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La "legge Severino" ferma l'attività politica di Augusto Rollandin, dopo 44 anni. In Consiglio Valle, a maggio, entrerà Flavio Peinetti

redazione 12vda.it
Augusto Rollandin e Gerardo Cuomo entrano a Palazzo di Giustizia

Tra circa un mese, dopo 44 anni di attività politica, iniziata nel 1975 nel ruolo di sindaco di Brusson, e culminata con ventidue anni alla guida della Presidenza della Regione, a cui si aggiungono cinque anni da senatore, Augusto Rollandin dovrà, giocoforza, fermarsi, dopo la condanna in primo grado, nel pomeriggio di giovedì 28 marzo, ad una pena di quattro anni e sei mesi di carcere per il reato di corruzione.
Come già successo nella precedente Legislatura per Raimondo Donzel, Carmela Fontana, Leonardo La Torre ed Ego Perron e più recentemente, per Marco Sorbara, anche per Rollandin la "legge Severino", che entra in vigore per gli amministratori pubblici nel caso di condanne in primo grado per abuso d'ufficio, peculato, concussione ed appunto, corruzione, lo sospenderà dal Consiglio Valle per un massimo di diciotto mesi, con il blocco della "diaria" e lo stipendio dimezzato.

Rollandin si è dimesso dal ruolo di vice presidente del Consiglio Valle e si è sospeso dall'UV. Nella mattinata di venerdì 29 marzo, Rollandin ha rassegnato le dimissioni da vice residente del Consiglio Valle, nonché da quelle di componente della prima, terza e quinta Commissione consiliare: «in considerazione della sentenza di ieri pomeriggio - ha spiegato - ho immediatamente ritenuto opportuno presentare le mie dimissioni da queste cariche, inoltrando una comunicazione al presidente Rini. Sempre nell'ottica di garantire un più sereno dibattito politico questa mattina ho trasmesso una lettera all'Union Valdôtaine in cui comunico la mia decisione di sospendermi dal "mouvement"».

Flavio Peinetti subentrerà ad Augusto Rollandin, probabilmente a maggio. La procedura, che potrebbe durare anche un mese, prevede che il Tribunale di Aosta comunichi la condanna al presidente della Regione, Antonio Fosson, che, nelle sue funzioni prefettizie la trasmetterà alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la quale, dopo aver consultato il Ministeri dell'Interno e degli Affari regionali, emetterà il decreto di sospensione, notificandolo quindi allo stesso Fosson che lo invierà al presidente del Consiglio Valle, Emily Rini, che provvederà così ad inserire all'ordine del giorno della prima adunanza utile (il 17 aprile oppure, più verosimilmente, l'8 maggio), la surroga di Rollandin con il primo non eletto della lista dell'Union Valdôtaine, in questo caso Flavio Peinetti, chirurgo vascolare, direttore del Dipartimento cardio-toraco-vascolare dell'ospedale "Parini" di Aosta, che alle elezioni regionali del maggio del 2018, aveva raccolto 822 voti, in modo analogo a quanto avvenuto lo scorso mercoledì 6 marzo con Giovanni "Jean" Barocco, subentrato a Marco Sorbara e sedutosi proprio a fianco di Rollandin.
Il nuovo "primo escluso" sarà quindi Domenico "Mimmo" Avati, dipendente del "Casinò de la Vallée", indagato dalla Procura di Aosta per corruzione elettorale: il pubblico ministero Luca Ceccanti gli contesta, infatti, di aver fatto pressioni su alcuni dipendenti della Casa da Gioco per ottenere il loro voto, promettendo possibili assunzioni o avanzamenti di carriera. Dopo Avati, che aveva conquistato 815 voti, c'è il presidente del "mouvement", Erik Lavevaz, il sindaco di Verrayes, con 788 preferenze.

