Nessun futuro per la 'Zincocelere' di Pont-St-Martin: si lavora a Cavaglià finchè dura

redazione 12vda

Lo stabilimento con l'insegna '>Zincocelere', dove la 'Cst.net' di Silvano Botti produce circuiti stampati, verrà presto chiuso. L'imprenditore piemontese ha confermato, nel pomeriggio di mercoledì 24 novembre, in un incontro con i sindacati e l'assessore regionale alle attività produttive, Piero Ferraris, l'intenzione di trasferire la produzione di Pont-Saint-Martin a Cavaglià e quanto prima inizierà a trasportare le attrezzature più importanti nello stabilimento del Canavese: le prospettive non sono per niente buone - spiega il sindacalista Vincenzo Albanese della 'Cisl' - la chiusura di 'Zincocelere' è dietro l’angolo. Per il momento cerchiamo di trovare soluzioni che permettano ai lavoratori di utilizzare al meglio tutti gli ammortizzatori sociali, ma la situazione è veramente complessa».

«Ci sono una settantina di lavoratori della 'Zincocelere' ante Botti che sono in cassa integrazione straordinaria dal mese di febbraio di quest’anno - prosegue ancora Albanese - ai quali era stato assicurato il rientro in fabbrica e che invece resteranno in 'cassa integrazione' fino a febbraio 2005 e poi chissà. Ci sono poi i cinquantuno dipendenti della 'nuova Zincocelere' che hanno contratti a tempo determinato e di altri a tempo indeterminato ai quali si cercherà di fare avere la copertura degli ammortizzatori sociali». Comunque sia non ci sono buone prospettive neanche per lo stabilimento di Cavaglià: «su questo versante è meglio non sperare - aggiunge il sindacalista - non vediamo buone prospettive future neppure per lo stabilimento canavesano. Dei trecentoquaranta dipendenti, un centinaio è già in cassa integrazione e poco più di duecento stanno lavorando ancora, ma non sappiamo fino a quando, tenuto conto che la proprietà continua a lamentare le difficoltà di un mercato nel quale è piombata aggressivamente la Cina».A Pont-Saint-Martin l'atmosfera tra le maestranze è pesante: «siamo sconcertati - dicono gli operai - la proprietà ci sta trattando in modo vergognoso. Non ci dicono nulla sul futuro nostro e dello stabilimento. La situazione ci appare tragica e senza molte vie di uscita»
. «Con questo imprenditore si sono persi sei mesi
- conferma Bruno Albertinelli della 'Cgil' - con la chiusura dello stabilimento di Pont-Saint-Martin bisognerà cercare di riconquistare, per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e per quelli a tempo determinato, gli ammortizzatori sociali». Anche l'assessore Ferraris si sente preso in giro da Silvano Botti: «ci troviamo davanti a un gruppo che ha sconfessato il piano che aveva presentato a giugno - ha spiegato - hanno scoperto oggi che esiste la concorrenza della Cina. Difficile pensare che la Regione possa impegnarsi finanziariamente con questo tipo di imprenditori. Quello che avanza in questi tempi è il rischio di una desertificazione industriale e il nostro paese, perdendo le grandi imprese, ha perso la capacità di fare ricerca».
Con il precipitare degli ultimi eventi, il panorama industriale della Valle d'Aosta, evidenzia una crisi tutt'altro che passeggera: all'inizio del 2004 la 'Feletti', storica industria dolciaria di Pont-Saint-Martin è stata dichiarata fallita, seguita poi dalla 'Elelys', che operava nell'indotto automobilistico, quindi quello della 'Fia' che produceva caschi e della 'Asteva', anch'essa impegnata nel settore auto. Hanno invece lasciato la Valle la 'Bertolini' di Champdepraz, la 'Tecnosystem' di Donnas e la'Napapijri' di Quart, mentre la 'Tecdis' di Chatillôn, stabilimento che produce display a cristalli liquidi, ricorre, per mancanza di liquidità, alla 'cassa integrazione' per circa centoventi dipendenti.

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