l'unica alternativa sarà il ritorno alle urne. Vorrei inoltre lavorare affinché il mondo autonomista si possa un giorno ricomporre in un'ottica di dialogo e di confronto sereni e di maggior rispetto delle persone che ultimamente ho notato essere venuto meno, anche soltanto nell'ambito dell'ultima campagna elettorale. Non è scegliendo di non decidere, optando per rimanere fermi e silenti, forse perché ostaggi di certe dinamiche interne, che si può fare il bene della Valle d'Aosta e di chi questa regione la abita e la vive. Unicamente in questo senso va interpretata la mia decisione sofferta ma necessaria».

«Firmato un documento in cui si impegna alle dimissioni in caso di fuoriuscita dall'UV». La decisione della Rini ha provocato una vasta eco e, come ormai d'abitudine, non mancano le discussioni sui "social", innescate da Osvaldo Chabod, compagno di lista alle ultime elezioni regionali: «la questione morale è anche firmare un documento in cui ci si impegna alle dimissioni nel caso di fuoriuscita dal gruppo UV e poi fare esattamente il contrario - ha fatto notare - il valore è etico, è come firmare una cambiale e non onoraria, diventi inaffidabile. Per tutti. Le scelte si fanno prima delle elezioni, nessuno ti obbliga a candidarti con un gruppo nel quale non ti riconosci più! Se si torna alle elezioni sarebbe interessante vedere dove si candida colei».
«Emily, indipendentemente dal fatto che non sia previsto il vincolo di mandato - ha aggiunto René Tonelli, successore della Rini al "Foyer Valdotain", in un post poi cancellato - se come dicono, tu come gli altri avete firmato un impegno a lasciare il vostro incarico in caso di abbandono del gruppo consigliare UV, tu devi lasciare il tuo incarico. Capisco che ormai chiedere coerenza è un'utopia, ma si tratta una questione di rispetto e di etica morale. Tutte le altre scuse (gli elettori che ti hanno dato fiducia, il tuo coraggio, ecc.) non c'entrano nulla. E non difendo, né entro nel merito di qualsiasi questione interna a Union Valdôtaine. Parlo solo di coerenza e questione morale. Non si può impugnarla e poi non essere coraggiosi dal perseguirla quando ci riguarda in prima persona. Te lo dico con tutto l'affetto per te».

«Tra noi unionisti la Rini è sempre stata mal sopportata». C'è chi fa notare che uscendo dal "Mouvement" Emily Rini «risparmia la quota obbligatoria da parte degli eletti nel Movimento» e che adesso «è all'ultimo mandato per l'UV» ma Valeria Sapone, gia collaboratrice della Rini quando era presidente del Consiglio Valle (e nipote di Jean Barocco, ex sindaco di Quart, primo escluso della lista dell'Union Valdotaine, che ha pubblicamente chiesto le dimissioni di Augusto Rollandin) ha ricordato come «l'UV e il suo leader indiscusso hanno sempre difeso e tenuto in considerazione di più chi considerava l'UV un mero tram di periferia di chi aveva il leone tatuato nel cuore. E ora, piano piano, vediamo i risultati. Chi è causa del suo mal pianga se stesso e oggi la prima che deve piangere è proprio l'UV!».
Mentre c'è chi ha rimarcato che «la Rini da noi unionisti è sempre stata mal sopportata, forse la pulizia delle mele marce è iniziata», Ornella Badery, ex vice sindaco di Pont-Saint-Martin, quinta non eletta nella lista UV con 778 voti, ha sottolineato la «cronaca di un'uscita annunciata, errore del partito che non l'ha capito! Da chi invoca morale e etica non si può non vedere una dimissione dal Consiglio regionale, tenuto conto che con 1.169 voti non avrebbe avuto un seggio neanche con il suo partito personale! Certo che i veri unionisti oggi non possono non sentirsi presi in giro! Sicuramente da persona onesta darà le dimissioni, è in questi momenti che si vede la coerenza delle persone...».

Chabod ha auspicato quindi la continuazione delle "pulizie di Pasqua" all'interno del "Mouvement": «se qualcuno ha ancora dei mal di pancia - ha chiosato - ce ne faremo una ragione e dovendo ripartire da zero, ripartiremo con chi ha ancora un cuore e una parola».
«Che poi, al di là del pensiero personale che è sempre legittimo - ha evidenziato Alessia Favre, prima esclusa della lista dell'Union Valdotaine Progressiste - la questione andrebbe discussa, esaminata e giudicata solo ed esclusivamente da chi è in UV o da chi ha votato UV. Aggiungo solo che, al di là del pensiero personale, credo che che l'unica cosa da commentare oltre, sia un quadro politico piuttosto desolante in generale nel quale tutti noi autonomisti, o così per dire, abbiamo fallito e meritiamo di andare casa...»

 

 


La decisione della Rini, che ha annunciato che nella prima riunione della quindicesima Legislatura, prevista per martedì 26 giugno, «spiegherò dettagliatamente le mie ragioni» ribadendo anche che «le cattiverie gratuite e offensive che qualcuno sta diffondendo rafforzano la convinzione di aver fatto la cosa giusta nell'interesse di chi ha deciso di riporre in me la sua fiducia», risolve, molto probabilmente, il puzzle sulla prossima maggioranza regionale, che sarà guidata dalla Lega, che diventerà il primo partito in Consiglio Valle.
Il probabile governo guidato da Nicoletta Spelgatti (o, in alternativa, da Paolo Sammaritani), vedrà come alleati la Stella Alpina con "Pour Notre Vallée", Alpe e "Mouv'", oltre che alla stessa Emily Rini, che consentirà di arrivare alla maggioranza di diciotto consiglieri regionali, senza necessariamente aver bisogno del supporto dell'UVP, che a questo punto potrebbe decidere di "scaricare" l'ingombrante attuale partner di governo ed allargare la maggioranza a ventidue componenti.
Considerato improbabile un qualsiasi accordo, anche di opposizione, tra Union Valdôtaine con "Impegno Civico" (tre consiglieri) e "Movimento Cinque Stelle" (quattro consiglieri), la nuova Legislatura potrebbe partire con una situazione identica all'inizio della precedente, ma con una minoranza meno coesa anche se, come si è visto negli ultimi cinque anni, in Consiglio Valle può succedere di tutto.

 

ultimo aggiornamento: 
Lunedì 18 Giugno '18, h.10.55