Alla prossima riunione del Consiglio Valle Rollandin sarà presente. La prossima adunanza del Consiglio Valle è stata convocata per mercoledì 3 e giovedì 4 aprile, con un ordine del giorno composto di 58 oggetti, e Rollandin, salvo improvvise accelerazioni della procedura, non avrebbe motivi per non essere presente in aula. Lo scorso giovedì 21 marzo, con sedici voti a favore, due in meno rispetto alla maggioranza, il Consiglio Valle aveva respinto, con voto segreto, una mozione presentata da Alberto Bertin di "Rete Civica - Alliance Citoyenne" che lo invitava a dimettersi dall'incarico di vice presidente dell'Assemblea consiliare: «ci sono posizioni diverse, sul tema, all'interno della maggioranza, perché la valutazione politica ed etica sull'intera questione riflette sensibilità diverse - aveva ricordato - dagli interventi che si sono susseguiti è emerso il grande imbarazzo da parte di alcuni gruppi della maggioranza ed il Governo si è espresso solo dopo essere stato sollecitato da più parti. L'intento dell'iniziativa era quello di invitare il consigliere ad un atto di sensibilità istituzionale e di reale opportunità politica, in quanto il vice presidente è rappresentativo di tutto il Consiglio ed è imbarazzante che a svolgere questo incarico sia una persona su cui gravano varie ombre e sospetti».

"Confermata la preoccupazione per la legalità in Valle d'Aosta". «La sentenza su Rollandin e c. investe per l'ennesima volta la nostra Autonomia - ha scritto su "Twitter" l'ex presidente della Regione, Luciano Caveri, fondatore di Mouv', l'unico partito autonomista a non essersi alleato con l'Union Valdôtaine dopo aver lasciato il "mouvement" - la responsabilità penale è personale, ma la credibilità di una comunità intera ne risente. Che sia chiaro che immaginare che le scelte politiche valdostane siano solo legate a vicende giudiziarie non giustifica chi non ha avuto il coraggio di schierarsi al momento buono per sudditanza».
"La grave condanna di primo grado inflitta ad Augusto Rollandin - hanno aggiunto da Mouv' - conferma la preoccupazione per la legalità in Valle d'Aosta e svela un sistema politico inquinato che abbiamo denunciato sin dalla nostra nascita e che si è concretizzata nell'azione di contrasto svolta in Consiglio Valle dai nostri eletti. La situazione di non ritorno del Governo Fosson, che sembra non arrendersi all'evidenza di una sua profonda incapacità che pesa sul futuro della Regione, colpisce ancor di più perché avvolta, senza reazione alcuna se non la sopravvivenza e la paura di elezioni anticipate, anche da una rete di iniziative giudiziarie che confermano scenari inquietanti che minano l'esistenza stessa dell'Autonomia speciale. Bisogna voltare in fretta pagina".

«Gusto della vendetta nascosto da un candore improbabile». «Spero davvero che in questa ultima vicenda nessuno si nasconda dietro alla pur legittima presunzione d'innocenza sino in Cassazione - ha poi scritto Caveri sul suo blog - basta prendere tempo nel cammino del riscatto e della ripartenza: in certi casi il tempo trascorso è già stato troppo e già in passato l'attesa e certo perdonismo non sono state buone consigliere, perché si sono continuate strade che si sarebbero potute interrompere prima che molto si incancrenisse e oggi in tanti debbono fare il "mea culpa" per silenzi e complicità. Interventi opportuni avrebbero evitato quella diaspora unionista in cui la logica del "divide et impera" ha privato l'Union Valdôtaine di risorse ed intelligenze nel nome dell'uomo solo al comando, grande incantatore facilmente propenso a liberarsi di chi potesse fargli ombra e finisse per non consentirgli quella gestione spregiudicata del potere che ha sempre avuto nel solco di un clientelismo piacione, che è stata la sua arma forte, accompagnata da una sete di comando che non ammetteva contraddittorio. Così si è creato il mito del lavoratore indefesso e decisionista, minaccioso e generoso secondo le circostanze, di certo implacabile nell'usa e getta delle persone senza troppi scrupoli. Si tratta ormai, nel complesso di una carriera politica lunghissima, di fare una valutazione a freddo ancor prima morale che penale, visti metodi e le attitudini di "Guste", che è uno che ha dimostrato di sapersi far strada a furor di popolo. Lui lo ha sempre considerato una sorta di lasciapassare per fare di testa sua, anche quando sbagliava proprio facendo di testa sua con cocciutaggine, specie in quella sindrome di aumentare a dismisura i voti personali, costi quel che costi ed aprendo la porta anche a chi con il mondo autonomista non aveva nulla da spartire. Non ho voglia di mettermi in questa fase della sua e pure della mia vita a fare una radiografia approfondita dell'uomo e del politico. Nessuno può negare il suo carisma e pure le sue capacità, ma ogni cosa, anche le migliori doti, possono alla fine risultare negative se usate per un potere fine a se stesso, invecchiato in metodi ed idee e con un gusto della vendetta sempre nascosto da un candore improbabile».

