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L'inchiesta su Pasquale Longarini nata da una segnalazione in Procura dell'allora comandante dei Carabinieri Massimiliano Rocco

redazione 12vda.it
Il colonnello Massimiliano Rocco quando era alla guida dell'Arma della Valle d'Aosta

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Guido Salvini, ha assolto lo scorso 9 aprile, «perché il fatto non sussiste», l'ex procuratore della Repubblica di Aosta Pasquale Longarini, 59 anni, l'imprenditore aostano Sergio Barathier, 65 anni, ed il commerciante Gerardo Cuomo, 56 anni, dalle accuse di "dare e promettere indebitamente utilità" in favore di Cuomo ed, il solo Longarini, dI "favoreggiamento""rivelazione di segreto d'ufficio" nei confronti di Cuomo.
Le motivazioni, espresse in 39 pagine, sono state depositate il 21 giugno e sono riportate sotto e negli articoli successivi: Longarini era difeso dagli avvocati Claudio Soro di Aosta e da Anna Vittoria Chiusano di Torino, Sergio Barathier da Jacques Fosson di Aosta e Fulvio Francesco Simoni di Milano e Gerardo Cuomo da Maria Rita Bagalà di Lamezia Terme e Gilberto Lozzi di Torino, mentre la "persona offesa" era il Ministero della Giustizia.

Le accuse. Con richiesta di rinvio a giudizio in data 23 aprile 2018 Pasquale Longarini, Gerardo Cuomo e Sergio Barathier sono stati chiamati a rispondere del reato di cui all'artìcolo 319 quater codice penale, in quanto il primo, nella sua qualità di Pubblico ministero ad Aosta, in concorso con Gerardo Cuomo, titolare del "Caseificio Valdostano", avrebbe indotto Sergio Barathier a dare e promettere indebitamente utilità in favore di Cuomo consistite nelle forniture a quest'ultimo di prodotti del "Caseificio Valdostano" consistenti in ordini per circa 70-100mila euro. Per ottenere ciò Longarini avrebbe abusato delle sue qualità o di poteri di pubblico ufficiale in quanto titolare all'epoca di un procedimento penale a carico di Barathier per gravi reati.
Inoltre il solo Longarini era chiamato a rispondere dei reati di cui all'articolo 326 comma primo codice penale, e 378 codice penale aggravati ai sensi dell'articolo 61 numero 9 codice penale, in quanto nella medesima qualità avrebbe aiutato Gerardo Cuomo ad eludere le investigazioni condotte dalla "Direzione distrettuale antimafia" di Torino in materia di criminalità organizzata. In particolare Longarini. in violazione dei suoi doveri, avrebbe rivelato a Cuomo che questi era sottoposto ad intercettazioni telefoniche, informazione che Longarini aveva appreso dei Carabinieri di Aosta per ragioni del proprio ufficio essendo titolare di procedimenti collegati.
Si noti che la data in cui sarebbero stati commesso i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio è indicata nella richiesta di rinvio a giudizio come "aprile 2015", mentre nell'ordinanza di applicazione della misura cautelare è indicata come "gennaio 2016".

Tredici faldoni di materiale scarso o nullo per provare le accuse. Tutti gli imputati hanno chiesto che nei loro confronti si procedesse con rito abbreviato. Va premesso che il materiale che costituisce il fascicolo d'indagine è molto ampio ma buona parte di esso, sul piano quantitativo, è di scarso o nullo rilievo in relazione alla valutazione delle accuse che sono state contestate ai tre imputati. Il fascicolo consta infatti di tredici faldoni contenenti numerose intercettazioni ed accertamenti patrimoniali bancari su Longarini, Cuomo ed altri soggetti. Nessuno di tali accertamenti risulta tuttavia utile in relazione alla prova delle accuse mosse. Di conseguenza, e dei fini di una più facile comprensione di fatti, questi, ed in sostanza quelli di rilievo, possono essere affrontati seguendo l'esposizione contenuta nell'ordinanza con la quale il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano in data 26 gennaio 2017 aveva applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Longarini e Cuomo.

Il colonnello Rocco aveva segnalato Longarini alla Procura di Aosta. Innanzitutto il Gip ricorda che con nota del 30 marzo 2016 il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Torino aveva trasmesso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano una segnalazione con la quale veniva inoltrata una comunicazione del tenente colonnello Massimiliano Rocco, comandante del Gruppo dei Carabinieri di Aosta, concernente il dottor Pasquale Longarini, sostituto Procuratore della Repubblica in quella città. Si tratta di una comunicazione al Procuratore della Repubblica di quel centro cittadino, priva di data e protocollata in data 16 febbraio 2016 con protocollo riservato.
L'ufficiale dell'Arma in particolare segnalava che, nell'ambito di un'indagine condotta sotto la direzione della "Direzione distrettuale antimafia" di Torino in merito alla presenza di esponenti di un gruppo criminale 'ndranghetista nella regione Val d'Aosta (specificamente composto da esponenti del clan Nirta, originario di San Luca in provincia di Reggio Calabria), era emerso quale soggetto di interesse investigativo anche il noto imprenditore locale Gerardo Cuomo, titolare della ditta "Caseificio Valdostano". Questi, in occasione di vari servizi di osservazione, era stato visto incontrare presso la sua azienda Giuseppe Nirta, già condannato, tra l'altro, per reati in materia di stupefacenti, già domiciliato in Spagna, nonché dominus effettivo della ditta spagnola "Flos Florum sl", con la quale il "Caseificio Valdostano" aveva intrapreso rapporti commerciali.

Longarini aveva informato i Carabinieri dei suoi rapporti con Cuomo. Previo accordo con il Pubblico ministero distrettuale titolare di tali indagini, dottor Stefano Castellani, il comandante del Reparto operativo, colonello Samuele Sighinolfi, aveva informato dell'indagine il dottor Longarini che aveva la delega per i reati contro la Pubblica amministrazione, in quanto dalle attività di intercettazione svolte erano emersi nei confronti di politici locali indizi di reato di abuso d'ufficio ed induzione indebita di competenza circondariale, per i quali, quindi, sarebbero stati, in prospettiva, incardinati presso la Procura di Aosta procedimenti penali e assegnati allo stesso Longarini.
In questo contesto, che nella nota è collocato all'inizio di gennaio 2016, il colonnello Sighinolfi aveva incontrato il dottor Longarini per informarlo degli sviluppi dell'indagine torinese e aveva fatto il nome, tra i soggetti coinvolti, di Gerardo Cuomo, suscitando l'esplicito stupore del magistrato, che aveva riferito all'ufficiale dei suoi forti rapporti di amicizia personale con l'imprenditore.


(1 - continua)