Scoperta un'organizzazione mafiosa che riciclava denaro sporco al Casinò di Saint-Vincent

Angelo Musumarra

Giocatori all'interno del 'Casinò de la Vallée''Cosa Nostra' avrebbe usato, tra il 2001 ed il 2005, il 'Casinò de la Vallée' per riciclare denaro sporco proveniente da estorsioni e da traffici illeciti. E' quanto emerso dall'operazione 'Saint-Vincent', condotta dalla 'Direzione investigativa antimafia' della Questura di Palermo ha portato all'arresto, nella notte tra lunedì 25 e martedì 26 settembre, di tredici persone che lavoravano per i boss di Villabate, località a pochi chilometri dal capoluogo siciliano: «guardiamo con attenzione agli sviluppi della vicenda - ha dichiarato Luciano Caveri, presidente della Regione, che all'interno del CdA del Casinò rappresenta il 99 per cento della proprietà, mentre il restante uno per cento è del Comune di Saint-Vincent - siamo confortati dal fatto che la Casa da Gioco, risulta estranea all'attività di riciclaggio. Se richiesta, sarà massima la nostra collaborazione, come Regione, a supporto degli inquirenti».

Nell'indagine sono stati coinvolti due dipendenti della Casa da Gioco, Renato Pan, di Aosta, recentemente pensionato, e Leo Duroux, di Saint-Vincent, responsabile della 'Cassa Assegni', servizio dove, alla clientela che lo richiede e che viene autorizzata, viene offerta la possibilità di acquistare fiches negoziando titoli di credito: «sono appena tornato dalla ferie - racconta Duroux - e non ne sapevo nulla. E' stato mio figlio ad informarmi. Parlerò subito in Azienda per chiarire la mia posizione».
Moreno Martini, presidente del Consiglio d'amministrazione di 'Casino de la Vallée SpA'Sulla base da quanto dichiarato da dal procuratore aggiunto della 'Direzione distrettuale antimafia' di Palermo Giuseppe Pignatone e dai pubblici ministeri Maurizio De Lucia e Ambrogio Cartosio il meccanismo usato dai giocatori siciliani permetteva loro di ottenere delle 'fiches' versando assegni appartenenti ad altre persone, preferibilmente vittime di usura o prestanome dei boss, poi, non potendo nuovamente cambiare le fiches in denaro, così come prevedono le norme antiriciclaggio, le cedevano ad altri giocatori incassando da questi denaro liquido 'pulito' e andavano via, a volte anche senza giocare.
Il presidente del Consiglio di amministrazione della Casa da Gioco, Moreno Martini, ha subito disposto, nella mattinata di martedì 26 settembre, un audit interna, coordinata dalle 'Funzioni aziendali responsabili', per effettuare tutte le necessarie verifiche in ordine alle presenze e all'attività di gioco degli arrestati: «degli illeciti sono stati commessi nei confronti della Casa da gioco di Saint-Vincent di cui emerge la totale estraneità - spiega il direttore delle comunicazioni del Casinò, Marco Fiore - questa è un'indagine complessa, dai risvolti particolarmente delicati. Il vertice aziendale conferma la massima disponibilità nei confronti degli Inquirenti per ogni eventuale ulteriore verifica si ritenesse necessaria rispetto ai dati disponibili presso i propri uffici. Disponibilità peraltro sempre manifestata in passato e che è consuetudine assicurare per il 'Casinò de la Vallée' di Saint-Vincent a tutte le Forze di Polizia e alla Magistratura».
Panoramica all'interno della Casa da gioco valdostanaA dare una svolta alle indagini sono state sia le intercettazioni ambientali sia la collaborazione del pentito Francesco Campanella, ex Presidente del Consiglio comunale di Villabate, che quattro anni fa falsificò la carta di identità del boss mafioso Bernardo Provenzano per consentirgli di recarsi a Marsiglia per essere operato alla prostata. Il giro d'affari scoperto dalla 'Dia' ammontava a decine di milioni di euro, soldi movimentati da 'insospettabili', quasi sempre disoccupati, nullatenenti o nullafacenti: una coppia con un reddito minimo ha movimentato due milioni di euro fino al 2002 e altrettanti fino al 2004 mentre un disoccupato ha movimentato un milione e 195mila euro nel 2003 e quasi un milione di euro nel 2004. L'indagine era partita nel 2001 da una segnalazione dell'Ufficio Italiano Cambi', riguardante un versamento sospetto, da 40 milioni di lire, effettuato in una banca di Saint-Vincent da un palermitano dal reddito molto modesto, Giuseppe Morreale, 59 anni, uno dei tredici arrestati, fratello di due presunti mafiosi. L'inchiesta consentì di scoprire che Morreale era al centro di un giro di usura e di gioco d'azzardo, insieme ai 'guardaspalle' di Provenzano Nicola Mandalà ed Ezio Fontana, considerati ottimi clienti della Casa da Gioco valdostana. Campanella, collaborando con gli inquirenti, aveva evidenziato l'esistenza di un rapporto con Michele Maiorana, 59 anni, originario di Trapani, 'porteur', procacciatore di clienti, professionista esterno al 'Casinò De La Vallée', anch'egli arrestato, che aveva accreditato, fra gli altri, anche Mandalà: «l'avevo visto cambiare 50mila euro di fiches in contanti - ha spiegato il pentito agli agenti palermitani - operazione che non sarebbe potuta fare ed infatti il cassiere nicchiò. Maiorana allora gli schiacciò l'occhio e Mandalà gli passò o duecento o trecento euro di mancia e il cassiere diede i 50mila in contanti». In teoria, a Mandalà, che aveva vinto, sarebbero dovuti tornare gli assegni che egli stesso aveva depositato all'ingresso in casa da gioco, ma quello, a detta degli inquirenti, era denaro sporco da ripulire. La norma antiriciclaggio prevede che non si possano cambiare, né contanti, né fiches oltre i 12mila e 500 euro: una volta avvertiti delle normative di legge, i dipendenti della Casa da Gioco sono considerati responsabili dei propri atti. Mandalà è stato arrestato l'anno scorso come fiancheggiatore di Provenzano e, da quanto si dice all'interno della Casa da Gioco, non è stato più visto a Saint-Vincent già dall'inizio del 2005.
