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Il "Movimento Cinque Stelle" salva la maggioranza Fosson: «restiamo coerenti» dichiara Vesan. Si alza il livello dello scontro tra Manfrin e la Rini

Angelo Musumarra
Jean Barocco che aspetta di entrare in Consiglio Valle

Ci sono volute quasi tre ore e l'appoggio esterno dei quattro consiglieri regionali del "Movimento Cinque Stelle" per permettere alla maggioranza attuale di restare tale dopo la sospensione di Marco Sorbara, arrestato lo scorso mercoledì 23 gennaio, nell'ambito dell'inchiesta "Geenna" sulle presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel tessuto politico valdostano e tutt'ora in carcere a Biella.

«C'è un problema sulle date di sospensione del consigliere». Quella che doveva essere, infatti, almeno in teoria, una semplice presa d'atto ed una surroga automatica, si è trasformata in uno scontro sulla legittimità di procedere alla sostituzione di Sorbara con Giovanni "Jean" Barocco, ex sindaco di Quart, primo escluso della lista dell'Union Valdôtaine. A scatenare la lite sono stati i consiglieri Elso Gerandin di Mouv' ed Andrea Manfrin della Lega, che, durante le comunicazioni da parte della Presidenza del Consiglio Valle, hanno chiesto di poter prendere visione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, con il quale è stata accertata la sospensione di Sorbara, «che non è stato allegato alla convocazione del Consiglio ma che serve per valutare debitamente il prosieguo dei lavori, in quanto pone un problema di data di sospensione del consigliere e quindi di legittimità degli atti che sono stati approvati in questo periodo».

«Su vicende di questo tipo la Cassazione ha messo una pietra tombale». «In realtà non si tratta di un'anomalia - ha subito risposto Emily Rini, presidente dell'Assemblea consiliare regionale - semplicemente porta una data così antecedente effettivamente all'esecuzione materiale della misura cautelare, è una materia così delicata, un arresto che viene fatto in maniera congiunta di un numero importante di soggetti, ovviamente deve essere coordinato e fatto simultaneamente. Questo, verosimilmente, quello che ha portato a dilatare i tempi così di più o meno un mese e mezzo rispetto ad altre vicende. Effettivamente questo è una criticità che è già stata sollevata non solo dalla nostra regione ma, negli altri casi dove è stata applicata questa misura, si sono trovati davanti alla stessa criticità e quindi il problema, anche se a ragione si poteva comunque trarre le conclusioni, allora giustamente, l'allora presidente anche della Conferenza dei presidenti dei Consigli (Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli-Venezia-Giulia, n.d.r.) aveva sollevato esplicitamente questa questione per avere sia un parere "pro veritate", poi, a dir la verità, su questo è intervenuta anche la Corte di Cassazione a mettere una parola tombale su questa vicenda e sull'interpretazione che, a logica, uno non poteva sapere prima dell'applicazione della misura cautelare».

«La sospensione decorre dal momento della ricezione della notifica». «A fugare ogni dubbio circa la possibile retroattività della sospensione del consigliere Sorbara - ha aggiunto la Rini - mi sembra opportuno e dirimente leggervi parte di questa lettera che il presidente della Conferenza dei presidenti delle Assemblee aveva scritto nel luglio 2017, ma riguardava casi di altre Regioni (in particolare su ricorsi del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, n.d.r.), che prevedono la stessa identica fattispecie all'allora presidente del Consiglio dei ministri (Paolo Gentiloni, n.d.r.). "Il presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i ministri degli Affari regionale e dell'Interno, ha adottato diversi suoi decreti con cui ha accertato della sospensione di diritto i componenti dei Consigli regionali in corso in una cause di sospensione ivi previste. Da tali provvedimenti, come notificati ai Consigli regionali interessati, a cura del Prefetto del capoluogo della Regione, al fine di provvedere ai conseguenti adempimenti di legge, emerge che la sospensione del consigliere regionale decorrerebbe in modo retroattivo dalla data del provvedimento giurisdizionale a cui la sospensione è connessa. Scrivo perché sul punto si è formata una giurisprudenza ormai consolidata della suprema Corte di Cassazione la quale ha chiarito definitamente che la notifica al Consiglio regionale a determinare l'efficacia della sospensione di diritto e che pertanto essa decorre dalla momento della ricezione della notifica del provvedimento medesimo"».