«E' crollato il mito dell'imperatore e tutte le certezze del sistema». «Oggi si scrive una pagina di cronaca giudiziaria valdostana non indifferente - ha commentato Elisa Tripodi, deputata della Valle d'Aosta per il "Movimento Cinque Stelle" - crolla il mito dell'imperatore e crollano tutte le certezze e le basi del sistema con cui, secondo i giudici, era stato costruito minuziosamente l'intreccio tra politica, società partecipate, appalti e impresa. Dopo le inchieste e gli arresti per infiltrazione mafiosa, arriva quello per corruzione, questa volta però parliamo di una condanna. Corruzione che nel corso degli anni avrebbe riguardato non solo il mondo delle note società partecipate, Casinò di Saint Vincent, Forte di Bard, Compagnia delle Acque Valdostane, Cervino SpA, Società di Servizi Valle d'Aosta, ma anche della sanità valdostana. Mi auguro che con questa sentenza si sia chiuso un brutto capitolo, a prescindere da ulteriori evoluzioni processuali».
"Non era affatto fuori luogo la richiesta - hanno aggiunto, in una nota, i consiglieri regionale "grillini" - formulata con una mozione appoggiata anche da noi, rivolta a Rollandin affinché si dimettesse almeno dalla carica di vice presidente dell'Assemblea. Per la politica valdostana si aprono nuovi scenari, forse è finito il lungo regno del "deus ex machina" dell'Amministrazione regionale. Il rispetto della legalità e dell'onorabilità dell'Aula hanno un valore che ben poche forze politiche riconoscono a questa Istituzione. E' pertanto inevitabile il domino che sta portando alla caduta, uno alla volta, dei rappresentanti di questa vergognosa maniera di fare politica. Appena entrerà in vigore la nuova legge elettorale, si vada subito al voto per spazzare via l'intera corte dei miracoli dell'imperatore".

"Giunta ormai l'ora di tornare alle urne". Se Stefano Aggravi, consigliere regionale della Lega, ex assessore regionale alle finanze, ed ex unionista, si limita a pubblicare un "post muto" su "Facebook" con la foto dell'esplosione della "Morte Nera", la gigantesca stazione spaziale da battaglia realizzata dall'Impero Galattico allo scopo di rafforzare il suo regime di terrore, tratta dalla saga di "Guerre Stellari", la Lega, in una nota, ha ricordato che la condanna di Rollandin "giunge al termine di un processo che ha portato alla luce l'esistenza, nella nostra Regione, di un sistema di corruzione e malaffare che denunciavamo da tempo".
"La condanna di oggi sancisce la fine di un'epoca - continua la nota della Lega - tuttavia questo è solo uno dei tanti processi in corso in questo momento e che fanno emergere ogni giorno nuovi dettagli di un sistema che, purtroppo, è riuscito a penetrare anche all'interno della Pubblica amministrazione. Oggi vogliamo unirci ai cittadini valdostani nel ringraziare le Forze dell'ordine e la Magistratura per il loro lavoro che sta contribuendo a smantellare giorno dopo giorno un sistema che ha pervaso pesantemente la nostra Regione e che contribuirà a portare avanti le istanze di cambiamento che sono emerse già dai risultati elettorali dello scorso maggio".
"Riteniamo inoltre che sia giunta ormai l'ora di tornare alle urne - hanno ribadito i consiglieri regionali della Lega - i valdostani meritano un cambiamento reale, una trasformazione netta della classe politica e del modo di fare politica. Un cambiamento che può avvenire solo attraverso la libera espressione del voto".

