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Il Consiglio Valle si è dotato di un "Piano comunicazione" che detta anche le regole ai giornalisti, ma non ai consiglieri

redazione 12vda.it
Una foto postata su 'Facebook' dalla consigliere Manuela Nasso
Chissà se le regole per i giornalisti previste dal "Piano comunicazione 2019" del Consiglio Valle, approvato dall'Ufficio di Presidenza lo scorso 1° aprile, e considerate sperimentali per sei mesi, si applicheranno anche ai consiglieri regionali, che spesso pubblicano sui "social" immagini e contenuti che violano tale regolamento.
 
Niente riprese e fotografie durante le pause e le sospensioni dei lavori. Gli "accessi dei giornalisti" a Palazzo regionale devono essere ora richiesti dalle relative testate che possono accreditare "uno o più giornalisti iscritti all'Albo dei giornalisti, fotografi e cineoperatori" che possono così entrare "durante le riunioni degli organismi consiliari ed altre occasioni di rilevanza giornalistica". Per accedere nell'aula consiliare durante le adunanze dell'Assemblea "i fotografi e gli operatori di ripresa possono essere ammessi per effettuare riprese filmate o fotografie, previa autorizzazione del presidente".
"Coloro che hanno accesso all'aula consiliare - si legge ancora nel Piano - devono essere correttamente vestiti, per gli uomini, almeno l'uso della giacca (mentre ci non sono indicazioni sull'abbigliamento femminile, n.d.r.), ed evitare di recare in alcun modo disturbo ai lavori del Consiglio. Le riprese in aula possono essere effettuate nel corso dello svolgimento dei lavori, mentre non possono essere effettuate nelle pause delle sedute, nelle sospensioni e nel corso delle votazioni".
 
Solo i giornalisti iscritti all'Albo possono accedere alla tribuna stampa. Nel "foyer" dell'aula del Consiglio Valle "durante le adunanze consiliari, le riunioni di Commissione e degli altri organi consiliari - sottolinea ancora il "Piano comunicazione" - i giornalisti e i cineoperatori possono stazionare per effettuare interviste e riprese filmate dei consiglieri. Tali attività devono essere gestite in modo da non recare disturbo ai lavori e da non intralciare le attività legate all'aula, alle sale di riunione e agli uffici ad essa connessi e serventi".
Solo i giornalisti iscritti all'Albo ed accreditati presso l'ufficio stampa del Consiglio Valle possono accedere alla "tribuna stampa", a fianco di quella per il pubblico, al secondo piano di Palazzo regionale, e devono stare "a capo scoperto, vestire in modo decoroso e comunque confacente al luogo e mantenere atteggiamenti e posture rispettose del carattere e delle funzioni istituzionali dell'aula".
Nella tribuna stampa non si potranno "fare segni di approvazione o di dissenso, anche tramite utilizzo di cartelli, striscioni ed altri mezzi simili, rispetto alle opinioni espresse dai consiglieri e all'andamento dei lavori consiliari, fotografare o riprendere con telecamere i lavori dell'aula senza il consenso del presidente" così come "fotografare o riprendere con telecamere nelle pause delle sedute, nelle sospensioni e nel corso delle votazioni".
 
Saranno stati autorizzati i "selfie" dall'Aula del Consiglio Valle? Le disposizioni per i giornalisti erano già presenti nell'articolo 49 del Regolamento del Consiglio Valle che prevede che "nessuna persona estranea può introdursi nell'aula del Consiglio, fatta eccezione per il personale necessario ai vari servizi dell'Assemblea" e che, "previa autorizzazione del Presidente possono essere ammessi in aula, funzionari regionali che hanno collaborato alla predisposizione delle proposte in discussione, tecnici ed operatori per il tempo strettamente necessario per effettuare riprese filmate o fotografiche" mentre "il pubblico è ammesso nell'apposita tribuna" dove, come per i giornalisti, devono essere "correttamente vestite e stare a capo scoperto e in silenzio".
Entrambi, pubblico e giornalisti, non possono "introdurre nella tribuna apparecchi registratori e macchine fotografiche, salvo autorizzazione del presidente del Consiglio". Si può quindi immaginare che la presidente Emily Rini abbia autorizzato i diversi consiglieri regionali che, da dentro l'Aula consiliare, durante le riunioni, votazioni e pause dei lavori scattano foto e "selfie" che pubblicano poi sui "social", così come altri consiglieri "ospitano" giornalisti o presunti tali nelle salette commissioni per "interviste" o dichiarazioni esclusive.
 