Citato il parere del professor Lupo, usato in Consiglio Valle nel 2017. «Vi è anche un parere "pro veritate" - ha ancora ricordato la presidente del Consiglio Valle - del professor Lupo (Nicola Lupo, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l'Università "Luiss" di Roma, che era stato consultato nel marzo 2017 dall'allora presidente del Consiglio Valle, Andrea Rosset, per sbloccare la situazione dell'Assemblea dopo la sospensione dei consiglieri regionali Leonardo La Torre, Raimondo Donzel e Carmela Fontana, n.d.r.) e la ratio di questa soluzione ermeneutica è stata esplicitata da ultimo in un'ulteriore sentenza della Cassazione civile, anche se a logica ci si arriva comunque, ma la Cassazione è stata molto chiara su questo nell'aprile 2017, resa con riferimento ad un deputato dell'Assemblea regionale siciliana (Giuseppe Sorbello, sospeso per diciotto mesi dopo la condanna ad una pena di quattro mesi in primo grado per abuso d'ufficio, n.d.r). Con tale pronuncia la Corte di Cassazione "nel ribadire il proprio orientamento chiaro, ha ribadito che la suddetta interpretazione consente di evitare in caso di ritardo dell'emanazione dell'atto amministrativo di accertamento della causa di sospensione che una parte di quest'ultima resti confinata sul piano virtuale in contrasto con le esigenze di effettività". Non abbiamo ritenuto di inviarla poiché è una presa di posizione, né politica né tecnica, ma addirittura giurisprudenziale e quindi credo che sul punto non ci sia niente da chiarire nel merito perché si è espresso chi di dovere in maniera molto chiara e puntuale come ho ricordato».

«Governo caduto grazie al voto di una consigliere sospeso». A ribattere alla Rini, oltre ad Andrea Manfrin ed a Nicoletta Spelgatti, con la quale si è arrivati allo scontro verbale, è stato soprattutto Paolo Sammaritani: «nel diritto amministrativo le questioni sono sempre piuttosto complesse - ha spiegato - ed, a volte, di lana caprina. Al di là della decorrenza della sospensione, l'aspetto fondamentale è quello del possibile travolgimento di tutti gli atti che sono stati, nel "medio tempore", assunti. E' vero che esistono dei principi in ambito di diritto amministrativo, che l'atto che venga consolidato nel momento in cui si viene a realizzare, indipendentemente da quelle che poi possono essere le vicende che ipoteticamente lo possono travolgere, però è anche vero che in caso come il nostro, che probabilmente è un "unicum", abbiamo avuto un Governo che è caduto grazie al voto determinante di una persona che, formalmente, doveva già essere sospesa. Direi che è un caso di particolare delicatezza anche dal punto di vista politico, prima ancora che giuridico per rispondere all'esterno a questo tipo di criticità».

«La norma vorrebbe evitare che la criminalità organizzata incida sull'Amministrazione». «Bisogna dire che questa decisione, che potrebbe anche involgere il diritto all'elettorato passivo - ha continuato il consigliere regionale della Lega, che è anche avvocato cassazionista - ed è stata esaminata in quest'ottica da parte anche della Corte di giustizia europea, fa riferimento anche ad una visione dal punto di vista soggettivo del soggetto che viene colpito da questo provvedimento. Per quanto riguarda noi, dal punto di vista politico, questa norma, questa interpretazione della Corte di Cassazione, fa sì che un Governo, ma così come anche un bilancio, siano stati approvati con il voto di un soggetto che in realtà, seppur solo virtualmente, era già di fatto sospeso. E questo confligge un po' con la ratio della norma, che sarebbe quello di evitare che soggetti coinvolti in fatti di criminalità organizzata possano prendere parte o incidere sull'azione amministrativa degli organi, che è quello che è invece effettivamente avvenuto. E' una contrapposizione di due problematiche che nel nostro caso ha una valenza politica elevatissima perché questo Governo attuale, che c'è adesso, è delegittimato non per la legge ma politicamente, ancora una volta ed una volta di più, e la conclusione di tutto questo ragionamento è che questo Governo si dovrebbe dimettere».