"Chi ha giovato del potere di Rollandin faccia una sincera autocritica". "Alla fine, solo i ripetuti provvedimenti della magistratura hanno posto fine al dominio di Rollandin sulla società valdostana - hanno constatato, in una nota, Jeanne Cheillon ed Alexandre Glarey, portavoce di "Ambiente Diritti Uguaglianza - Adu", che in Consiglio Valle è rappresentato dalla consigliera Daria Pulz - non l'autocritica dei partiti e movimenti politici, né la riflessione dell'elettorato, ma l'intervento dei giudici, ossia di un potere indipendente che, pur con difficoltà e qualche contraddizione, come emerso dalla vicenda Longarini, ha continuato a lavorare per ripristinare la legalità nella nostra regione. Sarebbe auspicabile che chi in, questi lunghi e tristi anni, ha giovato del potere di Rollandin, diventando sindaco, assessore, consigliere regionale, membro di Consigli di amministrazione, tacesse e cogliesse l'occasione per un sincero momento di autocritica. Rollandin era il simbolo del malgoverno valdostano, ma non ha fatto tutto da solo. Senza un radicale mutamento del quadro sociale e politico della Vallée, un altro "imperatore" prenderà il posto di Augusto. Servono certezza del diritto e un generale ricambio della classe politica".
"Questo Consiglio regionale è ancora figlio del sistema di Rollandin - hanno ancora evidenziato da "Adu" - lo stesso Governo regionale in carica è stato eletto in virtù dei voti recuperati da chi oggi è stato riconosciuto, seppure in primo grado, colpevole del reato di corruzione. Questo Consiglio non è legittimato a decidere su temi importanti come "Cva". A quante sostituzioni di consiglieri dovremo assistere, prima di ridare la parola agli elettori?".

"Dall'UV arrivi un forte segnale della volontà di rinnovamento". "Le sentenze non si commentano - si legge infine, in una nota congiunta dei gruppi consiliari di Alpe ed Union Valdôtaine Progressiste, che così debuttano nella nuova formazione - ma la gravità di questi fatti, ad oggi riconosciuti, segna la fine di un'era politica e impone una presa di posizione ferma di condanna contro ogni forma di corruzione. Auspichiamo che dal movimento dell'Union Valdôtaine giunga ora finalmente un forte segnale a conferma della reale volontà di rinnovamento enunciato".

"Rollandin faceva comodo a tanti e a tutti nell'Union Valdôtaine". "Il 28 marzo 2019 passerà, forse, alla storia come la caduta dell'imperatore ma non dell'impero - hanno scritto da "La Jeune Vallée d'Aoste" - il sistema di potere e di controllo oppressivo dell'Union Valdôtaine permane ancora. Un gran numero di delfini ed eredi di Rollandin è cresciuto in questi anni, e queste persone, preparandosi a rinnegare il loro mentore, dopo averlo servilmente assecondato per decenni, bramano a ereditare la struttura creata da "Testone". Ma Rollandin non ha agito da solo, ha agito come boss indiscusso dell'Union Valdôtaine, in cui pochissimi lo hanno messo in discussione, per poi esserne eliminati. Perché Rollandin faceva comodo a tanti, faceva comodo a tutti nell'Union Valdôtaine. Ora è diventato il capro espiatorio, ma non dimentichiamoci delle decine, centinaia di persone che hanno lavorato con lui e per lui, e che continueranno a volerne imitare metodi e risultati".

"Grazie a Rollandin per la grande responsabilità e la dedizione verso il mouvement"."Il "Comité fédéral" ed il gruppo degli eletti dell'Union Valdôtaine prendono atto con amarezza della condanna in primo grado di Augusto Rollandin - si legge in una nota diffusa dal "mouvement" nel pomeriggio di venerdì 29 marzo - sperando che il signor Rollandin possa chiarire la sua posizione nelle successive fasi di giudizio, il "Comité fédéral" ed il gruppo lo ringraziano per il gesto di grande responsabilità dimostrato con le dimissioni della carica di vice presidente del Consiglio Valle, e per la sua dedizione verso il suo movimento per la sospensione volontaria dall'Union Valdôtaine. Questi atti di responsabilità consentiranno un dibattito politico più sereno".

«Prendiamo le distanze dalla cultura della corruzione». «La Presidenza della Regione attiverà tutte le procedure previste dalla "legge Severino" con l'attivazione dell'invio della delega della richiesta di sospensione alla Presidenza del Consiglio dei ministri, non appena ci sarà trasferita la sentenza - ha quindi annunciato, venerdì 29 marzo, il presidente Antonio Fosson - la Presidenza della Regione ed il Governo tutto prendono le distanze da ogni atteggiamento e cultura legati a qualsiasi tipo e modalità di corruzione. Continuiamo a lavorare per il cambiamento nella legalità. I partiti si stanno organizzando e sono previste delle riunioni, il nostro desiderio è di continuare a lavorare per il cambiamento nella legalità in una situazione molto difficile per la Valle d'Aosta».

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