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La Lega chiede "chiarezza" in merito al bando di accoglienza: "prendiamo atto con un sorriso della risposta delle cooperative"

comunicato stampa
Andrea Manfrin in Consiglio Valle

In una nota, la Lega Vallée d'Aosta ricorda che "nella seduta del Consiglio regionale del 24 e 25 luglio scorsi, abbiamo presentato un’interpellanza sul servizio di gestione dei centri di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. Non possiamo oggi che prendere atto con un sorriso della risposta delle cooperative più o meno rosse che, rimaste a bocca asciutta su quello che era diventato ormai un redditizio business, quale è quello dell’immigrazione e dell’accoglienza, si sono sentite punte sul vivo dalla nostra interpellanza sul tema".

"Il loro comunicato di “risposta” - continua la nota - verte, sostanzialmente, sulle motivazioni per le quali, a detta loro, alla base della rinuncia al nuovo bando accoglienza vi siano esclusivamente problemi di carattere organizzativo e non economico legati alla riduzione, disposta dal Ministero dell’Interno, che ha portato i fondi giornalieri dai 35€ ai 21€ pro capite attuali. L’esordio di questa risposta è straordinario perché smentisce, come già fatto in aula, le parole del Presidente della Regione Antonio Fosson. Il Presidente aveva energicamente scosso la testa quando gli si era fatto notare di aver prorogato il vecchio appalto ai costi precedenti, sancendo di fatto che, nonostante l’indisponibilità delle cooperative all’adeguamento, per altri quattro mesi la comunità dovrà sborsare ulteriori costosi oneri per mantenere a colazione, pranzo e cena gli ospiti dei centri di accoglienza sul territorio valdostano. La tesi principale che si può però desumere dalla summenzionata risposta, è che il bando sia costruito male perché, sia in Valle d’Aosta sia nel resto d’Italia, i gestori dei centri non hanno partecipato. Questa, in realtà, non è che la certificazione che al venire meno dei fondi, tutta la vocazione mostrata da chi si dichiarava umano e compassionevole si sia sciolta come neve al sole".

"Quanto ai costi - prosegue la Lega VdA - infatti, l’intervento di riduzione non ha fatto altro che adeguarsi agli standard europei, gli stessi standard a cui spesso ci si appella come esempio per altri temi, e che invece, fino a ieri, ci vedevano inesorabilmente fra i primi. Sui 28 Paesi dell’Unione europea, solo quattro spendevano più dell’Italia per l’accoglienza. Questa riduzione è stata, peraltro, anche apprezzata dall’ex Presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che aveva spiegato come vedesse «positivamente l'intervento sul piano della razionalizzazione degli interventi economici. Ci sono ancora tantissimi immigrati - aveva dichiarato - sistemati in case private in realtà più o meno approssimative nelle quali spesso si spende molto più del necessario». Il taglio si era reso necessario anche a fronte della sostanziale assenza dell’Unione europea, certificata dal fatto che i suoi contributi sul tema sono stati inesistenti. Nel 2016, uno degli anni a maggiore flusso, a fronte di 1,7 miliardi di euro spesi, l’Italia ricevette dall’Ue soltanto 46,8 milioni di euro come finanziamenti (38,7 milioni dal Fondo asilo, migrazione ed integrazione, 8,1 milioni dall’Agenzia Frontex). Rispetto ai soldi spesi dall’Italia, i finanziamenti dell’Europa corrispondono dunque a poco meno del 3 per cento della spesa totale".



"Ampio risalto, poi, è stato posto nella “risposta” sul lavoro di integrazione sociale - aggiungono i consiglieri regionali leghisti - evidenziando che questo lavoro ha reso “meno problematica” la presenza degli immigrati e che lo stesso “ha contenuto i casi di pericolo”. Si ammette quindi che la presenza di extracomunitari è foriera di problemi e, addirittura, di pericoli. Circostanza questa confermata dai numerosi casi di cronaca, come il migrante spacciatore arrestato nel 2017 o, più recentemente, il migrante arrestato a maggio per aver aggredito un operatore del centro di accoglienza in cui risiedeva. Tutto questo lavoro di integrazione però, risulta inevitabilmente vano se si consultano i dati disponibili sull’accoglienza presenti nel sito della Regione. Le tabelle, risalenti a fine 2016, evidenziano che dei 444 accolti soltanto 12 hanno ottenuto lo status di rifugiato, sottolineando che tutto questo straordinario lavoro descritto, in realtà, è stato dissipato, con dispendio di soldi ed energie, verso persone che non avevano alcun diritto di rimanere nel nostro Paese".

«Ancora una volta - commenta il Capogruppo Andrea Manfrin -, la statistica ed i fatti risultano innegabilmente vincenti verso la retorica di chi aveva trovato nell’immigrazione un business potenzialmente senza fine. Le cooperative del settore possono mostrarci che sbagliamo, partecipando al bando a fondi ridotti e mettendo nella loro opera un po’ di quella umanità a più riprese vantata».

podcast "listening"