«Il soggetto non era a conoscenza del provvedimento, atti legittimi». «Lei molto meglio di me conosce la materia - ha risposto Emily Rini - ma al di là dalla ricostruzione giurisprudenziale vige comunque, al di là della fattispecie in oggetto, un principio giuridico sacrosanto che è quello del "funzionario di fatto". Per cui il soggetto in questione ha esercitato nel periodo, dall'emanazione del provvedimento all'esecuzione del provvedimento stesso, le sue funzioni in piena titolarità ma in mancanza di conoscenza del provvedimento. Questo è un principio giuridico consolidato e ricopre ed investe tutti gli atti portati avanti del soggetto in questione. Evidentemente sono state già assunte varie decisioni in materia, ma questa sentenza ci ha detto, da un lato, che l'effetto costitutivo della sospensione si ha soltanto nel momento in cui vi è la notifica al Consiglio regionale, quindi non il 7 dicembre (data di firma dell'ordinanza di custodia cautelare, n.d.r.) ma alla data successiva quindi molto più recente (il decreto di sospensione del presidente del Consiglio dei ministri è del 28 febbraio, la notifica del presidente della Regione al presidente del Consiglio Valle è del 1° marzo, n.d.r.). Per questa Presidenza del Consiglio tutti gli atti adottati ed approvati dal consigliere in questione dal 7 dicembre alla data dell'esecuzione della misura cautela sono legittimi. Qualora qualcuno, in quest'aula o non, nutrisse dei dubbi sulla legittimità degli atti stessi, lo invito ad eccepirli nelle sedi opportune».

«Il ruolo prefettizio è separato da quello politico». «Lei ha già detto bene tutto, come gli affari prefettizi debbano essere tenuti separati soprattutto in una situazione così grave e serie - ha aggiunto il presidente della Regione, Antonio Fosson, rivolgendosi alla Rini e leggendo un comunicato stampa diffuso il giorno precedente - con riferimento all'indagine della "Direzione distrettuale antimafia" di Torino che ha indicato la presenza di un'associazione di matrice 'ndraghetista in Valle d'Aosta, prosegue l'assunzione delle misure previste dall'ordinamento, in aggiunta alla già avvenuta sospensione, ai sensi del decreto legislativo 235 del 2012, di due consiglieri comunali, accertata con decreti del presidente della Regione del 7 febbraio 2019, e alla sospensione di un consigliere regionale, accertata con decreto del presidente del Consiglio dei ministri in data 28 febbraio 2019. A seguito di due riunioni di coordinamento con le Forze di polizia che si sono tenute il 7 febbraio e il 5 marzo 2019, il presidente della Regione, nell'esercizio delle funzioni prefettizie che gli sono attribuite, conferma che sono in corso le procedure previste dall'articolo 143 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti locali, per completare, con tutti i necessari elementi, la richiesta di delega al ministro dell'Interno al fine di poter disporre l'accesso presso i Comuni di Saint-Pierre e di Aosta, in favore della legalità e del buon andamento delle amministrazioni. L'attività si sviluppa in un quadro di evidente riservatezza e interessa già dalle prime fasi, diversi enti, quali Presidenza della Regione, Forze dell'ordine, uffici giudiziari, coinvolti istituzionalmente in un'ottica di leale collaborazione, in un ambito di competenza generale proprio del Ministero dell'Interno, al quale le articolazioni locali delle amministrazioni forniscono ogni elemento di supporto».

