Ricordata ad Aosta l'impresa di Giovanni Bassanesi, in attesa di intitolargli una via ad Aosta

Elena Meynet

Gino Nebiolo, autore del libroIl giornalista Gino Nebiolo, già corrispondente della 'Stampa', del 'Giorno' e della 'Rai' è l'autore del libro 'L'uomo che sfidò Mussolini dal cielo. Vita e morte di Giovanni Bassanesi', pubblicato dall'editore 'Rubettino'. Il volume racconta la vita e le imprese del pilota valdostano, 'enfant prodige', che aveva terminato gli studi magistrali a soli diciassette anni e faceva ben sperare per l'azienda di famiglia, il laboratorio di fotografo del padre, in via Festaz ad Aosta. Invece il fascismo lo trova contrario ed all'età di ventidue anni, decide di lasciare la Valle d'Aosta per riparare a Parigi, dove, per due anni, fa letteralmente la fame mettendo da parte ogni centesimo.
La sua storia è racchiusa nei diari che la moglie Camilla conserverà gelosamente per anni, quasi un segreto militare. Bassanesi a Parigi conosce personaggi autorevoli e facoltosi: lui è già presidente della 'Lega italiana dei diritti dell'uomo - Lidu' e si avvicina al movimento di 'Giustizia e libertà - Gl' con i cui capi Alberto Tarchiani e Carlo Rosselli e l'aiuto di alcuni socialisti ticinesi progetta la grande impresa, un volo su Milano per lanciare non bombe ma volantini.

Vercesi, Caveri e NebioloI 'messaggi volanti' sono già una sua caratteristica: nel 1928 allo Châtelet si tiene la prima dell'opera di Mascagni 'Petit Marat' e Bassanesi si organizza contro il compositore che lui considera «un intellettuale 'double face', rivoluzionario nelle opere liriche e fascista nella vita». Sugli acuti del tenore piovono così volantini che inneggiano contro la 'tyrannie fasciste'. L'episodio è quasi un'anticipazione della grande impresa del luglio 1930: aiutato da Rosselli, in pochi giorni prende il brevetto di pilota e raggiunge il Ticino. Qui, parte da Lodrino con Gioachino Dolci su un piccolo aereo 'Farman', pagato da Rosselli ma strategicamente ancora intestato al vecchio proprietario, e sorvola il Gottardo e su Milano lasciano cadere 150mila volantini antifascisti stampati di notte in una tipografia di Lugano con l'invito a 'Insorgere' ed a 'Risorgere'.
Un pacco intero passa attraverso un lucernario e quasi travolge il proprietario di una fabbrica, che prende i volantini e li porta in Questura. Benito Mussolini trasecola e Bassanesi viene processato per aver sorvolato il passo senza autorizzazioni, ma Rosselli riesce a far diventare il processo una mossa antifascista: «questo libro vuole stimolare a tornare a parlare di Bassanesi – racconta Nebiolo – è dovuto a Tarchiani, che quasi per caso mi consegnò il suo testamento, con la promessa di realizzarne un programma per i servizi culturali della Rai. Non mi fu possibile realizzarlo, ma riuscii alla fine a contattare la famiglia e ricostruire la storia di questo uomo straordinario attraverso documenti e fotografie. Bassanesi è un pacifico, potremmo definirlo un 'Gandhi antifascista'».
Michelle Bassanesi alla presentazione del libroCome un segno del destino, anche la nipote di Giovanni Bassanesi è diventata pilota, come il nonno: «è successo prima di sapere la sua storia – racconta Michelle, che ha da poco terminato corsi specifici in America e a Londra – sentire ora ricordare il nonno con tanto affetto mi riempie di commozione, nonna Camilla sarebbe stata sicuramente contenta. Noi abbiamo cercato di dare una mano a Gino Nebiolo, raccogliendo tutti i dati e le fotografie che ci è stato possibile recuperare».
Bassanesi lascia il segno su Aosta, ora a distanza di tanti anni: «tra i documenti emerge che il pilota fu portato in carcere negli stessi giorni in cui c'era anche Chanoux – aggiunge il presidente della regione, Luciano Caveriuna testimonianza che contraddice quella del medico, che negava che Chanoux fosse stato torturato così come poi fece mandare in manicomio Bassanesi. Sarebbe bello poter trovare un aereo 'Farmer' come il suo per ricordarlo anche nel nuovo aeroporto». Sergio Musumeci, che ha sostenuto la presentazione del libro ad Aosta, che si è tenuta lunedì 10 settembre, ha suggerito al sindaco di intitolare all'aostano dimenticato una via della città: «la risposta spetta al consiglio comunale - risponde Guido Grimod - ed io presenterò volentieri questa proposta».

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