Via Marconi, la strada che porta alla Casa da Gioco di Saint-VincentMaiorana era invece pagato a provvigione dalla Casa da Gioco ed ha sempre denunciato, con la sua società la 'Player's Service' volumi d'affari notevoli, superando, dal 2000 il miliardo di lire «tramite questo palermitano - racconta ancora il collaboratore di giustizia - a Mandalà avevano fatto un fido in bianco senza nessuna fidejussione, di cambio assegni credo per 100mila euro. Lui sostanzialmente arrivava lì con l'assegno da 30mila euro e quelli gli davano fiches con cui giocare, se poi vinceva non si faceva restituire l'assegno, perché in questo caso il suo amico perdeva la provvigione, e quindi andava alla cassa del Casinò e si faceva scambiare anche cinquantamila, ottantamila o centomila euro in contanti, in 'carta moneta' da 500 euro, cosa che il Casinò non potrebbe fare per via della normativa antiriciclaggio. Siccome regalava cinquecento o mille euro al cassiere, praticamente otteneva il cambio delle fiches». Se il giocatore presentato da Maiorana perde, osservano gli investigatori, la percentuale che tocca al procacciatore di clienti aumenta, e Mandalà risultava sempre, formalmente, un giocatore perdente, trattato con tutti i riguardi: «eravamo trattati come se fossimo i padroni del Casinò - ha dichiarato ancora Campanella - grazie alla 'carta oro' rilasciata dalla direzione, in qualsiasi ristorante andavamo non pagavamo nulla ed avevamo la suite».
«Per quanto riguarda gli arrestati
- aggiunge Marco Fiore - si tratta di giocatori che hanno frequentato con assiduità le sale giochi e ai quali, per le loro caratteristiche di gioco, è stata concessa ospitalità a Saint-Vincent e servizi di trasporto gratuiti come di prassi avviene per giocatori con alta capacità di spesa. Il Signor Michele Maiorana, al contrario, è un libero professionista la cui attività consiste nel segnalare clienti al Casinò, attività per la quale percepisce compensi regolamentati da apposti accordi contrattuali. Il suo rapporto di collaborazione con il Casinò ha avuto inizio nel 1996».
Francesco Messineo, Procuratore Capo di PalermoOltre a Giuseppe Morreale ed a Michele Maiorana, le tredici persone arrestate sulla base delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Vincenzina Massa giudice per le indagini del tribunale di Palermo, con le accuse, a vario titolo, di riciclaggio aggravato, concorso esterno in associazione mafiosa, usura e violazione delle normative antiriciclaggio, sono Angela Correra, 46 anni, Veronica Morreale, 26 anni (rispettivamente moglie e figlia di Morreale) Antonino Carra, 47 anni, Giuseppe Citarda, 39 anni, Antonino Di Maio, 62 anni, Carlo Fallucca, 47 anni, Maurizio Tafuri, 47 anni, Giuseppe Vassallo, 63 anni, Rosario Napoli, 36 anni, tutti di Palermo, Salvatore Ala, 75 anni, originario di Roma e Pietro Anzalone, 46 anni, di Ventimiglia di Sicilia, località del palermitano. I giudici hanno ordinato anche il sequestro di conti correnti, di denaro liquido, di automobili di grossa cilindrata.
La Casa da Gioco valdostana è risultata, come struttura, estranea al reimpiego del denaro di provenienza illecita: alcuni dirigenti, a partire dal 2004, hanno adottato contromisure per evitare che il riciclaggio continuasse, collaborando con gli inquirenti. Ma, come è emerso dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, nel corso dell'indagine sono emerse presunte complicità e connivenze a vari livelli, dai cassieri che avrebbero violato le normative antiriciclaggio in cambio di cospicue mance, ai dirigenti che avrebbero dato consigli ai danarosi clienti isolani, che avrebbero cercato di conservare a dispetto dei sospetti che andavano emergendo: «i boss mafiosi accumulano veri e propri capitali illeciti grazie all'usura, le estorsioni e la droga - spiega Francesco Messineo, Procuratore Capo del Tribunale di Palermo - ma poi, spesso, non sanno come reinvestire le somme e 'pulirle' per rientrane in possesso. Da qui la ricerca spasmodica di canali preferibilmemnte al sicuro da indagini dell'autorità giudiziaria'. Il gioco d'azzardo, potrebbe rappresentare una delle aree sicure in cui muoversi per il ricilaggio. Complessivamente abbiamo scoperto un giro d'affari di circa cinque milioni di euro, ottenuto grazie al riciclaggio di denaro sporco 'lavato' al Casinò di Saint-Vincent, all'insaputa della casa da gioco».