«Ostinarsi nella parte dell'ultimo giapponese che non si arrende». La discussione sulla questione sarebbe dovuta finire lì: nel punto successivo, che trattava, nello specifico, la presa d'atto della sospensione di Sorbara e la convalida della sostituzione con Barocco, era prevista una breve dichiarazione per ogni gruppo consiliare, come deciso dalla Conferenza dei capigruppo e quindi una mezz'ora abbondante di altre discussioni, passata la quale la consigliera Daria Pulz, di "Ambiente Diritti Uguaglianza", ha attaccato direttamente la maggioranza, evidenziando che «si sostituisce ora un consigliere con un altro di uno stesso partito, l'Union Valdôtaine, che conserva purtroppo ben poco della sua onorata storia delle origini e che nelle ultime elezioni politiche pare sia stata favorita da metodi di ricerca del consenso illegali, determinando così, con le sue stesse mani, i minimi storici di credibilità. Questo basta e avanza a far sì che si debba sostituire non solo un consigliere ma l'intero Consiglio perché è delegittimato nel suo insieme, e pur nella certezza che i 731 voti per cui io mi trovo qui anziché in classe questa mattina, sono voti puliti e disinteressati, le mie dimissioni restano disponibili perché siamo un gruppo. Ce ne vogliono altre però e mi chiedo anche quale sia il senso di ostinarsi nella parte dell'ultimo giapponese che non si arrende alla disfatta come dà l'impressione di voler fare la maggioranza tutta».

«Tentativo di impedire che si possa fare amministrazione». Alla Pulz ha risposto Pierluigi Marquis, capogruppo di Stella Alpina che ha richiamato il fatto che «è dovere di tutti assumersi la responsabilità tecnica e non politica di ricostituire il "plenum". Impedire la ricostituzione sarebbe impedire l'esercizio delle regole fondanti la democrazia. Ora come avviene nella seduta di insediamento della Legislatura, siamo chiamati a convalidare un atto sul quale c'è un'istruttoria da parte degli uffici, i quali non hanno rilevato cause ostative di ineleggibilità o di incompatibilità. Credo che con molta serenità possiamo esprimere il nostro parere e il nostro voto. Il compito primo della politica è quello di non impedire che si possa fare amministrazione. I valdostani vogliono che amministriamo la Valle ognuno con il proprio ruolo e con le proprie responsabilità».
«Questo è un atto dovuto - ha quindi ribadito Luca Bianchi, vice capogruppo dell'Union Valdôtaine, dando l'idea che la discussione si stava concludendo - una mera presa d'atto del tutto indipendente da tutti i discorsi politici che possiamo fare. Il collega Jean sarà un valore aggiunto per quest'Assemblea, dando il proprio contributo, anche alla luce della sua lunga esperienza nell'ambito degli Enti locali».

«UV e UVP ci avevano chiesto di uscire per ritardare l'insediamento della Spelgatti». Dopo quaranta minuti, dopo che avevano parlato tutti i gruppi politici, Luigi Vesan, consigliere segretario del "Movimento Cinque Stelle", richiamando l'articolo 63 del regolamento, che prevede che "prima della votazione finale, è consentita ai consiglieri una dichiarazione di voto, che non può eccedere i cinque minuti", ha aperto il dibattito sulla questione che è diventata squisitamente politica e che, se i pentastellati non avessero deciso di votare a favore della presa d'atto e della successiva convalida, avrebbe anche potuto paralizzare i lavori del Consiglio Valle: «premetto che fin dalla prima riunione si questa Legislatura ci era stato richiesto dall'Union Valdôtaine e dall'Union Valdôtaine Progressiste di lasciare l'aula in modo da non garantire la presenza di un numero sufficiente di consiglieri vista la maggioranza risicata da parte della Giunta Spelgatti per ritardare l'insediamento della presidente Spelgatti - ha ricordato - ed a questa richiesta il "Movimento Cinque Stelle" ed abbiamo detto che eravamo contrari a qualunque tipo di "giochetto" che boicottasse i lavori dell'Aula, indipendentemente dal nostro favore o sfavore nei confronti di una o di un'altra maggioranza. Mancando la nostra partecipazione non si è potuto fare perché naturalmente perché naturalmente la sola assenza di UV e UVP non avrebbe invalidato i lavori dell'Aula. La nostra posizione quindi è coerente adesso come allora. Adesso come allora quello che il "Movimento Cinque Stelle" sostiene in quest'aula, sempre da una posizione di minoranza, i nostri pre-requisiti per partecipare ad una maggioranza non sono stati mai accolti da nessuno e non ne siamo tristemente, sorpresi».

