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L'Arev ed il "Mouvement montagne" lanciano l'allarme sui ritardi dei pagamenti dei contributi all'agricoltura valdostana

comunicato stampa
Michel Celesia e Jean-Paul Chadel

"La "Politica agricola comune - Pac" dell'Unione europea prevede ormai da anni una serie di interventi nel settore dell'agricoltura che compensano parzialmente il disavanzo tra costi di produzione e ricavi aziendali. Questi cosiddetti "premi" sono in realtà un parziale rimborso per il servizio che l'agricoltore svolge a favore del territorio. Ragion per cui queste somme fanno parte del bilancio aziendale e, se per qualche motivo, estraneo all'azienda, non sono liquidate, l'agricoltore non riesce a far fronte ai suoi impegni economico-finanziari". Con queste parole, le associazioni "Arev" e "Mouvement Montagne" spiegano la logica con la quale funziona il "business" degli allevatori e degli agricoltori.



"La conservazione dell'ambiente è ancora una priorità?". "In questi giorni la situazione dei pagamenti sembra in evoluzione, tuttavia per il momento sono stati versati agli allevatori parzialmente le annualità 2015 e 2016 - prosegue la nota, distribuita in occasione di un'incontro con Jean-Paul Chadel e Michel Celesia - si aggiunga il fatto che numerosi allevatori non hanno percepito nulla, in quanto si sono verificate anomalie tra i sistemi informatici ed amministrativi che bloccano la liquidazione, in particolare, delle aziende più strutturate con grosse superfici, alpeggi, eccetera. Le misure che favoriscono gli investimenti stanno poi facendo notevole fatica ad entrare a regime.
Il settore zootecnico regionale si fonda su di un modello di allevamento ecocompatibile ed in perfetta armonia con il territorio, utilizzando metodi di allenamento e razze specifiche che seguono la stagionalità imposta dall'ambiente regionale tipicamente montano. Questo tipo di sfruttamento produce notevoli benefici ambientali, ma sicuramente limita la produttività. A questo punto è necessario chiarire se la conservazione dell'ambiente attraverso gli allevatori è ancora una priorità nelle scelte politiche di prospettiva"
.

"Un grande apparato burocratico intorno agli allevatori". "In caso contrario l'evoluzione organizzativa delle aziende terrà conto, non più di questi aspetti, ma esclusivamente di parametri economici - evidenziano ancora i due presidenti - trascurando sicuramente l'utilizzo di superfici difficili e razze poco produttive, con ovvie conseguenze di impatto sul territorio. Le conseguenze di questo nuovo scenario sarebbero rilevanti anche per altri aspetti: sociali, culturali e soprattutto, un pesante riflesso occupazionale sia per gli addetti nelle aziende agricole che per i numerosi impiegati che svolgono la loro attività nell'indirizzo e negli organi tecnici che ruotano intorno agli allevamenti. Ci riferiamo per esempio, ad Azienda Usl, agli uffici regionali, all'Area VdA, all'Arev, all'Anaborava, alle organizzazioni di categoria, agli Assessorati agricoltura e sanità, senza contare l'indotto generato dalla "filiera Fontina dop", Cooperativa, Consorzio, eccetera. Tutto questo impianto burocratico esiste perché esistono gli allevatori e le norme che regolano il settore agricolo".

"Gli interventi sono giustificati e fondamentali per la sussistenza del settore - concludono Chadel e Celesia - e non costituiscono un favore o una liberalità, ma sono un preciso e puntuale diritto del quale gli agricoltori devono beneficiare in quanto svolgono la loro attività".

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