Una moderazione più severa sui "social" per chi ricopre cariche pubbliche. Il "Piano comunicazione 2019" ed il regolamento non trattano ciò che i consiglieri possono pubblicare sui "social", strumento utilizzato da quasi tutti i consiglieri regionali (solo gli unionisti Renzo Testolin, Luca Bianchi ed Augusto Rollandin non hanno pagine o profili su "Facebook" direttamente riconducibili a loro), dove sempre di più i vari esponenti politici esternano le loro dichiarazioni, anticipando spesso dichiarazioni pubbliche e comunicati stampa che, da strumento e fonte ufficiale per i professionisti dell'informazione, vengono ora dequalificati a semplice "post", alla stregua del «buongiornissimo» con la foto del cappuccino od alla foto con il "vip" di passaggio in Valle d'Aosta.
I professionisti della comunicazione (che non sono i cosiddetti "social media manager", i quali svolgono un'attività pubblicitaria dopo essere stati educati dalle stesse società che lucrano sui contenuti dei vari "social") stanno da tempo chiedendo una severa moderazione nei confronti di chi ha un ruolo pubblico e di chi occupa posizioni di potere, così da evitare di trasformare i "social" in megafoni (più o meno consapevoli) del potente di turno, con il rischio di diffusione di "fake news" orchestrate ad arte, che invece i media professionali sono in grado di intercettare.
Secondo l'"Osservatorio Agcom sulle comunicazioni", è infatti cresciuta la disinformazione prodotta online nel primo bimestre del 2019, con un incremento del dieci per cento su dicembre 2018 e del quattro per cento su gennaio 2019. In particolare, nei sei mesi analizzati dallo scorso agosto, la quantità di contenuti di disinformazione prodotti nel giorno medio ha raggiunto il valore massimo lo scorso mese di febbraio: per l'Agcom la disinformazione prodotta giornalmente nel primo bimestre 2019 rappresenta il sette per cento dei contenuti online e si stima che un sito di disinformazione pubblichi, in media, cinque nuovi articoli al giorno.
 
Un'immagine coordinata per il Consiglio Valle. Nel "Piano comunicazione" del Consiglio Valle è prevista l'ideazione di un'immagine coordinata "in un'ottica di coerenza e di omogeneità grafica con il sito Internet, da utilizzare durante la 15esima Legislatura - viene spiegato nel documento firmato dalla presidente Emily Rini - una grafica per promuovere il Consiglio e le peculiarità culturali, storiche e territoriali della Valle d'Aosta, al fine di fidelizzare il cittadino rispetto all'immagine del Consiglio".
Nononostante le ultime campagne di comunicazione istituzionale si siano concluse lo scorso luglio, il Consiglio Valle prevede di riattivarle "con il fine di promuovere l'immagine del Consiglio e delle sue attività istituzionali e culturali, con l'acquisizione di spazi sulle principali testate giornalistiche cartacee a carattere generalista, quotidiani e periodici, presenti sul territorio regionale e sulla stampa di settore sia a livello regionale che nazionale ed internazionale, l'acquisto di banner o altri servizi redazionali sulle testate giornalistiche online della Valle d'Aosta, visto che Internet costituisce oggi, sulla base delle analisi riguardanti i consumi mediatici, uno dei principali strumenti di informazione dei cittadini".
Non mancheranno i "servizi di informazione giornalistica a mezzo di agenzie di stampa - si legge ancora nel "Piano comunicazione" - che hanno una copertura giornalistica regionale e nazionale, con il fine di dare maggiore visibilità alle attività del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, diffondendole a livello regionale e nazionale, attraverso la pubblicazione di contenuti giornalistici multimediali come testi, foto, video, lavori dell'Assemblea, delle Commissioni, iniziative culturali, agenda della settimana" così come "l'acquisizione di spazi sulle principali radio locali attraverso spot radiofonici che consentano di dare rilievo a eventi istituzionali e culturali del Consiglio regionale all'interno di programmi e appuntamenti informativi, con spazi dedicati ad eventuali interviste, anche in diretta".
 
Un nuovo addetto stampa, per consolidare la comunicazione "social". E' l'Ufficio stampa ad occuparsi della gestione dei contenuti ufficiali dei "social", dove recentemente sono state confermate sia il dirigente capo, Silvia Carrel, che svolge l'incarico fiduciario ininterrottamente dal settembre 2008, sia la vice, Michelle Meloni, dipendente regionale dal 2000, a cui, dal 1° luglio, per tre anni, si aggiungerà Davide Jaccod, giornalista culturale di un quotidiano locale.
Il Consiglio Valle è presente su "Twitter", dove l'account ufficiale è @consigliovda, con 687 "follower" (mentre l'hashtag non ufficiale, creato da 12vda ed utilizzato da tutti è #ConsVdA, n.d.r.) ed anche su "Facebook", con la pagina @consigliovalledaosta, con 922 "like" e 973 "follower": "si tratta di strumenti più informali ma particolarmente incisivi e immediati per informare i cittadini o fornire approfondimenti, offrendo anche un'occasione di interazione - si evidenzia ancora nel Piano - tale attività dovrà essere ulteriormente consolidata, con l'intento di integrare sempre più le informazioni contenute sul sito Internet del Consiglio con i social, anche nell'ottica di promuovere la grande eredità storica del Consiglio".
Secondo i dati diffusi dagli stessi uffici del Consiglio Valle, "le visite al sito Internet si assestano intorno al valore di 200mila visite annue, con picchi di 260 mila nel 2017, e 600 visite giornaliere".
 
Il "Piano comunicazione 2019" prevede una spesa di 137.100 euro, di cui 50mila euro per le "inserzioni pubblicitarie sull'attività istituzionale", 68.900 euro per le "iniziative per la comunicazione istituzionale", e 18.200 euro per "servizi istituzionali, generali e di gestione".