La Valle d'Aosta apre un "tavolo bilaterale" con lo Stato per i cento milioni di contributi per la finanza pubblica. Intanto il Veneto chiede un'Autonomia "valdostana"

redazione 12vda.it
Erika Stefani e Nicoletta Spelgatti

L'organizzazione di un "tavolo bilaterale" per risolvere in maniera extragiudiziaria il contenzioso da cento milioni di euro tra la Valle d'Aosta ed il Governo italiano, è stato il primo risultato ottenuto dalla presidente della Regione, Nicoletta Spelgatti, nella giornata di giovedì 12 luglio, nella sua prima trasferta istituzionale a Roma, dove ha incontrato, insieme agli altri governatori, all'interno della "Conferenza della Regioni e delle Provincie Autonome", il ministro degli Affari regionali ed Autonomie, la compagna di partito Erika Stefani ed il vice ministro dell'Economia e delle Finanze, Massimo Garavaglia: «è chiaro che c'è tutto un percorso sicuramente non semplice - ha commentato la Spelgatti alla fine della riunione - comunque ne abbiamo parlato oggi con il ministro, dopodiché cercherò di prendere i contatti con gli altri Ministeri e porre la questione sul punto».

Due contenziosi aperti alla Corte costituzionale. Sulla questione, la Regione ha aperto due contenziosi presso la Corte costituzionale, il primo, lo scorso 26 febbraio, "per la declaratoria di illegittimità" contro la legge 205 del 27 dicembre 2017, che definisce il Bilancio di previsione dello Stato per il 2018 e che specifica, al comma 841 che "nelle more della definizione dei complessivi rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta che tenga conto, tra l'altro, delle sentenze della Corte costituzionale numero 77 del 2015 e numero 154 del 2017, gli accantonamenti a carico della regione Valle d'Aosta a titolo di concorso alla finanza pubblica sono ridotti di 45 milioni di euro per l'anno 2018, 100 milioni di euro per l'anno 2019 e 120 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020" ed il secondo "per conflitto di attribuzione" contro il decreto dello scorso 28 marzo del Ministero dell'economia e della finanze che definisce il "Riparto del contributo alla finanza pubblica tra le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano. Determinazione dell'accantonamento per l'anno 2018", entrambi affidati al professor Francesco Saverio Marini di Roma per totali 30.441,62 euro.

«La specialità della Regioni Autonome deve essere garantita dallo Stato». «Le Regioni a Statuto speciale sono un riconoscimento costituzionale - ha dichiarato la Stefani - nascono, diciamo, con la Costituzione, hanno delle caratteristiche che derivano da una loro storia, per cui la particolarità, la specialità di quelle Regioni è un tutela che deve garantire, ovviamente, lo Stato, in un'ottica di collaborazione con lo Stato medesimo e mai di contrapposizione».
«Quello di oggi è un primo segnale importante dell'attenzione e della sensibilità del nuovo Governo nazionale nei confronti delle Regioni e delle Autonomie territoriali - ha aggiunto Nicoletta Spelgatti, che sarà nuovamente a Roma il prossimo giovedì 19 luglio, per la prima riunione del "tavolo" - come ha sottolineato anche nell'incontro il ministro Erika Stefani, il Governo riconosce la particolarità e la necessità di tutelare il fondamento costituzionale delle Regioni Autonome, in una logica di collaborazione e di reciproco rispetto».

Presentata al ministro la proposta di autonomia da parte del Veneto. Durante l'incontro con i "governatori" italiani, al ministro Stefani, originaria della provincia di Vicenza, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, le ha trasmesso la proposta di legge delega per il riconoscimento dell'autonomia differenziata, in attuazione del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione: "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia - si legge nella carta costituzionale - possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali".
Il testo della proposta, elaborato da una specifica Commissione istituita dalla Giunta Veneta, dopo degli esiti del referendum regionale del 22 ottobre scorso: «disegna un innovativo percorso istituzionale - ha spiegato Zaia - che prevede la stipula di una intesa tra Governo e Regione per una legge delega che dettagli ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per tutte le ventitré materie previste dalla Costituzione».

Prevista una Commissione Paritetica simile a quella valdostana. La proposta inviata dal Veneto al Governo nazionale suggerisce anche un'ipotesi di legge delega, negli otto articoli il testo individua i principi di carattere generale, composizione e modalità della Commissione paritetica che dovrà predisporre i decreti legislativi e l'ambito di attribuzione di competenze nelle diverse materie, così come avviene già, seppur molto lentamente, con la Valle d'Aosta, per le diverse norme d'attuazione previste dallo Statuto speciale: «riteniamo la proposta veneta una buona base di partenza - ha sottolineato Erika Stefani - il prossimo mercoledì gli economisti, tributaristi e costituzionalisti della delegazione veneta e quelli del Ministero si incontreranno per un confronto. Sottolineo che il grande lavoro fin qui svolto è politicamente neutro ed apre ad una straordinaria fase che porterà il Paese verso l'autonomia differenziata come prevede la Costituzione. L'obiettivo che ci poniamo è quello che le Regioni possano esprimere al meglio le loro potenzialità per rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini».

ultimo aggiornamento: 
Giovedì 12 Luglio '18, h.21.05

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