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Legambiente chiede di approvare il Piano di adattamento al clima «mettendo tra le priorità i territori montani»

comunicato stampa
Il ghiacciaio del Planpincieux

«La notizia di un possibile rischio crollo per il ghiacciaio Planpincieux, sulle Grandes Jorasses, lungo il versante italiano del massiccio del Monte Bianco - dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di "Legambiente" - testimonia ancora una volta come i cambiamenti climatici stiano minacciando anche le montagne italiane, e indirettamente le comunità locali. In particolare lo scioglimento dei ghiacciai e la biodiversità a rischio sono il primo campanello di allarme di un problema che ha una portata internazionale e che deve essere affrontato in maniera sinergica da tutti gli stati del mondo, perché come ha ricordato Greta Thunberg non c'è davvero più tempo da perdere. Bisogna intervenire al più presto altrimenti rischiamo di perdere gran parte dei ghiacciai italiani, non dimentichiamo per altro che a causa del ritiro dei ghiacciai e dello scioglimento del permafrost, a quote comprese tra i 2.300 e 2.800 metri sul livello del mare, si sta aggravando il fenomeno dell'erosione. Per questo "Legambiente", in occasione dello sciopero mondiale per il clima, questo venerdì ha organizzato anche una serie di eventi ad alta quota proprio per far vedere in loco il precario stato di salute di salute dei ghiacciai e celebrare una veglia funebre. L'evento di punta sarà in Valle d'Aosta con la veglia funebre per il ghiacciaio del Lys».

«Per contrastare i cambiamenti climatici - aggiunge Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - è fondamentale approvare al più presto un ambizioso piano di adattamento ai cambiamenti climatici che abbia tra le sue priorità i territori montani, aree oggi molto fragili ma anche culle di storie ed esperienze virtuose. Inoltre è importante che vengano eliminati del tutto i sussidi alle fonti fossili che ammontano a circa 18 miliardi e che venga rivisto il termine della riduzione di tali sussidi anticipandolo dal 2040, data prevista nella bozza di decreto clima, al 2030, una data quest'ultima fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici. Tale riduzione, graduale e inesorabile, non deve però penalizzare le fasce sociali più deboli o le categorie produttive maggiormente in difficoltà, piuttosto deve ricadere sulle tasche di chi in questi decenni ha fatto bilanci miliardari come ad esempio le società petrolifere, quelle del carbone e del gas. Per questo chiediamo al Governo interventi concreti ed efficaci che mettano davvero al centro l'ambiente, dando risposte concrete ai tanti giovani che questa settimana scenderanno di nuovo nelle piazze di tutto il mondo sostenendo Greta Thunberg. E noi saremo con loro, pronti a sostenerli».