«Giovanni Barocco, detto "Jean" per gli amici, quindi noi continuamo a chiamarlo Giovanni». «Si limiti alla dichiarazione di voto - lo ha ripreso Emily Rini - sennò altrimenti questo è un modo per eludere la decisione della "Capigruppo" che aveva deciso all'unanimità di fare un intervento per gruppo. Le ho dato la parola perché è un diritto garantito dal nostro regolamento sulla dichiarazione di voti, non entrare nel merito, altrimenti lei sta eludendo la decisione della Conferenza dei capigruppo».
«Noi restiamo coerenti sul fatto che quest'aula è sovrana - ha continuato Vesan, lamentando la Rini gli stesse "mangiando" i suoi cinque minuti - quest'aula dal punto di vista legislativo è legittimata, non siamo stati soddisfatti della precedente Giunta Spelgatti che non ha avuto nessun voto di fiducia da parte nostra, non siamo soddisfatti dell'attuale maggioranza regionale, che non ha e non avrà nessuno voto di fiducia da parte nostra. Noi non abbiamo votato il bilancio ed abbiamo presentato ripetutamente in quest'aula mozioni ed interventi volte a garantirne la rispettabilità e la legalità purtroppo tristemente inascoltati. In questo momento siamo tenuti a votare il fatto di garantire il proseguo dei lavori di quest'aula facendo subentra a un consigliere arrestato un altro consigliere che è stato quello votato dagli elettori dell'Union Valdôtaine. Non siamo noi a scegliere se Giovanni Barocco, detto "Jean" dagli amici, quindi da noi sarà continuato a chiamarlo Giovanni, subentri o non subentri, noi siamo qui a dire che il primo degli esclusi della lista dell'Union Valdôtaine è il signor Giovanni Barocco, che non ci sono cause ostative per quel che riguarda la sua elezione, e che quindi come quest'aula si è espressa a favore dell'insediamento di noi 34, in modo congiunto, senza entrare nel merito dal punto di vista della legittimità quando era già stata dichiarata favorevole da parte degli uffici, in questa maniera, coerentemente continueremo a votare sull'ammissibilità dei consiglieri subentranti, esattamente come è successo dal nostro primo insediamento».

«State eludendo la decisione della Conferenza dei capigruppo». «Presidente solo per ricordarle - ha poi evidenziato Andrea Manfrin, in un primo scambio di battute con la Rini - che all'interno di quest'aula ogni consigliere ha il diritto di esprimere le valutazioni che ritiene più opportune per poter motivare successivamente il suo voto. Quindi ritengo lesivo della libertà di espressione di ogni consigliere quella di orientare il discorso di un qualsiasi rappresentante di questo Consiglio in una direzione o nell'altra. Sse un consigliere decide che una tesi piuttosto che un'altra lo porterà a votare in una certa direzione, è suo diritto intervenire e dire quello che ritiene più opportuno, l'importante è che alla fine lui dichiari il suo voto».
«Ho richiamato il collega Vesan ad una limitata dichiarazione di voto - ha ribattuto la presidente del Consiglio Valle - poiché avevamo deciso di fare un intervento per gruppo. Questo, come poi vede dalle prenotazioni (alla fine parleranno in diciassette, n.d.r.), elude questa decisione. Nessuno, in quest'aula ha mai, nemmeno lontanamente tentato di modificare o di orientare, anche perché non so in quale verso potrei orientare la discussione in quest'aula».

«Questa maggioranza non ha i numeri, forziamo l'atto tecnico». «Mi permetta di rimarcare il fatto che lei sta conducendo quest'aula in maniera veramente ottimale, devo dire che è veramente perfetta la sua conduzione e mi dà la possibilità di parlare perché possa esprimere la mia intenzione di voto - ha quindi evidenziato Roberto Cognetta di Mouv' - io voterò contro, ricordo di aver già votato contro la sostituzione di un collega con il consigliere Perrin (nel dicembre del 2017, quando venne sospeso Ego Perron, n.d.r.), la questione tecnica che è stata sollevata dai colleghi, la conosco in maniera molto chiara, l'ho approfondita e per me ha una valenza risibile in questo caso, è più importante la valenza politica. Il mio voto contrario esprime quello che io sento dentro come consigliere regionale, questa maggioranza non ha i numeri e quindi non debba procedere alla surroga e prendere atto, una volta per tutte, che bisogna andare al voto. Mi rendo conto che poi politicamente ognuno faccia le sue scelte, anche perché andare al voto non è così facile, ma se si ha interesse primario dei cittadini allora si fanno scelte che vanno oltre le considerazioni personali. Sono convinto che le elezioni siano la cosa migliore, a prescindere dalla legge elettorale e da qualunque altro discorso e se per arrivare a questo c'è bisogno di forzare un atto tecnico, la cosa non m'importa, io metto al primo posto l'interesse dei cittadini fuori di qui, il resto sono parole al vento, questioni di lana caprina. Il bello della libertà è proprio questo, fare scelte a prescindere dai tuoi interessi personali, in quest'aula sono mascherate delle decisioni rispetto da interessi personali».

Il duro scontro tra Emily Rini ed Andrea Manfrin. «E' evidente che siamo di fronte ad un voto di un atto che ci permette di votare in tre modi differenti, ma secondo l'interpretazione data da qualcuno all'interno di quest'aula invece il voto sarebbe uno solo perché gli uffici hanno già compiuto le verifiche del caso e quindi, sostanzialmente questo Consiglio è un semplice passacarte degli uffici» ha poi aggiunto Andrea Manfrin, prima di venire interrotto con decisione dalla Rini, che ha cercato di proseguire il suo ragionamento mentre la presidente dell'Assemblea lo stava riprendendo: «io mi rifiuto di aderire a quest'impostazione, viene assegnato da parte del Consiglio regionale la facoltà di scegliere fra tre voti ben distinti, quello a favore, quello di astensione, e quello contrario...» 
«Scusi, mi fa parlare?» ha chiesto, con una domanda retorica, la Rini, visibilmente scocciata, «no - ha risposto Manfrin - perché è il mio turno di parlare, quindi magari parlo prima io e poi se vuole interviene lei».
«Eh no - ha ribattuto la presidente del Consiglio Valle - forse non conosce bene il regolamento (il riferimento è all'articolo 59, che prevede che "se un oratore si discosta dall'argomento, il presidente può richiamarlo" e che "se il presidente ha richiamato due volte all'argomento in discussione un oratore che seguita a discostarsene, può togliergli la parola per il resto della discussione", n.d.r.), porti un po' di rispetto e alla mia persona e a quest'aula, lei ha chiesto la parola per una dichiarazione di voto, non le permetto in alcun modo di offendere l'operato di questi uffici e di questa Presidenza, invito anche il collega vice presidente Luca Distort (vicino di banco di Manfrin, n.d.r.) a difendere l'operato degli uffici della Presidenza del Consiglio, faccia il ragionamento politico come han fatto tutti i suoi colleghi, ma la smetta di insultare l'operato degli uffici»
«Ovviamente farò finta di ignorare quello che è stato detto - ha insistito Andrea Manfrin - perché io non ho portato alcuna insulto, ho detto che questo Consiglio non può essere un passacarte degli uffici. Rispetto gli uffici, rispetto il lavoro che hanno fatto, ma qui dobbiamo fare delle valutazioni politiche, e questo era il senso del mio intervento ecco perché rivendico il diritto poterlo di dire. All'inizio di questo Consiglio si è votata la convalida di tutti e trentacinque consiglieri e, siccome non poteva farlo nessun altro, ora si considera di fare lo stesso con un consigliere subentrante ma ora chi lo vota legittima questa maggioranza ed i suoi numeri»

La "guerriera" Emily Rini: «nessuno difende questa maggioranza». «Non avrei chiesto la parola, ma visto che sono stato chiamato in causa da lei la prendo - ha quindi dichiarato, con la classica calma, Luca Distort - come diceva don Giovanni Bosco, "se credi che qualcosa sia giusto, costi quel che costi, fallo", apprezzo il ruolo guerriero che lei presidente Rini ha messo in campo oggi difendendo questa maggioranza, io la vedo così, per me è un complimento».
«Io l'ho chiamata in causa per difendere la nostra onorabilità
- ha risposto la presidente del Consiglio Valle - la ringrazio per il "guerriera" un po' mi conosce, lo sono quando si tratta di far rispettare il regolamento ed il lavoro degli uffici, nessuno ha difeso la maggioranza, ben lungi, questo è solo un atto amministrativo, in altre Regioni lo fanno le Giunte, io difendo l'operato dei nostri uffici, questo sì, lo faccio da vera guerriera».

«Chi sostituisce Sorbara non ne è troppo dissimile». «E' necessario analizzare le responsabilità ed identificare anche perché la 'ndrangheta si è infiltrata in Valle d'Aosta - si è infine chiesto Roberto Luboz, consigliere regionale della Lega - certe analisi le facevamo già vent'anni fa io e il collega Lucianaz, alcuni ci deridevano, altri minimizzavano. Sul sistema fondato su una ricchezza "trés repandue" ha sicuramente permesso l'infiltrazione di questa criminalità organizzata in Valle d'Aosta. Curiosamente colui che siamo designati a chiamare a succedere a Sorbara, guardate un po', assurse agli onori della cronaca proprio per circostanze non troppo dissimili. Occorre precisare che il collega che stiamo per accogliere nella nostra assise assieme a noi, insieme al collega Rollandin, al portavoti e alla simpatizzante postina, furono assolti in secondo grado per insufficienza di prove. Significativo fu, tuttavia, quanto scritto dai giudici che "gravemente riprovevole era l'operato del Rollandin e degli altri imputati, d'altra parte nelle intercettazione e nei filmati i personaggi parlavano solamente di "spese necessari", di eventuali assunzioni al "Casinò", di un sacchetto contenente trenta milioni di lire, ovviamente prove non sufficienti. Dichiaro il mio voto contrario e faccio i miei migliori auguri a quel movimento doveva essere un flambeau per la Valle d'Aosta ma che purtroppo non ritengo attualmente goda di buona salute».

Con ventuno voti "passa" la sostituzione del consigliere UV. Alla fine, la sostituzione di Marco Sorbara con Giovanni Barocco ha raccolto 21 voti, i diciassette della maggioranza (Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, Alpe, Stella Alpina e Gruppo misto) insieme ai quattro del "Movimento Cinque Stelle", mentre si sono espressi contro i sette consiglieri di Lega e Mouv', con l'astensione di Alberto Bertin e Chiara Minelli di "Rete Civica - Alliance Citoyenne" e di Daria Pulz. Ora la maggioranza può nuovamente contare su diciotto voti.
Se non ci fosse stato l'appoggio dei "grillini" l'atto non sarebbe passato e, a rigor di logica, non sarebbe stato possibile procedere alla surroga, seppur temporeanea, dato che Barocco sostituisce Sorbara finché è agli arresti e poi dopo l'eventuale condanna di primo grado.
Fosson ha poi ringraziato Vesan «per l'appoggio» nel pomeriggio, prima dell'inizio dei lavori.

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